Lunedì a Catania si è realizzato un esperimento di salto spazio-temporale che ha portato le lancette dell’orologio in un colpo indietro di 30 anni. L’occasione è sembrata alquanto surreale, ma alla fine può esserne decretato il successo: tutti contenti e abbastanza soddisfatti.

L’iniziativa era stata annunciata da un comunicato con una locandina anch’essa graficamente abbastanza anni’80. 

Lunedì 25 alle ore 20 l’associazione “Città Insieme” avrebbe incontrato niente meno che il sindaco Salvo Pogliese al quale sarebbero state poste alcune domande: “Come sta la nostra città? Quali sono i problemi più urgenti? Quali le soluzioni possibili?”

Cavolo, abbiamo pensato, non è possibile sarà uno scherzo: e invece no.

Arriviamo alle 20 in punto ed il sindaco è già lì, puntualissimo. E non è solo.

È accompagnato da tutti gli assessori, la giunta al gran completo, e persino alcuni dirigenti di vertice dell’amministrazione, dal Capo di Gabinetto Ferraro all’ingegnere Bisignani capo dell’Urbanistica, il Capo dell’Ufficio Stampa Nuccio Molino con Agata Lanzafame.

Il seminterrato della chiesa San Pietro e Paolo dove ha sede l’associazione è gremito, in gran parte della stessa gente che si incontrava negli anni ’90, ad officiare il rito lo stesso celebrante di una volta: Padre Salvatore Resca.

Il sindaco viene messo in mezzo, tra lui ed al  giovane Mirko Viola.

Intervengono anche un paio di componenti dei vari “gruppi di lavoro” di Città Insieme.

Hanno tutti dei foglietti dai quelli leggono domande specifiche su problemi vari alle quali Pogliese risponde con precisione certosina, senza suscitare la benché minima obiezione.

In pratica, lo scopo, speriamo raggiunto, sembra essere esclusivamente l’ottenimento di una sorta di certificazione di esistenza in vita. Obiettivo probabilmente reciproco.

È stato un tuffo nel passato, quasi catartico, quasi a voler disperatamente, forse anche ingenuamente, riprendere un percorso avviato alla fine degli anni ’80 e brutalmente interrotto da tradimenti e carrierismi.

Era infatti il 1987 quando nacque questa associazione, “Città Insieme”, all’ombra di una chiesa allora militante e non sempre sostenuta da vertici curiali allora alquanto defilati sul tema ancora tabù della lotta alla mafia ed alla corruttela.

Attorno al quel prete-filosofo nacque un vero e proprio movimento politico che ebbe grande influenza nella fase delicatissima del superamento dell’egemonia democristiano-socialista che aveva assunto una deriva insostenibile.

Città Insieme diventò lo strumento principe di elaborazione ideologica che portò alla sindacatura di Enzo Bianco attraverso quel “Patto per Catania” che annunciava una Primavera che invece si risolse nel più lungo e terribile inverno mai vissuto da Catania.

Una “colpa” che le donne e gli uomini di Città Insieme rivendicano come un martirio: in fondo sono stati proprio loro i primi ad essere fregati.

Da allora, a parte qualche generoso tentativo di far ripartire il dibattito, l’associazione ha vissuto nella marginalità, almeno sotto il profilo dell’attenzione mediatica. Ma i “gruppi di lavoro” evidentemente hanno continuato ad incontrarsi, ad analizzare le varie situazioni, a mantenere accesa la speranza che prima o poi la discussione sulla città si potesse in qualche modo attivare.

Sono gli stessi esponenti a lamentare il fatto che da 10 anni un sindaco in carica non si offriva al rito antico del “processo popolare”, quel momento in cui chi amministra è chiamato pubblicamente e senza rete a chiarire le scelte compiute.

Purtroppo c’è poco da chiarire ed i temi posti dalle domande sono talmente marginali rispetto alla drammaticità della situazione che l’effetto ottenuto è quello di una rimpatriata tra gente per bene che ha passato una serata.

Le notizie ricavabili sono davvero poche.

Aumento TARI: obbligato da un “errore” commesso ovviamente dall’amministrazione precedente che aveva sbagliato persino il calcolo dei costi del servizio rifiuti e di discarica, determinando l’ennesimo buco di bilancio, in queto caso di ben 14 milioni di euro.

Altra notizia: mercoledì la giunta pare esitati finalmente le linee guida del Piano Regolatore che la città aspetta da 50 anni, l’incredibile record del più vecchio d’Italia. Il sindaco mostra alla platea il documento fresco di stampa: speriamo.

Ma al di là di risposte che non potevano esserci a domande abbastanza inutili, il dato importante riguarda l’utilità per la città, in un momento così drammatico, di ripercorrere i metodi di confronto Potere-Popolo in voga in epoche preistoriche dal punto di vista storico-politico.

Non abbiamo una risposta, certo è che se l’amministrazione di una grande città decide di scendere in un seminterrato per offrirsi al confronto, il segnale non può che essere positivo.

Non per le risposte che può fornire, atteso che al momento appare abbastanza chiaro che non può averne, quanto per le proposte che possano sorgere da chi il territorio vive in tutta la sua disperazione.

Catania, nelle sue tante associazioni, ha energie straordinarie che devono uscire dall’autoreferenzialità per offrire a chi governa proposte concrete, che possano essere accolte e portate a realizzazione.

Dieci, cento, mille “Città Insieme”, dieci, cento, mille seminterrati: ma soprattutto una leadership che sappia farsene interprete per portare questa città fuori dal guado.

Siamo ancora lontani, molto lontani, ma la buona volontà (condizione necessaria ma non sufficiente) pare ci sia: forza e coraggio.