Continuano, e chissà sino a quando e fino a dove, gli effetti dell’indagine “Garbage Affaire” che ha travolto i vertici dell’amministrazione Bianco con l’arresto e interdizione di alcuni dei più stretti collaboratori dell’ex sindaco. Questa mattina la DIA al comando del dirigente Renato Panvino ha sequestrato tutte le quote delle società ECO.CAR e IPI che gestiscono, grazie a continue proroghe, il lucrosissimo servizio dei rifiuti per conto del comune di Catania la cui amministrazione ormai scaduta ha persino omesso l’applicazione di sanzioni per milioni di euro.


Nel mese di marzo la D.I.A. diede esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari nei confronti di funzionari del Comune di Catania (con ruolo apicale in seno al Settore Ecologia e Ambiente e Ragioneria Generale Provveditorato ed Economato) ed imprenditori titolari delle suddette società che si occupavano della raccolta dei rifiuti, ritenuti responsabili dei reati di Turbata libertà degli incanti in concorso, Corruzione e Istigazione alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio in concorso.

Il Tribunale del Riesame, accogliendo l’appello proposto  dalla Procura della Repubblica di Catania avverso l’ordinanza di rigetto emessa dal G.I.P. di Catania in data 12 marzo 2018, ha ritenuto che sussistessero le esigenze cautelari che giustificavano il sequestro preventivo di tutte le quote societarie delle aziende che avevano appalti per milioni di euro, ed in particolare di quello di Catania del valore stimato di 350 milioni di euro, direttamente coinvolte nei reati di turbativa d’asta e corruzione.

Sostanzialmente, il collegio ha accolto il ricorso per le quote sociali riferite alla ECO.CAR. S.r.l.e alla I.P.I. S.r.l., in considerazione della proclività a delinquere manifestata da Deodati Antonio.

Con il medesimo provvedimento è stato altresì nominato un custode giudiziario e sono stati mantenuti i poteri di amministrazione in capo ai commissari prefettizi sulle società de quibus già colpite da provvedimento interdittivo.