Appena lo scorso 31 ottobre i revisori dei conti del comune di Catania avevano lanciato l’allarme sullo stato gravemente compromesso dell’iter di approvazione del bilancio preventivo 2016. Adesso esprimono il solito “parere favorevole vincolato”. E la barca va…

I pronunciamenti del collegio dei revisori dei conti del comune di Catania sono spesso dei veri e propri capolavori di equilibrismo logico: partono da premesse decisamente negative per poi giungere ad esiti palesemente in contraddizione con quanto rilevato appena poche righe: “parere favorevole, ma…”.

In questi giorni, gli ultimi dell’anno,  gli uffici finanziari del comune entrano in fibrillazione perché, come al solito, sta per scadere il termine per l’approvazione del bilancio “preventivo” relativo all’anno che sta per finire.

Approvare un bilancio preventivo quando è ormai di fatto consolidato il risultato di gestione è una prassi ormai consueta delle amministrazioni catanesi e rischia di provocare ingentissimi danni, considerato che gran parte delle spese effettuate ricadono tutte nell’alveo della illegittimità che prima o poi dovrà essere sanzionata da quella Corte dei Conti che sino ad oggi si è limitata a non più che qualche letterina di rimbrotto, di fatto omettendo quell’efficace intervento prescritto dalla legge.

L’approvazione del bilancio preventivo richiede alcuni passaggi propedeutici alla sua approvazione definitiva da parte del Consiglio Comunale, che alla fine, come accaduto l’anno scorso, è chiamato a darla l’ultimo momento utile senza neanche avere la possibilità di leggerlo, ma assumendone singolarmente ogni consigliere la piena responsabilità.

Il primo passaggio riguarda l’approvazione del bilancio da parte della giunta in carica, e già in questo caso abbiamo registrato i primi pasticci che hanno costretto l’amministrazione ad una nuova delibera in quanto gli allegati alla deliberazione erano clamorosamente errati.

Successivamente la delibera, con i suoi allegati, passa al Collegio dei Revisori dei Conti, i quali sono tenuti, e pagati, per esprimere il loro parere che, per legge, deve essere “chiaro, motivato e veritiero”,

Di pareri del Collegio ne abbiamo pubblicati diversi e sono spesso preceduti da note rivolte all’amministrazione in cui lamentano l’assenza di documenti essenziali alla formulazione del loro parere obbligatorio, salvo poi approvare comunque gli atti sottoposti.

Un caso emblematico riguarda la delibera di “approvazione elenco immobili di proprietà comunale suscettibili di dismissione e valorizzazione per l’anno 2016 ed il trennio 2016/2018 – Integrazione.”

Si tratta di un documento fondamentale, tra l’altro parte essenziale e consistente del Piano di riequilibrio finanziario che, pur ancora non approvato dalla Corte dei Conti, sta consentendo all’amministrazione di sopravvivere alla dichiarazione di dissesto che in molti già ritengono più che doverosa. Ma su questo e sulle relative responsabilità si vedrà a breve.

Tornando ai revisori dei conti, il 23 novembre Fabio Sciuto, presidente, ed i componenti Francesco Battaglia e Massimiliano Lo Certo, partendo dalla premessa che “si evidenzia che la proposta in oggetto non contiene apposita valorizzazione degli immobili così come richiesto dal medesimo oggetto ma allega un mero elenco di immobili senza la relativa valorizzazione“,  esprimono incomprensibilmente il loro “parere favorevole“. 

Segnaliamo che nel testo della nota l’espressione “parere favorevole” è proprio in neretto, forse proprio ad esclusivo uso di chi non ha interesse, volontà o capacità di leggere testi più lunghi di due righe!

Ora, su cosa hanno espresso questo “parere favorevole” i signori revisori?

L’aspetto inquietante, si badi, è che dal punto di vista formale il parere pur così espresso e o chiaramente illegittimo, viene acquisito agli atti e quindi consente il proseguimento dell’iter di approvazione del bilancio.

In realtà, mancando dei requisiti essenziali, i revisori avrebbero dovuto dichiarare irricevibile quella documentazione e non esprimere alcun parere.

L’escamotage risiede nelle “raccomandazioni” contenute nella relazione con le quali gli estensori ritengono di poter superare le responsabilità loro assegnate dalla legge in ordine ai controlli che sono tenuti ad eseguire, (e ci torneremo a breve): scrivono infatti che “il collegio pur essendo favorevole alla proposta (appunto in neretto, ndr) in oggetto vincola le attività in delibera all’attuazione di quanto previsto all’art.58 d.l. n.112/2008 …nonché all’attivazione di un idoneo piano di valorizzazione che dovrà essere certificato da organismi statali.” 

E ancora: “Inoltre dovrà indicarsi un crono-programma, a cura dell’Amministrazione, delle attività legate alle dismissioni che dovranno avere coincidenza con l’attuale piano di riequilibrio e la sua rimoludazione eseguita in data 30/9/16, poiché l’introito atteso dalle dismissioni dovrà interamente soddisfare gli equilibri di bilancio di cui all’art. 193 del Tuel.”

Ora, ribadiamo la domanda: a cosa sarebbero “favorevoli” i dottori Sciuto, Battaglia e Lo Certo?

Ma è davvero pensabile che la nona città d’Italia possa ancora essere amministrata in questo modo?

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