Pronto il nuovo ennesimo sacco della città? “C’è il pericolo di una vera e propria speculazione edilizia, un possibile affare per pochi, a danno della collettività”. La Confcommercio di Catania boccia senza se e senza ma lo studio di dettaglio del centro storico di Catania, presentato dalla Giunta al Consiglio comunale lo scorso anno ed ora incardinato nei lavori del civico consesso. Per questo Confcommercio Catania fa appello al Consiglio comunale affinchè rimetta in discussione lo studio e si apra un confronto costruttivo con le associazioni, la società civile e il mondo delle imprese, confronto che è mancato fino adesso con l’Amministrazione Bianco

“Manca una visione strategica nell’ambito delle destinazioni d’uso previste dal piano per i plessi ospedalieri cittadini da dismettere” hanno affermato Giovanni Saguto, presidente di As.Com Catania e Francesco Sorbello, vice direttore Confcommercio Catania, insieme ai consiglieri dell’associazione Agostino Trovato e Nino Bonaccorso nel corso di un incontro con la stampa per spiegare le loro ragioni.

La proposta del Comune, infatti -è scritto in una nota inviata a fine incontro- prevede nelle aree di rifunzionalizzazione anche la destinazione residenziale nella misura del 20% delle cubature esistenti, si tratta di circa 90 mila mc di residenziale. Mancherebbe, quindi, secondo Confcommercio, una visione strategica ed una specializzazione, permettendo, invece, contemporaneamente, tutte le destinazioni d’uso: residenziale, commerciale, ricettivo, direzionale, insieme a quelle di campus universitario, parcheggi, ecc.

Contestiamo innanzitutto il metodo dell’amministrazione comunale – afferma Giovanni Saguto – che, ancora una volta, ha deciso di non coinvolgere preventivamente le parti sociali per discutere dell’idea di Città e di centro storico. Già ad aprile 2016 presentammo un pacchetto di osservazioni che entravano nel merito dello studio ma mai siamo stati contattati per un confronto. E’ questa la tanto decantata democrazia partecipata dell’amministrazione Bianco?”.

Questo studio rischia di diventare l’affare di pochi – sbotta Francesco Sorbello – a danno della comunità. Vi è una commistione di destinazioni d’uso non funzionale alla vocazione universitaria e turistica dell’area. L’area in questione, infatti, si caratterizza per la presenza, oltre che di un patrimonio artistico e storico di alto rilievo, di contenitori destinati all’attività formativa scolastica ed universitaria a carattere umanistico. Per questo motivo diciamo che debba essere esclusa la funzione residenziale. Il Vittorio Emanuele sia destinato esclusivamente a campus universitario e ad altre funzioni e servizi ad esso sinergici. Il Santo Bambino a parcheggio a servizio del polo universitario umanistico, precondizione essenziale per una eventuale pedonalizzazione dell’area. Il Santa Marta a polo universitario o museale. Questa una possibile scelta strategica, non certo la commistione di funzioni”.