È una notizia bella, importante, che segna un possibile cambio di passo che potrebbe avere positive ripercussioni non solo per i medici etnei: finalmente autorevoli personalità, dalla carriera prestigiosa e cristallina, decidono di impegnarsi in prima persona per rappresentare istituzioni fondamentali divenute preda di appetiti sempre più spudorati e pericolosi. Al di là di ogni altra valutazione, è un bel segnale che riaccende una speranza.

Il prof. Giannone non ha bisogno di presentazioni, è un chirurgo che ha fatto la storia della chirurgia catanese: il suo non è un curriculum, piuttosto un romanzo con migliaia di storie da raccontare, di risultati impossibili, di studio costante e scoperte essenziali. Testa, occhio e mano sempre impegnati a sconfiggere mali terribili trovando soluzioni laddove pare non ce ne siano. Un Maestro.

Di lui questo giornale si è occupato perché fu vittima di una vicenda gravissima.

Era primario del reparto di chirurgia oncologica dell’ospedale Garibaldi-Nesima con risultati e valutazioni Agenas che lo ponevano ai vertici delle classifiche nazionali, considerato unanimemente un luminare a livello internazionale, veniva sottoposto a pressioni fortissime per anticipare la sua pensione così da lasciare libero il suo posto di primario: sconcertanti metodi della sanità siciliana che se è ridotta come è ridotta i motivi li abbiamo raccontati mille volte. Ma questa è un altra storia. Anzi, è proprio questa!

Non avevamo mai incontrato il prof. Giannone, era il febbraio del 2017, e tentammo di ottenere una sua dichiarazione su quella vicenda meschina di “poteri miserabili” confidando nella sua indignazione per denunciare con maggiore efficacia quanto stava accadendo, ma la sua risposta fu disarmante quanto elegante: “Guardi, la ringrazio per l’attenzione, ma io non voglio fare polemiche, io devo lavorare e pensare ai miei pazienti, vuol dire che doveva andare così.”

Punto, e dopo 40 anni di prestigioso servizio pubblico, salvando migliaia di vite e formando decine di professionisti, fu costretto a lasciare la sua sala operatoria del Garibaldi-Nesima e i suoi “ragazzi”.

Per fortuna dei suoi pazienti e della sanità catanese non tardò ad essere conteso da importanti strutture private ed oggi dirige il reparto di oncologia chirurgica dell’Istituto Oncologico del Mediterraneo, continuando a salvare vite e formare giovani chirurghi, perché la sua passione è proprio trasferire alle nuove generazioni la sua scienza.

Adesso torna di attualità, super attualità.

Abbiamo sempre seguito come testata le vicende, spesso poco edificanti, dell’ordine dei medici di Catania e veniamo avvertiti che circolava voce di una possibile candidatura alla presidenza proprio del prof. Giannone: questa è una bomba.

Senza troppa speranza lo abbiamo contattato per chiedergli conferma e, timidamente avendo conosciuto in precedenza la sua naturale riservatezza, magari un’intervista.

Del tutto inaspettatamente: “Va bene, ci possiamo incontrare, ma dovrebbe venire allo IOM alle 7 di mattina perché io poi devo cominciare ad operare…”: chiaro, questo è il prof. Giannone, la salute dei suoi pazienti e poi il prestigio dei suoi colleghi che  “prima di tutto devono essere Medici!”

Mi accoglie all’ingresso e l’aspetto non è certo quello del Barone che ci si poteva aspettare, è già in camice e la sua stanza è spoglia, essenziale, niente fronzoli: tra i suoi allievi del Garibaldi che ancora lo rimpiangono, è leggendario quello che chiamavano il “gabbiotto”, a latere della sala operatoria di Nesima che il Professore non lasciava un attimo e in cui riceveva colleghi e pazienti.

L’Ordine dei Medici, lo abbiamo raccontato, è finito da tempo nella bufera, tanto da finire ignominiosamente addirittura commissariato dal ministero: un onta pesante da digerire per chi ha dedicato la vita al Giuramento di Ippocrate.

In un sistema in cui arrivisti e arraffoni hanno occupato tutte le istituzioni possibili, distruggendole e seminando veleni, ecco che si presenta con semplicità una personalità come il prof. Giorgio Giannone che è già arrivato ai massimi livelli della sua carriera, che non ha nulla a cui “arrivare ” e che anzi ha tutto da perdere nell’imbarcarsi in questa avventura eppure sente il dovere di mettere il suo prestigio al servizio del rilancio di una professione e una categoria troppo importanti per la comunità: “Stiamo parlando della Salute dei cittadini, non scherziamo, e di questo dobbiamo occuparci. Io sono solo un testimonial di tutti quei colleghi che si riconoscono nei principi della meritocrazia e della correttezza. Fare il medico è bellissimo e difficile, bisogna studiare sempre e non arrendersi mai quando si deve salvare una vita.”

L’intervista  è durata meno di 10 minuti e ci siamo intrattenuti sino a quando non lo hanno chiamato per scendere in sala operatoria: affascinante, istruttivo.

Mi accompagna sino all’uscita e lo saluto con una sensazione di soddisfazione e serenità, mi ha molto colpito il suo equilibrio, la sua pacatezza, il non aver detto una sola parola contro possibili avversari: “Io questo posso fare, mettere al servizio dei miei colleghi il mio modo di vedere e difendere la nostra professione da chi cerca favori e carriere immeritate, impegnandoci tutti a formare giovani che dovranno sostituirci e avendo sempre presente l’interesse del paziente.”

Per noi la notizia più importante è che una personalità di questo livello decida di impegnarsi in prima persona: è una novità assoluta, troppe eccellenze, che pure ci sono, preferiscono da troppo tempo tenersi lontano dai ruoli di rappresentanza, lasciando il potere a parvenu senza alcun merito che lo utilizzano per fini propri e delle proprie bande, arrecando danni enormi all’Interesse Generale.

Comunque vada, quindi, mi sento di ringraziare il prof. Giannone per un gesto coraggioso e significativo che apre nuove prospettive se anche in altri campi i “migliori” si convinceranno che è venuto il tempo di scendere in campo.

È stato un onore conoscerla, in bocca al lupo Professore.

Soprattutto ai suoi colleghi medici, sperando che si sveglino e decidano di partecipare a questa battaglia, e ancora di più a tutti noi, vostri pazienti.

La Salute è troppo importante per lasciarla ancora in mano a troppi banditi senza arte né parte se non la loro impunita spregiudicatezza.

Grazie Prof.