Allocato nell’ex Chiesa settecentesca di S. Caterina del Rosario di via s. Agata, in pieno centro cittadino, porge il suo derelitto bigliettino da visita l’Archivio Storico Comunale, creatura da sempre sconosciuta all’amabile sindaco di Catania Enzo Bianco, al suo fido assessore alla Cultura, il “compagno” professor Orazio Licandro, nonché alla desaparecidos Commissione Cultura (che dopo una veloce e inutile apparizione si è resa latitante), Giunta e Consiglio

Fotocopiatrice fuori uso da almeno dieci anni, sicché gli impiegati – tra l’altro non coperti da rischio in itinere – sono costretti ad uscire per riprodurre i documenti, contravvenendo ad una precisa normativa che vieta di allontanare gli atti dall’ufficio; scale di sicurezza inesistenti per scaffalature di oltre quattro metri, che costringono i volenterosi addetti ad arrampicate da pitecantropi o ad utilizzare traballanti scalette domestiche; decennali (ovvero i registri indispensabili per le ricerche dello stato civile) ridotti a fogli sgualciti, qua e la pressoché illeggibili; condizionatori inesistenti; arredo d’ufficio (si fa per dire) e scaffalature per lo più arrugginite, risalenti al tempo dei Savoia o all’immediato dopoguerra. 

E fino allo scorso anno, intonaci incrostati di sporcizia, finestroni traballanti, ecc… che tali sarebbero rimasti se non fosse crollato parte dell’intonaco (con il rischio di spedire nel mondo dei più qualcuno dei dipendenti) e non si fosse diffusa voce d’un immediato trasferimento (rimasto fino ad oggi pia illusione, tra le tante incompiute dell’amministrazione Bianco) con conseguente e necessario intervento di restyling da parte del proprietario (profumatamente pagato per l’affitto con i soldi dei catanesi).

L’Archivio Storico giace dunque, con i suoi tesori nascosti del tutto ignorati, nell’immobile insipienza della Pubblica Amministrazione, il cui capo Bianco continua a tagliar nastri, supportato da solerti assessori e consiglieri, sconoscendone l’immenso valore storico, parzialmente depauperato dalle distruzioni del XVII secolo contro la dominazione spagnola, dal catastrofico terremoto del 1693 e dall’incendio appiccato durante la protesta popolare del dicembre 1944 (forse da taluni provocata ad arte per distruggere le prove di collaborazione con il regime fascista). Queste ultime in parte ricostruite da una Commissione insediatasi nel 1956. Un valore incommensurabile, perché in Archivio trovasi custoditi, tra l’altro, oltre ai vari Registri dello Stato civile (dal 1820), gli Atti della Regia Cancelleria (1289-1515), gli Atti dei Giurati (1413-1582), gli Atti del Tribunale del Real Patrimonio Riveli di Catania (1593-1639), gli Atti del Consiglio Comunale di Catania (1909-1914), la “Giuliana”, che non è una prosperosa popolana o un’illustre cittadina sconosciuta, bensì la raccolta dei fratelli Rizzari degli antichi atti del Senato catanese, oggi distrutti.

Ma nell’ignoto (ai più e soprattutto ai maggiorenti dell’Amministrazione Comunale) Archivio Storico (che, ricordiamolo, custodisce le pratiche amministrative esaurite da oltre quarant’anni) è conservato anche il Fondo Verga (le cui lettere alla famiglia dello scrittore catanese sono ora oggetto di pubblicazioni curate dei professori Savoca e Di Silvestro), nonché Gazzette Ufficiali, raccolte di periodici storici, la Rivista del Comune, antichi volumi, ricerche, rassegne… Tutto materiale che, come avviene normalmente in tutte le Biblioteche o comunque nei locali con presenza di cartaceo, un volta all’anno sarebbe necessario spolverare; operazione che – stante al vetusto strato di polvere depositatasi su libri e faldoni – dovrebbe essere eseguita da ditte specializzate e in Archivio, ovviamente, non viene effettuata da tempi immemori.

Una storia a parte è poi quella dei film (negativi e positivi infiammabili) interpretati da Angelo Musco (acquistati nel lontanissimo 1962) sempre più deperiti e irrecuperabili, da qualche mese – dopo decenni di colpevole abbandono e annose, inutili, sollecitazioni dei funzionari – affidati alla Cineteca Nazionale, che non potrà far altro che accertarne il disastroso stato di conservazione e forse (?) potrà ancora intervenire, dopo che nel lontano 1995 sono stati oggetto d’una vergognosa speculazione, riversati in VHS da <<Editalia Film>> (duplicazione <<Silma Video>> di Roma) e distribuiti con il quotidiano <<La Sicilia>> (per festeggiare il cinquantesimo) nelle condizioni precarie in cui già versavano, peggiorandone ulteriormente lo stato di conservazione, quando ancora era possibile sperare in un recupero a costi contenuti.

Tuttavia l’incredibile è ancora da venire. In Archivio, infatti, sono stati letteralmente <<scaricati>> tutti i progetti edilizi dal 1920 al 1970 che in una città di <<abusi>>, quale è Catania, provocano giornalmente una vera e propria processione di ingegneri, architetti, periti del Tribunale, studenti, i quali accedono alla libera e gratuita consultazione per verificare superfetazioni, irregolarità, anomalie, difformità, ecc… Il risultato di questa situazione paradossale è che l’Archivio, oltre a funzionare per lo Stato Civile e soltanto sporadicamente per i pochi studiosi che intraprendono ricerche sulle documentazioni possedute (qui la storia medievale locale è materia oltremodo oscura), funziona in massima parte come una vera e propria succursale dell’Ufficio Tecnico Comunale, a cui spetterebbe il compito – (anche per la presenza di periti della materia) e magari istituendo un settore particolare (cioè quello “storico”) – di assolvere questa delicata funzione. Un’allegra anomalia sulla quale mai nessuno è intervenuto per tentare una <<sanatoria>>. Infine, accanto ai locali dell’Archivio alberga la <<Fondazione Verga>>, dipendente dall’Università ma graziata dal Comune che continua generosamente a pagarne l’affitto dei locali, sempre con i soldi dei contribuenti catanesi.

In conclusione, quel che avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello dell’Amministrazione Comunale della città di Catania – che immemore, incurante, continua ad ignorare segnalazioni e  lagnanze da più parte pervenute (soprattutto dai funzionari che si sono succeduti alla direzione) – oggi è diventato una delle tante vergogne <<storiche>> delle precedenti e dell’attuale gestione del potere della cosa pubblica, more solito  <<in tutt’altre faccende affaccendata>>, prima tra tutte quelle preferenziali dei tagli dei nastri inaugurali tra crassi sorrisi e foto ricordo, dei ricevimenti in pompa magna delle eccellenze repubblicane, dei convivi con le nuove teste coronate che siedono in Parlamento e in Senato. Insomma una sublime cortina fumogena pronta a dissolversi al primo refolo.

P.S. <<Che fa il nesci, Eccellenza? o non l’ha letto?/ Ah, intendo; il suo cervel, Dio lo riposi in tutt’altre faccende affaccendato/ a questa roba è morto e sotterrato>>.