Col Rigoletto di Verdi, in replica al Teatro Antico domenica 15 luglio, parte il Sesto Senso Opera Festival di Taormina.


Una nuova rassegna estiva ha visto ieri, nella maestosa cornice del Teatro antico di Taormina, i suoi natali.

Di questo genere di rassegne sono pieni i teatri della nostra penisola e i meccanismi sono più o meno gli stessi un po’ per tutte.

Tralasciando le più blasonate, si tratta quasi sempre di operazioni strutturate per durare appena una stagione e poi cadere nel dimenticatoio.

Anche a Taormina, nel passato recente abbiamo assistito, più di una volta, a progetti lirici tutt’altro che indispensabili per il mondo dell’opera.

Orchestre e cori assemblati frettolosamente, artisti semisconosciuti, impresari fantomatici che, a causa di amnesie selettive, dimenticano di pagare, cantanti, musicisti e maestranze…

In questo caso l’operazione sembra avere altre connotazioni.

Il coinvolgimento del blasonato tenore Marcello Giordani sembrerebbe mettere un pesante timbro su tutta l’operazione e garantirne la serietà.

Anche la scelta del titolo di apertura è un’ulteriore garanzia, il Rigoletto di Giuseppe Verdi.

E ieri l’operazione Sesto Senso è partita con la prima rappresentazione.

Il cast di tutto rispetto ha garantito un risultato che, nonostante le altalenanti contingenze, è molto piaciuto al pubblico.

L’orchestra sembra ben assemblata e può farsi forte di parecchi elementi portanti della consolidata compagine del teatro Massimo bellini.

La regia, affidata a Bruno Torrisi è apparsa lineare e abbastanza attinente a quanto scritto nel libretto.

Va dato il merito a Torrisi di aver mostrato sensibilità nei confronti degli artisti, evitando loro le acrobazie in scena, ormai sempre più di moda nei teatri lirici (sembra che per cantare oggi occorra anche un master in contorsionismo).

Altra è la storia per quanto concerne i costumi, mal assemblati e le luci, in taluni momenti davvero carenti.

La direzione del maestro Angelo Gabrielli è apparsa approssimativa. Attacchi e tempi da fantascienza hanno messo in difficoltà palesemente gli artisti sul palcoscenico.

Il coro del Taormina Opera Stars (organizzatrice di altra rassegna lirica che debutterà con Tosca il prossimo 16 agosto), selezionato e sapientemente diretto dal maestro Gaetano Costa, ha molto ben figurato, rientrando appieno nella tradizione verdiana. Anche in questo caso molto ha giovato l’inserimento di elementi provenienti dal teatro Bellini.

Per quanto concerne il cast, va dato il merito agli organizzatori di aver saputo portare nella rassegna un Rigoletto di caratura, a partire dal personaggio principale, magistralmente interpretato da Giovanni Meoni.

Un’ottima vocalità e un gusto interpretativo, mai sopra le righe hanno consegnato al pubblico un Rigoletto raffinato.

Il ruolo di Gilda è stato affidato a una Desirèe Rancatore che certamente non necessita di presentazioni, reduce peraltro da una trionfale tournée in Giappone.

Raffaele Abete è stato un Duca di Mantova davvero credibile, buona la tenuta scenica e sicuro negli acuti.

Dario Russo ha scavato a fondo il ruolo di Sparafucile, evitando di cadere nel trabocchetto verdiano, che spesso porta il basso a involgarirne l’interpretazione.

Brava anche Agostina Smimmero, nel ruolo di Maddalena. Quanta voce!

Pregevole la prestazione di Sabrina Messina, nel doppio ruolo della Contessa di Ceprano e di Giovanna, così come anche la frizzante interpretazione di Riccardo Palazzo, nel ruolo di Matteo Borsa.

Giovanni Guagliardo ha ben delineato il ruolo di Marullo, così come hanno fatto, Gaetano Triscari(Monterone) e Gianni Giuga (Conte di Ceprano).

Completavano il cast, Marcello Zarbano (un usciere) eNoemi Muschetti (un paggio).

Gli inevitabili chiaroscuri di una prima recita nella quale artisti e musicisti hanno avuto giusto il tempo di provare i ruoli e andare in scena, sembrano propendere per un risultato comunque più che positivo.

Le carenze sono state ampiamente colmate da artisti di prim’ordine che hanno ricevuto il giusto tributo dal pubblico, il vero critico.

Domenica 15 luglio si replica, in attesa del recital delle “Grandi Voci” che, il 29 luglio, vedrà susseguirsi sul palcoscenico del Teatro Antico, quattro eccellenze sicule: Marcello Giordani, Nicola Alaimo, Desirèe Rancatore e Daniela Schillaci.

I presupposti per una durata nel tempo del Festival ci sono tutti.

Dirozzando gli spigoli evidenziati e rodando il meccanismo, ancora troppo giovane, potrebbe divenire un appuntamento fisso dell’estate lirica.

In bocca al lupo.