Il primo effetto dell’approvazione della clamorosa legge che resuscita di fatto le ex province, con tanto di elezione diretta dei suoi organi, è l‘immediata decadenza dei cosiddetti “sindaci metropolitani” che, in base alla scimmiottata legge nazionale Delrio, coincidevano con i sindaci dei capoluoghi Palermo, Messina e Catania. Sono stati cinque i deputati catanesi, tra cui ben due assessori di primo piano, a votare la legge. Con la pubblicazione della legge il prossimo venerdì, (ma forse anticipata a martedì) decade quindi il sindaco metropolitano Enzo Bianco e perdono effetto praticamente gli unici atti che ha compiuto in tale veste e cioè la nomina di due consulenti, Giovanni Iozzia e Nello Catalano che da soli costavano quasi 7 mila euro al mese. Il parere del prof. Felice Giuffrè sulla costituzionalità della legge: “Paradossalmente è più conforme della Delrio.”

Nell’imminenza della prossima campagna elettorale che si preannuncia sanguinosa, il colpo di mano dell’Assemblea Regionale nella sua ultima seduta prima delle ferie estive produce i primi feriti e anche qualche morto.

A cedere immediatamente le ambizioni podestatarie dei sindaci dei capoluoghi di Palermo, Catania e Messina che con la precedente psico-riforma in linea con quella nazionale, si erano ritrovati a capo di enti senza ne capo ne coda come le ex province, con competenze ormai incerte e dipendenti presi dal panico di un futuro incerto e stipendi sempre in bilico.

Eppure le funzioni sarebbero, e restano, particolarmente importanti andando dalla manutenzione dei licei alle strade, al verde, alla gestione di innumerevoli immobili di proprietà etc.

Dall’insediamento, almeno per quanto riguarda quella di Catania, gli unici atti rilevanti del “sindaco divenuto per miracolo metropolitano” Enzo Bianco sono stati la nomina fiduciaria intuitu personae di un suo Portavoce, Giovanni Iozzia (già nominato misteriosamente direttore dello sfortunatissimo “giornalino del comune di Catania) con indennità di 3.836 al mese e di un suo consulente, sempre “intuitu personae”, l’ex assessore provinciale Nello Catalano, con una indennità per lui di 3.145 mensili.

Quasi sette mila euro mensili sulle povere casse provinciali.

Finisce così, con la pubblicazione della legge di riforma entro il prossimo venerdì, l’avventura metropolitana del sindaco di Catania Enzo Bianco e con lui decadranno anche gli incaricati fiduciari mentre il presidente Crocetta dovrà nominare l’ennesimo commissario scelto tra i dirigenti regionali, con tutta probabilità estenderà il suo incarico la dr.ssa Maria Costanza Lentini, archeologa e attuale direttore del Polo Museale etneo, che attualmente esercita ancora le funzioni di commissario dell’assemblea.

Interessante, come retroscena politico, considerare che nell’ambito del voto trasversale che ha riportato indietro le lancette dell’orologio istituzionale siciliano, hanno votato a favore della riforma cinque deputati regionali catanesi di cui ben tre del PD, l’assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo Anthony Barbagallo, Valeria Sudano e Gianfranco Vullo, e poi Marco Falcone di Forza Italia e l’alfaniano Nino D’Asero.

A favore anche un altro assessore di primo piano del governo Crocetta, quello alla Sanità Baldo Gucciardi, mentre si è astenuto il responsabile dell’Agricoltura Cracolici.

In ordine ai dubbi sulla possibilità di una impugnazione da parte del governo centrale per conflitto con la legge nazionale Delrio, in un servizio del giornalista RAI Orazio Aleppo  andato in onda sul TgR Sicilia, il prof. di Diritto Costituzionale Felice Giuffrè chiarisce bene che, paradossalmente, la legge siciliana appena approvata è certamente più conforme alla costituzione di quella nazionale, essendo stata bocciata il 4 dicembre scorso la riforma Renzi-Boschi che eliminava dall’impianto costituzionale le province che così restano rilevanti e rendono anzi del tutto legittime elezioni dirette dei suoi organi.

 Assemblea Regionale Siciliana – La legge di riforma delle province