L’indagine che coinvolge il sindaco di Catania Enzo Bianco e quattro dirigenti, due ex capo di gabinetto e due ex direttori del personale del Comune di Catania, accusati di abuso d’ufficio per aver allontanato il  capo ufficio stampa Nuccio Molino, ha fatto scalpore nel capoluogo etneo ed è giunta alla ribalta nazionale per via di un articolo del “Fatto Quotidiano” a firma di Giuseppe Lo Bianco. Sudpress nei mesi scorsi ha seguito la causa che Molino ha in corso al Tribunale del Lavoro di Catania, con sentenza fissata per il prossimo 21 dicembre. Sugli sviluppi della vicenda abbiamo sentito il legale del giornalista, “parte lesa” nell’inchiesta della Procura della Repubblica, l’avvocato Sergio Cosentino

Quando avete saputo dell’indagine sul sindaco Bianco e sui quattro dirigenti del Comune?

Sapevamo che c’era un’inchiesta in corso da parte della Procura di Catania perché il dottore Molino sei mesi fa è stato sentito come persona informata sui fatti, ma non  sappiamo quale sia stato l’elemento che ha convinto la Procura ad aprire l’indagine. La vicenda è nota a tutti perché ha avuto una grande risonanza mediatica e un interesse trasversale in ambito cittadino.

Cosa hanno chiesto i magistrati a Nuccio Molino e lui cos’ha risposto?

Io assisto il dottore Molino nella sezione lavoro del Tribunale e il suo colloquio con i magistrati è ovviamente coperto dal segreto istruttorio. Non so dunque quali siano le informazioni che lui ha fornito e la documentazione che ha consegnato, ma immagino sia la stessa che abbiamo prodotto al giudice del lavoro.

Con che animo adesso attendete la sentenza al Tribunale del Lavoro alla luce di questa inchiesta penale?

Abbiamo tanta ansia per l’esito della vicenda ma siamo fiduciosi perché pensiamo di aver fornito tanti documenti utili a provare che il dottor Molino è stato in questi anni non solo demansionato ma praticamente osteggiato e costretto a non fare nulla, mentre al posto suo ci sono persone che non hanno titolo a ricoprire il ruolo o lo svolgono abusivamente.

Da quanti anni Nuccio Molino è al Comune di Catania e c’erano prima di lui dei coordinatori comunali?

Il dottore Molino nel dicembre 2002 è transitato al Comune di Catania dal Comune di Gravina per mobilità, come spesso accade tra diverse amministrazioni per il personale di ruolo. In quell’Ente aveva vinto una selezione pubblica per avere un profilo riconducibile al contratto giornalistico. Essendo anche laureato e in possesso dei titoli culturali e professionali necessari sia al Comune di Gravina che in quello di Catania ha avuto anche ruoli apicali come quello di Capo Ufficio Stampa e per ultimo quello di Alta professionalità,  anche quest’ultimo con procedura di evidenza pubblica e sempre nell’ambito dell’ufficio stampa, per svolgere il servizio di informazione e comunicazione istituzionale nel Comune di Catania.

C’erano altri coordinatori, prima di lui?

Che io sappia, dalla ricostruzione e dalle carte, quando è transitato dal Comune di Gravina lui è stato  nominato capo ufficio stampa già nei primi mesi del 2003 contestualmente alla costituzione formale dell’ufficio avvenuta con delibera di Giunta Municipale ai sensi della vigente legge 150/2000. Un provvedimento vigente perchè mai revocato. Poi altri giornalisti hanno lavorato all’ufficio stampa del comune sia come esterni, sia come interni, con contratti di lavoro di cui non conosco bene i contenuti.

Il Comune di Catania ha diffuso un comunicato in cui si dice che Molino non è stato demansionato: come stanno allora le cose?

Il dottore Molino è stato oggettivamente trattato come un pregiato soprammobile messo di canto e quasi fastidioso da tenere in casa, che però devi esibire perché è un regalo importante. E’ un paradosso che il comunicato stampa di ieri, così come tanti altri che contengono tante imprecisioni -definiamole così- venga diramato dall’ufficio stampa; lo stesso che formalmente lui oggi dovrebbe dirigere e che, secondo il Comune, continua a fare visto che incredibilmente vine affermato, non si bene da chi, che egli “non è stato demansionato”. La realtà è ben altra: il dott. Molino è stato sballottato da un ufficio all’altro come una pallina da flipper, senza mai una collocazione fissa e senza affidargli un incarico corrispondente al suo inquadramento giuridico. E’ stato lasciato irresponsabilmente in uno stato di inattività e svuotato dalle sue mansioni impedendogli, di fatto, lo svolgimento dell’attività giornalistica.

Chi svolge allora le veci di Molino nell’ufficio stampa secondo quanto vi risulta?

L’Amministrazione si avvale dell’attività della dipendente signora Pavano ma poi, all’interno degli uffici comunali, non è un mistero, operano due giornalisti che non si capisce quale collegamento abbiano con l’amministrazione comunale. Alcuni li hanno definiti “portavoce personali”; il sindaco Bianco ha cercato di dare loro una collocazione con escamotages vari su cui è meglio sorvolare. In tutti i casi non si tratta di incarichi che hanno connessione con il Comune di Catania e non giustificano in alcun modo la loro presenza e la loro attività all’interno del Comune, di cui spesso assumono persino la titolarità di rappresentare all’esterno!

Nel comunicato del Comune, ad onor di cronaca, i trasferimenti di Nuccio Molino vengono definiti “atti di normale amministrazione e micorganizzazione interna” mentre il diretto interessato li ha sempre chiamati “umiliazione”. Fatto sta che gli indagati, due ex capo di gabinetto, Massimo Rosso e Beppe Spampinato e due ex direttori del personale, Valerio Ferlito e Roberto Politano, hanno firmato diversi provvedimenti. Così il capo ufficio stampa, dalla direzione Sport del Comune, passa all’Ufficio Relazioni con il Pubblico e quindi, nel 2017 alla direzione Politiche Comunitarie.

Nell’articolo de “Il Fatto quotidiano” si evidenzia come questa sia “la prima volta in cui una Procura interviene a tutela dell’indipendenza dell’informazione istituzionale”.

E dire che il sindaco Bianco, come riportato nello stesso articolo, non più tardi di un anno fa, in qualità di presidente del consiglio nazionale dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni d’Italia), si era scagliato contro la Legge Severino e “gli ambiti dilatati oltre ogni misura” dell’abuso d’ufficio. Bene, adesso è lui ad essere finito nella rete del “concorso in abuso d’ufficio” come “concorrente morale nella veste di istigatore del disegno criminoso volto all’effettivo demansionamento e all’allontanamento di Sebastiano Molino dall’ufficio stampa del Comune”.