Giovedi 16 marzo 2017

“Siamo contenti della decisione di ammettere la nostra associazione al processo, presa dal Tribunale di Messina” ha dichiarato l’Avv. Manfredi Zammataro, presidente regionale di CODICI – Centro per i diritti del cittadino – Sicilia “Disastri ambientali come quello che, secondo l’accusa, sembrano essere stati causati da atti puramente negligenti, rappresentano un gravissimo danno per l’ambiente come per la salute dei cittadini. Un gesto indubbiamente criminale che, per questo, passerà al vaglio del giudizio penale e la nostra Associazione sarà anche stavolta in prima linea”.

Il disastro ambientale in questione risale al 22 novembre 2011, quando la zona di Milazzo fu colpita da un’alluvione che causò la tracimazione di oltre 61mila metri cubi di acque di lavorazione contenute in serbatoi di stoccaggio, giunte fino al mare; molte furono infatti, in quell’occasione, le segnalazioni in mare di evidenti chiazze di idrocarburi.

Secondo le indagini, quanto accaduto sarebbe da attribuire alla negligenza degli attuali imputati, vertici della Raffineria di Milazzo: Marco Antonio Saetti (Direttore della RAM), Paolo Antonio De Gaetano, Natale Anastasi, Rosario Cannistrà, Sebastiano Bertino, Raffaele D’ Angelo (in qualità di tecnici della RAM).

“L’ammissione al procedimento quale parte civile, permetterà alla nostra Associazione – che da tempo ormai si occupa di problematiche ambientaliste e di lottare contro i responsabili di disastri come quello attualmente in causa, allo scopo di tutelare e salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini esattamente come sancito dallo statuto del CODICI – di ottenere Giustizia per quanto accaduto: la dispersione in mare di materiali evidentemente tossici rappresenta infatti un grosso danno non solo per l’ambiente e la fauna marina che sono stati così colpiti in maniera diretta da quanto accaduto, ma anche per la salute dei cittadini, essendo il mare un’importantissima risorsa umana, dalla quale si attinge una vasta gamma di prodotti di uso quotidiano e comune” ha concluso l’Avv. Zammataro.