Malgrado le pesanti accuse a lui e al padre da parte della Procura, di compravendita di voti alla scorsa tornata elettorale regionale, il consigliere comunale Pellegrino non fa marcia indietro e con un comunicato annuncia di volersi candidare lo stesso: “Riconosco rigore e serietà nella magistratura che confermerà la mia estraneità ai fatti” afferma

“Resto a disposizione dei magistrati – prosegue Pellegrino – per fornire ogni chiarimento sui fatti contestatemi, in merito ai quali non aggiungo altro per l’elementare doveroso rispetto per il lavoro che sta svolgendo all’autorità giudiziaria. Sono sereno e tranquillo perché certo che tutto sarà chiarito rispetto a questioni con le quali non c’entro assolutamente. Per questa ragione proseguirò l’ impegno ormai decennale a favore della mia città. Dunque, non mi ritiro e resto candidato a sindaco della lista Civica ‘Un cuore per Catania’.

Subito dopo le festività Pasquali -continua- riprenderò con ancor più determinazione e convinzione la campagna elettorale tra i catanesi e per i catanesi. Avrò così modo di spiegare ai cittadini, che potranno così giudicarmi. Mi auguro infine che si ponga termine ad attacchi politici e personali strumentali, in alcuni casi anche violenti, al di fuori di ogni regola di semplice civiltà”.

Lo stesso Riccardo Pellegrino, già prima delle scorse Regionali si era difeso senza remore dagli attacchi provenienti da buona parte del mondo politico a causa delle sue amicizie e parentele scomode. Era noto infatti il legame con Carmelo Mazzei, figlio del boss Nuccio Mazzei, come anche il fatto che il fratello di Pellegrino, Gaetano, fosse stato uno degli imputati per associazione mafioso nel processo “Ippocampo”.

In particolare, era stato il figlio di Pippo Fava, Claudio, vicepresidente della commissione antimafia, candidato anch’egli alcuni mesi fa e poi eletto, a non lesinare critiche ai partiti che consentivano e appoggiavano fortemente candidature come quella di Riccardo Pellegrino.

Come pubblicato sul quotidiano “Repubblica”, Fava spiegava che sulla base delle carte in suo possesso, risultasse un’indagine in cui un collaboratore di giustizia, Salvatore Viola, raccontasse dell’appoggio alle elezioni comunali di Catania del 2013, di uomini di Cosa Nostra e del clan Mazzei (“Carcagnusi”), proprio a Riccardo Pellegrino.

Certamente la presentazione della candidatura di Pellegrino a sindaco, fuori dal coro della coalizione di centro destra, che senza ombra di dubbio punterà su Salvo Pogliese, era apparso un gesto di rottura, da parte di un personaggio politico emergente ma singolare.

Bisognerà ora capire cosa l’indagine della Procura etnea porterà alla luce.