Metteva a disposizione delle famiglie mafiose la sua attività imprenditoriale. Confiscati beni per 10 milioni di euro

Il 62enne Francesco Pesce, arrestato il 3 novembre 2010 dal ROS nell’ambito dell’indagine IBLIS, partecipava alla distribuzione di lavori controllati direttamente o indirettamente dall’organizzazione criminale delle famiglie Ercolano e Santapola. Versava loro delle somme di denaro e permetteva ai clan mafiosi di partecipare alle attività economiche intraprese.

L’uomo è stato condannato a 12 anni di reclusione per aver collaborato con i clan di Cosa Nostra Etnea.

Il provvedimento, coordinato dalla Procura Distrettuale Antimafia e sorretto dagli esiti dell’indagine IBLIS svolta dalla Sezione Anticrimine di Catania in direzione delle famiglie di Catania, Ramacca e Caltagirone, ha permesso di raccogliere elementi probatori sull’evoluzione di Cosa Nostra.

Dalle indagini è stato possibile verificare che Pesce era legato in maniera simbiotica all’organizzazione mafiosa, aveva uno stretto e fidato rapporto con il rappresentante provinciale Vincenzo Aiello, con il quale aveva delle interazioni economiche e consentiva al ramo imprenditoriale di Cosa Nostra l’inserimento in rilevanti vicende imprenditoriali.

Infatti, è emerso che l’uomo, in stretta collaborazione con il già citato Aiello e ad altri mafiosi, contribuiva al mantenimento e rafforzamento del programma criminoso di Cosa Nostra.

Già nel 2005 si erano riscontrate delle interazioni economiche tra i due: Pesce era colui il quale versava lo “stipendio” alle famiglie del detenuto Aiello.

Inoltre l’imprenditore, insieme a La Mastra Carmelo, coordinava l’affitto annuale- 600 milioni delle vecchie lire- di un terreno sito a Motta S. Anastasia sotto le direttive di Aiello e Eugenio Galea, altro rappresentante provinciale di Cosa Nostra.  

Dalle indagini svolte è emerso oltre a ciò che Pesce era utilizzato da Aiello per fissare degli appuntamenti con imprenditori e per discutere di fatti attinenti all’organizzazione mafiosa.

L’arrestato ha svolto un importante ruolo di intermediazione tra Cosa Nostra Etnea e Cosa Nostra Palermitana, quest’ultima all’epoca rappresentata da Salvatore Lo Piccolo.

Il “socio” di Cosa Nostra si interessava anche alla costruzione di una struttura alberghiera con campi da golf e al progetto per la costruzione di strutture ricreative che sarebbero dovute sorgere nel Parco di Regalbuto.

Grazie al servizio di video sorveglianza svolto presso gli uffici della società Primefrut, si è potuto stabilire che Aiello incontrava Pesce all’ingresso laterale della ditta. In particolare il 18 e il 24 Maggio 2007  i due, timorosi di essere intercettati, parlavano l’uno ad indirizzo dell’orecchio dell’altro.

L’indagine IBLIS ha portato alla confisca di due imprese, due quote societarie e 26 immobili. Il tutto quantificabile in circa 10 milioni di euro.