C’è qualcosa che non quadra. È buona abitudine delle amministrazioni entranti dare segnali di “discontinuità”: nominare nuovi uomini di fiducia, di cui ci si assume la responsabilità, in posizioni di rilievo per dare una svolta e una propria impronta al Governo della città. Avviene con i CdA delle partecipate, ma anche con i dirigenti degli uffici e con incarichi fiduciari quali il Capo di Gabinetto del Sindaco e il Segretario Generale. Serve a rendere chiare le responsabilità politiche marcando la diversità con le precedenti. Ma Catania è ormai la città dell’incontrario…

Ne caso di Catania poi, la necessità di segnare discontinuità sarebbe ancora più necessaria proprio per la grave situazione di dissesto in cui è precipitata, e ancor di più alla luce delle pesantissime valutazioni rese dalla Corte dei Conti che individua nella precedente gestione, quella di Enzo Bianco e dei suoi uomini, “criticità” ancora tutte da chiarire, fotografie matrimoniali a parte.

Ma sta succedendo qualcosa di inaspettato e probabilmente anche inconcepibile, che riguarda due figure che proprio nell’amministrazione Bianco hanno svolto ruoli apicali: si tratta di Gian Luca Emmi, che di Bianco è stato addirittura Capo di Gabinetto, e Francesco Marano, vero e proprio braccio destro dell’ex sindaco.

Il Sindaco Salvo Pogliese (con una determina fresca fresca, la 0A/08 del 30 gennaio 2019) ha nominato il nuovo “Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza nell’Ente”, nelle more di nominare il nuovo Segretario Generale.

A ricoprire l’incarico sarà Gianluca Emmi. Lo ricorderete certamente. prima Vice del Capo di Gabinetto Beppe Spampinato e poi, appunto, lui stesso Capo di Gabinetto di Enzo Bianco.

Quello di Capo di Gabinetto, per chi non lo sapesse, è uno dei ruoli chiave di ogni amministrazione, la figura di vertice da cui passa in pratica tutta l’attività amministrativa di particolare rilevanza politica.

Ma il nome di Emmi, adesso niente meno che Responsabile Anticorruzione e Trasparenza dell’amministrazione Pogliese,  è noto ai nostri lettori anche per un altro fatto e cioè la vicenda dell’Ufficio Stampa abusivo.

Insieme con l’allora Segretario Generale Antonella Liotta – dal 1° gennaio in quiescenza, “quiesca in pace” – certificarono, un pò tardivamente e solo ad indagini avviate, la situazione che per anni era stata denunciata dall’opposizione e poi oggetto di un esposto all’AGICOM a firma di Matteo Iannitti: Giovanni Iozzia e Giuseppe Lazzaro Danzuso avrebbero usato illegittimamente per anni la mail dell’Ufficio Stampa del Comune di Catania per comunicazioni legate alla persona politica di Enzo Bianco e non per dare comunicazioni delle attività e delle iniziative dell’Ente. In realtà avevano proprio un ufficio a Palazzo degli Elefanti, la stanza n.35, ed avevano sostituito totalmente i legittimi titolari della funzione. Pubblica.

Con una nota con la quale rispondevano proprio all’AGICOM, solo il 27 febbraio 2018, asserivano bellamente: “i sigg. Giovanni Iozzia e Giuseppe Lazzaro Danzuso non intrattengono alcun rapporto lavorativo né contrattuale con il Comune di Catania e la loro attività non è pertanto riferibile al Comune.” 

Nella stessa nota i dirigenti dell’amministrazione Bianco arrivarono ad affermare che “la dicitura “Comune di Catania-Ufficio Stampa (utilizzata dai due “abusivi” Giovanni Iozzia e Giuseppe Lazzaro Danzuso, ndr) è assolutamente impropria e non autorizzata dal Comune e pertanto e pertanto è stata inoltrata apposita diffida alla riproduzione della predetta dicitura”.

Cinque anni in cui il capo dell’Ufficio Stampa è stato relegato all’Urp, mentre i suoi colleghi non hanno potuto svolgere la mansione per la quale assunti perché sostituiti dai portavoce diretti di Enzo Bianco.

