Il PM Rosanna Molè ha chiesto al GIP Giovanni Cariolo di portare a processo con pesantissime accuse il sacerdote Luigi Minio, classe 1930, Presidente della Fondazione “Istituto San Vincenzo de’ Paoli – Padre Marcantonio“, meglio noto come “Ospizio dei vecchi di Bronte”. Con lui indagate altre 4 persone dipendenti dell’istituto che è ente ecclesiastico. Ben 60 le parti offese. Il 5 di ottobre attesa la decisione del GIP.

L’Ospizio dei Vecchi di Bronte, la casa di riposo S.Vincenzo de Paoli fondata dall’arciprete padre Antonino Marcantonio, proprio quest’anno celebra i suoi 50 anni e non poteva farlo nel modo peggiore.

Si tratta di una struttura che ospita quasi 70 anziani, molti dei quali non autosufficienti e giuridicamente è un ente ecclesiastico sottoposto all’autorità del vescovo dell’Arcidiocesi di Catania, almeno sino a quando non spuntano all’orizzonte strane società private che guarda caso hanno sede legale presso lo stesso istituto e con amministratore unico il suo direttore amministrativo. Ma questa è un’altra storia che stiamo ancora approfondendo.

Torniamo ai fatti che vedono sotto accusa l’87enne sacerdote Luigi Minio, dal 2013 dominus della casa di riposo e altre 4 persone tra cui il nipote del sacerdote, definito dal PM “amministratore di fatto” della fondazione, Renato Minio e tre dipendenti: Vincenzo Greco, Vincenzo Lembo e Rita Riolo.

Pesantissime le accuse, culminate nella contestazione del reato previsto dall’art. 572 del codice penale, avendo individuato  un‘associazione a delinquere responsabile di orribili maltrattamenti ai danni di persone indifese che per il fatto di essere ricoverate presso la casa di riposo erano sottoposte alla loro autorità e responsabilità.

Si legge nella richiesta di rinvio a giudizio che gli indagati “sottoponevano a continui maltrattamenti gli anziani ospiti della casa di riposo per anziani “Fondazione Istituto San Francesco de Paoli – Padre Antonio Marcantonio”, rendendo loro la vita parlicolarmenle penosa e dolorosa, aggredendoli verbalmente con ingiurie e minacce, non assicurando loro adeguati e sufficienti pasti, costringendo alcune ospiti disabili autosufficienti ed incapaci di intendere e volere a consumare i pasti in una stanzetta ripostiglio ubicata sul secondo piano della struttura isolate rispetto agli altri ospiti, usando nei confronti degli anziani violenza fisica consistita in spintoni, schiaffi e pugni. Fatti accertati in Bronte, dal mese di agosto 2013 sino ad oggi con condotta perdurante.”

Viene anche contestato il reato di abbandono di persone incapaci previsto dall’art. 591 del codice penale “perché in concorso tra di loro, Luigi Minio in qualità di Presidente e legale rappresentante della casa di riposo, Renato Minio in qualità di amministratore di fatto e gli altri indagati in qualità di personale impiegato, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, gestendo e/o operando all’interno della struttura in assenza di condizioni minime per l’assistenza agli anziani ricoverati, di condizioni igieniche sufficienti e di personale qualificato ed in numero adeguato in grado di assistere continuativamente gli ospiti della struttura (ad esempio un solo operatore per 61 ospiti nelle ore notturne), in assenza di figure professionali prescritte dalla normativa vigente (ad esempio, terapista della riabilitazione) e di adeguata e continuativa assistenza medica, nonché abbandonavano gli anziani ospiti come risultante dal verbale di ispezione dei NAS di Catania del 13.01.2014 e di quelli sottoposti a visita medica da parte dell’ASP del distretto di Bronte, da cui emergeva che su un totale di 62 ospiti ben 30 (pari al 46%) risultavano totalmente non autosufficienti, tutte persone incapaci per vecchiaia e malattia di provvedere a loro stesse e di cui le persone indagate avevano la cura e custodia. Con fatti accertati dal 13 gennaio 2014 con condotta perdurante.”

Il presidente dell’istituto, il sacerdote Luigi Minio, è anche indagato per la violazione dell’art. 109 del testo unico di pubblica sicurezza per aver omesso di comunicare all’autorità di PS le generalità delle persone alloggiate.

La procura ha individuato ben 60 persone, alcune ormai decedute, vittime dei reati contestati al quintetto, considerando talmente gravi le condotte degli indagati da richiedere lo scorso febbraio un provvedimento cautelare di arresto che però non venne accolto dal GIP.

Singolare che non vi sia stato alcun intervento da parte della diocesi catanese, anche considerando che la richiesta di rinvio a giudizio è datata febbraio 2017, e che a tutt’oggi la struttura sia gestita dalle stesse persone cui vengono contestate queste pesanti accuse già passate al vaglio della Procura di Catania che ne ha chiesto il rinvio a giudizio.

L’udienza per la decisione del GIP Giovanni Cariolo è già fissata per il 5 di ottobre ed è davvero strano che una vicenda così brutta e delicata non abbia comportato immediate reazioni da parte di chi ne ha la responsabilità a tutela degli ospiti bisognosi, a prescindere dagli esiti penali che hanno spesso tempi troppo lunghi per essere efficaci.

Cercheremo di approfondire ulteriormente questo caso nei prossimi giorni, soprattutto per capire cosa non funziona nella catena di controllo di certi enti che impedisce di intervenire con tempestività quando sorgono anche solo sospetti su condotte che mettono a rischio le persone più deboli di una comunità.