Del MAAS di Catania, il Mercato ortofrutticolo pubblico di contrada Bicocca ci siamo occupati qualche mese addietro, sollevando alcune perplessità sulla gestione nessuna delle quali è stata risolta. Anzi. Adesso, a fine aprile, il governo Musumeci che detiene oltre il 95% delle quote, ha provveduto al “rinnovo” del consiglio di amministrazione. Rinnovo si fa per dire visto che l’importante ente pubblico sembra sempre più un retaggio feudale: riconfermato il presidente Zappia, che deve ancora approvare il bilancio 2018 e non pubblica quello 2017.  Nel frattempo il sito istituzionale continua ad essere totalmente fuori legge, non pubblicando nessuno o quasi dei dati prescritti e i debiti continuano a mantenersi per decine di milioni di euro. La chicca: in rappresentanza dei privati fa un passo indietro il ragioniere Giuseppe Guagliardi ed al suo posto… è entrata la moglie Maria Cristina Contarino. Chiamiamoli, se volete, enti pubblici…

Certo, quando una società pubblica che macina decine di milioni, altrettanto pubblici, come ultimo bilancio pubblicato propone quello di 3 anni addietro, siamo al 2016, già per questo basterebbe accendere più di un faro.

Invece al governo regionale, che di questi enti ha la piena responsabilità, a quanto pare non si accorgono di nulla.

Anzi, evidentemente ne condividono in pieno la gestione considerato che quando si tratta di nominarne gli amministratori compiono scelte interessanti.

Nelle precedenti puntate dedicate a questa azienda regionale abbiamo analizzato alcuni dati, in particolare quelli economico-finanziari, almeno quelli noti, e lo stato di proroga di alcuni affidamenti milionari.

La replica del presidente Zappia non ci convinse, anzi ci consentì di approfondire e rilanciare le perplessità.

I dati contabili continuano ad essere misteriosi, l’ultimo bilancio pubblicato, in perdita, risale niente meno al 2016.

Le gare di appalto bandite, per servizi che continuano bellamente in proroga, proseguono alquanto stancamente (per quella dei servizi di vigilanza siamo al quinto verbale) mentre la sezione trasparenza del sito istituzionale non pubblica praticamente niente: zero provvedimenti, bilanci come detto fermi al 2016 come anche i consulenti e persino la sezione del consiglio di amministrazione non risulta aggiornata.

Siamo quasi a luglio 2019 e dei bilanci 2017 e 2018 neanche l’ombra: se entrambi, come si vocifera, dovessero risultare in perdita si aprirebbe un bel problema ed il governo Musumeci dovrà spiegare in base a quali criteri abbia praticamente confermato, anche se sotto smentite spoglie, i due terzi della precedente governance.

Alla presidenza è infatti rimasto il fedelissimo di Raffaele Lombardo Emanuele Zappia, del quale attendiamo replica ed eventuale querela come nel recente passato.

Ma l’aspetto più grazioso riguarda la nomina del rappresentante in CdA dei soci privati.

Soci pubblici sono la Regione Sicilia, con una maggioranza quasi totalitaria di oltre il 95% e piccole quote del Comune di Catania, Città Metropolitana, Camera di Commercio, Comune di Misterbianco e Interporto.

Soci privati con percentuali dello 0,0 qualcosa abbiamo lo Studio Associato Benigno, Immobiliare Agricola srl, SOMAAC, Federazione regionale commercio e turismo Sicilia, Federmercati in liquidazione, Ortofrutticola 2000, Sviluppo Taormina Etna SpA, Red Fish Cruises srl, La Celere, Associazione degli Industriali, ANCE, Consorzio Ortofrutta Sicilia, Confimpresa Euromed, CMP Company srl, Agrofiori Confcommercio, Confcooperative.

Sino alla scorsa consiliatura tutti questi privati hanno sempre scelto come loro rappresentante il ragioniere Giuseppe Guagliardi.

All’ultima assemblea dei soci il colpo di scena: si rinnova!

Esce il ragionier Guagliardi e viene nominata la signora Maria Cristina Contarino.

Mai “rinnovamento” fu più emblematico di cosa accade nella pubblica amministrazione siciliana: la signora Contarino è la moglie del ragionier Guagliardi. 

Quindi adesso al governo della Regione Sicilia dalle spartizioni clientelari si passa direttamente alle dinasty familiari, e nel frattempo la trasparenza resta sotto allo zero, i debiti continuano a crescere ed i bilanci a non essere approvati.