Il tutto compiuto nella stanza 35 del piano nobile di Palazzo degli Elefanti, un ufficio a due porte di distanza da quello del Segretario Generale e dal Capo di Gabinetto.
Ma Emmi e Liotta a quanto pare non se ne erano accorti. Alla faccia della Trasparenza, e di tutto il resto.

Ora, è possibile (e soprattutto opportuno) affidare il ruolo di “Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza nell’Ente” a chi ha avallato una situazione che tutto è stata fuor che trasparente?

In ogni caso, la scelta di Emmi per ricoprire questo delicato ruolo, anche se dichiaratamente in via temporanea, non è stato ben accolto, interpretato come quantomeno un segnale di superficialità nella gestione della macchina amministrativa: e la politica è fatta di segnali.

Non meno imbarazzante quanto accade intorno alla figura di Francesco Marano, braccio destro e fedelissimo di Enzo Bianco, per tutti e cinque anni della sua amministrazione inquadrato, e stipendiato, ai piani alti di Palazzo degli Elefanti come “Esperto del Sindaco” e di fatto il suo alter ego.

Marano è ancora oggi, alquanto inspiegabilmente, a capo di Investiacatania, la partecipata comunale in liquidazione che sotto la sua guida quale commissario liquidatore ha generato un buco di oltre 700 mila euro. E rimane in carica nonostante quanto emerso non solo riguardo la gestione, ma anche nonostante si sia appreso che questa società ha come presidente dei revisori dei conti un professionista finito agli arresti senza che Marano abbia ritenuto di adottare provvedimenti di cautela.

Come non bastasse a Francesco Marano resta affidato uno dei ruoli di maggiore visibilità della città: è niente meno che il presidente del comitato per i festeggiamenti di Sant’Agata, la festa popolare più importante d’Italia e la terza dell’intera cristianità mondiale.

Già la sua nomina scatenò un putiferio in quanto all’epoca era addirittura vice segretario regionale del Partito Democratico, con ciò violando platealmente persino lo stesso statuto del Comitato che imporrebbe la distanza dei suoi componenti, anche formale, dalla politica.

Ora non solo il braccio destro (quello sinistro era Massimo Rosso, finito interdetto dalla magistratura…) dell’ex sindaco Bianco non ha ritenuto di dimettersi dagli incarichi e l’attuale sindaco Pogliese non è riuscito a trovare il modo di risolvere l’imbarazzo, ma addirittura Francesco Marano sta “interpretando” i suoi ruoli con grande “impegno”.

Mentre non si sa se percepisce ancora l’indennità di Commissario Liquidatore di Investiacatania, contribuendo ad aggravarne il deficit, per quello che riguarda la festa di Sant’Agata si sta distinguendo per presenzialismo.

Manda comunicati con sue “essenziali” dichiarazioni, inaugura mostre fotografiche e ha persino prodotto un video promozionale di cui al comune non si sapeva nulla e in cui ha ritenuto imprimere la propria firma con un esagerato “Scritto da Francesco Marano”, quasi come la firma del dante causa sull’orribile fontana-mausoleo del Tondo Gioeni: manie di grandezza.

Per inciso, è opportuno segnalare che il video contiene immagini molto belle del maestro della fotografia Fabrizio Villa, come molto efficace il montaggio di Mel Pappalardo, grandi professionisti che non c’entrano nulla con la nostra critica che non riguarda il bel prodotto: quello che stona è proprio quello “scritto da Francesco Marano”, prima perché non si capisce cosa abbia “scritto” da meritarne la firma tra i credit e poi perché è proprio inopportuno.

Ora, se è vero come è vero che in politica i segnali sono essenziali: questi sono segnali.

Di superficialità o debolezza, ma sempre segnali sono. E per niente confortanti.

La discontinuità rispetto a certe “esperienze”, che hanno prodotto la disastrosa situazione in cui ci si trova, deve essere radicale e trasparente, non può consentire ambiguità.

Perché la città i “segnali” li sa leggere.