Da 93esima a 103esima (del 2016) la posizione di Catania nella classifica generale sulla qualità della vita nelle 110 provincie italiane stilata come ogni anno dal quotidiano economico Italia Oggi. Una vera débacle per l’area etnea che perde ben 10 posizioni e si colloca a otto lunghezze dall’ultima della graduatoria. Inutile dire che la mannaia è scesa prevedibilmente impietosa sulla provincia etnea che praticamente risulta nelle ultime posizioni in tutte le classifiche singole. Le peggiori per la nostra città sono quelle sul disagio sociale, dove Catania sprofonda di ben 49 posizioni, scendendo dal 42esimo al 91esimo posto, con una disoccupazione giovanile che le fa perdere 13 posizioni, e sul tenore di vita: qui Catania perde ben 57 posti, passando dal 40esimo a 97esimo. Un vero e proprio tracollo.

Tragiche anche le graduatorie su affari e lavoro, dove la città etnea scende all’88esimo posto dall’85esimo del 2016, sull’ambiente con la raccolta differenziata ad appena il 9,29% che colloca la nostra provincia al 101esimo posto, e quella sul tasso di disoccupazione che fa posizionare Catania dall’80esimo all’89esimo, ben nove posizioni in meno rispetto al 2016.

Per il resto, a risentire del crollo è anche il sistema sanitario, dove Catania scivola dal 57simo al 64esimo posto ma in tutte le classifiche più o meno la provincia etnea perde terreno. Un disastro anche quella sulla criminalità, dove Catania resta ancorata in basso, passando dal 101esimo al 102esimo posto, con il più alto numero di rapine in banca e negli uffici postali che la relega alla 110esima e ultimissima posizione.

Una situazione decisamente imbarazzante per chi ha gestito fino adesso le istituzioni, in primis il sindaco Enzo Bianco che ha amministrato fino a un mese fa anche la città metropolitana, oltre che il Comune del capoluogo.

L’unico barlume di speranza viene dal tempo libero e turismo, dove Catania si “salva” con un leggero balzo in avanti, passando dalla centesima alla 97esima posizione. Una magra consolazione, se si pesa che il turismo quest’anno ha fatto registrare un vero e proprio boom non solo nella nostra città ma in tutta la Sicilia, dovuto anche al fatto che i turisti adesso scelgono più le mete europee che non quelle africane, della fascia del Maghreb affacciate sul Mediterraneo, per le loro vacanze.

Anche le altre città siciliane non se la passano molto bene. Nella classifica generale scendono anche Palermo, dal numero 106 al numero 104, Trapani all’ultimo posto, il 110, Messina e Ragusa scivolano a loro volta seppure di poco (la prima passa da 97 a 100 e la seconda da 84 a 85). Le altre quattro provincie dell’Isola, fortunatamente salgono: Siracusa da 109 a 105, Agrigento con un balzo da 107 a 97, Caltanissetta salta da 105 a 93 ed Enna da 94 a 88.

Sulla classifica il segretario generale della Cisl etnea, Maurizio Attanasio, nel pomeriggio ha diffuso un duro comunicato:

«I risultati dell’indagine dell’Università La Sapienza purtroppo non ci colgono di sorpresa – commenta Attanasio – ma aggiungono allarme alla preoccupazione perché la posizione occupata dall’area metropolitana etnea in alcuni degli ambiti analizzati è decisamente sconfortante».

Dal 2016 a oggi, Catania perde ben 57 posizioni come “tenore di vita” (dal 40° al 97° posto); un dato che ha un suo corrispettivo nell’ambito del “disagio sociale”, dove la provincia etnea passa dal 42° al 91° posto. Dati che trovano conferma anche negli ambiti economici e occupazionali analizzati: al 103° posto per tasso di occupazione (era 101); all’85° per cessazioni di imprese (era all’11°!); all’89° per tasso di disoccupazione (era alL’80°); all’89° posto per disoccupazione giovanile (15-24 anni), mentre era al 76° l’anno prima.

«È già dall’inizio dell’anno che cogliamo dei segnali in tal senso – continua Attanasio – puntualmente confermati dai vari report pubblicati sullo stato di salute della Sicilia e dei suoi territori. L’emergenza della povertà, assoluta e relativa, ingloba sempre più famiglie, e nel disagio sono coinvolte fasce sempre più estese di popolazione alle prese con la perdita o la mancanza di lavoro».

«Eppure – sottolinea – le risorse a disposizione dei vari distretti socio-sanitari sono cospicue: dai milioni di euro del PON Metro per gli interventi contro l’emergenza abitativa e per la lotta all’esclusione sociale, al riparto dei fondi PAC sulla seconda annualità per i servizi di cura alla persona, infanzia e anziani; dai fondi previsti dalla 328/2000 per l’assistenza sociosanitaria, alla progettualità della legge 285 in favore dei minori. A essere carente è quindi la programmazione degli interventi dei vari servizi sociali comunali, l’analisi dei bisogni e l’allestimento di misure adeguate a sollevare le famiglie dal bisogno e dalle difficoltà economiche».

“Le misure di contrasto alla povertà previste dal governo -prosegue la nota- come finora il Sostegno d’inclusione attiva (SIA) e il Reddito inclusione sociale (REI) che sarà erogato da gennaio 2018, «rischiano di fallire se, attraverso la corretta applicazione del PON Inclusione, non si riusciranno a redigere i piani di programmazione per favorire la formazione e il reinserimento lavorativo dei vari componenti del nucleo familiare».

«In questo percorso – conclude il numero uno della Cisl di Catania – assumerà importanza la rivalutazione delle competenze della Città Metropolitana».