Clamorosa in realtà non è tanto la sentenza quanto il fatto che ne sia dovuta intervenire una per smascherare un meccanismo che ha inghiottito e inghiotte tuttora centinaia di milioni di euro pubblici. Anche in questo caso ce ne siamo occupati più volte e a quanto pare avevamo più che ragione. Il sistema, delicatissimo, sotto esame è quello dei ricoveri presso strutture “convenzionate” di persone bisognose: un obbligo di legge oltre che umanitario da parte degli enti locali che però si trasforma in uno dei business più lucrosi che si possa immaginare. Al centro della vicenda che raccontiamo oggi l’Associazione Villa Regina di cui abbiamo scritto più volte perché coinvolta in diverse storie tutte molto interessanti, anche di natura elettorale e alcune delle quali ancora da chiarire, ma in realtà riguarda decine di strutture che “lavorano” con il comune di Catania. 

Uno dei nostri articoli più dettagliati su questo “sistema” lo abbiamo pubblicato il 17 aprile 2018 con un titolo evocativo: “Le strane transazioni del comune di Catania che vince le cause… e paga lo stesso”.
Chi è interessato a capire come e dove finiscono milioni e milioni di euro vada a rileggerlo, per favore.

Nel frattempo sono capitate parecchie cose, a partire dal fatto che le persone che ritraevamo nelle foto amabilmente allo stesso tavolo dello stesso ristorante sono finite sotto le maglie della magistratura penale.

Questo giornale ha svelato e più volte contestato il meccanismo vigente presso il comune di Catania del “Sistema del vuoto per pieno”: in pratica negli anni passati sono state sottoscritte convenzioni con strutture private che prevedevano che il comune si obbligasse a pagare non per gli effettivi ricoveri di bisognosi, ma per il solo fatto che queste strutture mettessero a disposizione un numero predeterminato di posti, a prescindere quindi dal loro effettivo utilizzo.

Durante l’amministrazione Bianco documentammo come, in questo settore, in soli 3 mesi furono eseguite ben 56 “transazioni” per oltre 4 milioni di euro!

Solo con Villa Regina ne risultavano in ballo per 7 milioni.

Il fatto poi che proprio Villa Regina fosse assurta agli onori della cronaca nazionale per il caso dei vecchietti inabili condotti a votare per qualcuno è solo una coincidenza.

Già lo scorso maggio avevamo denunciato come la crisi finanziaria, e morale, dei servizi sociali comunali fosse in gran parte determinata proprio dalla pratica della liquidazione “vuoto per pieno” che continuava imperterrita, arrivando persino ad uno degli atti più assurdi compiuti dall’amministrazione Bianco con la conferma della convenzione al centro Mary Poppins, altro pezzo da rileggere…

Ora tutte quelle convenzioni risultano scadute da anni ma sempre mantenute efficaci con la scusa che si tratta di servizi obbligatori per legge.

Questo ha prodotto esborsi milionari praticamente senza alcun controllo: noi abbiamo documentato decine di “transazioni” per centinaia di migliaia di euro se non milioni.

Adesso viene pubblicata questa illuminante sentenza, micidiale nel suo rigore espositivo quanto devastante per un sistema esageratamente “tollerato” quando non utilizzato per comprarsi addirittura barche a vela.

In appena 8 paginette i giudici Antonella Vittoria Balsamo presidente, Antonella Romano consigliere e Orazio Maria Monastero Giudice Ausiliario Relatore/Estensore, hanno chiarito una questione sulla quale in troppi hanno giocato e molti si sono divertiti, intanto affermando “il principio della responsabilità diretta del funzionario che aveva agito senza titolo o potere abilitativo, escludendo quindi la responsabilità dell’amministrazione” che adesso farà ballare i tavolini e tremare qualche polso dalle parti di Palazzo degli Elefanti e dintorni.

Scrivono quindi i giudici, condannando Villa Regina, che “l’attività della pubblica amministrazione che comporti un’erogazione di spesa è sempre sottoposta al duplice vincolo che sia previamente adottata una specifica deliberazione di impegno della spesa, con la attestazione della disponibilità della somma in bilancio e che esista un atto scritto.”

E ancora, citando la Cassazione, “gli impegni di spesa non possono essere assunti senza attestazione della relativa copertura finanziaria da parte del responsabile del servizio finanziario. Senza tale attestazione l’atto è nullo di diritto sicchè, essendo applicabile tale disciplina anche ai Comuni della Regione Siciliana, il pagamento dei corrispettivi delle prestazioni erogate richiede anche l’attestazione della relativa copertura finanziaria la cui sussistenza ne condiziona il pagamento.”

Evidentemente dalle parti dei Servizi Sociali e dell’Ufficio Legale del Comune di Catania qualcuno ha saltato qualche lezione di diritto amministrativo.

“L’obbligo di assistenza, infatti, non è incondizionato, ma presuppone un bilanciamento con altri interessi costituzionalmente protetti, ravvisabili nelle effettive risorse organizzative e finanziarie di cui l’ente dispone, che si traducono, poi, nell’osservanza delle disposizioni sui contratti della P.A.”

Ma davvero ci voleva una sentenza? Tutte quelle convenzioni scadute da anni e che per anni hanno prodotto spese milionarie per il comune di Catania sono radicalmente nulle!

E qua il macigno: “Né d’altra parte può rilevare la condotta del Comune che abbia tollerato e financo pagato parte dei servizi svolti dalla cooperativa in base ad una convenzione scaduta da tempo e per la quale è vietato il tacito rinnovo, come nella fattispecie, quale comportamento concludente che possa far sorgere l’obbligo dell’ente territoriale di pagare le prestazioni rese sine titulo, dtmque senza previsione di spesa ed attestazione della relativa copertura, trattandosi di condotta in violazione della nonnativa in materia di finanza pubblica avente natura di nonna imperativa perciò inderogabile, a prescindere dalla conseguente responsabilità personale di chi abbia violato tale disciplina inderogabile, nell’esercizio delle proprie funzioni.”

E chissà perché i solerti funzionari “financo pagavano”…

Vi invitiamo caldamente a leggere gli articoli in calce…perché questa non è semplicemente una sentenza, è un monumento al buon senso ed un atto d’accusa micidiale a chi ha consentito un meccanismo incredibile di accaparramento di risorse pubbliche.

E ripetiamo la domanda: “MA CI VOLEVA UNA SENTENZA?”

Seguiremo con grande attenzione gli sviluppi da parte dell’attuale amministrazione comunale che adesso, da subito, ha l’occasione di metter fine ad anni di follia gestionale e recuperare ingenti risorse sottratte ai catanesi.

La sentenza che condanna Villa Regina dando ragione al comune di Catania.