Quella dei “centri sociali occupati” è un’antica tradizione figlia degli anni della contestazione ’68ina, in alcuni casi anche nobile, e stanno tornando all’attenzione pubblica dopo che una circolare governativa rivolta ai prefetti ne ha disposto il censimento e lo sgombero in tutt’Italia. Alcuni sono anche benemeriti, quello sorto nell’ex cinema Midulla a San Cristoforo, ad esempio, lo abbiamo sostenuto sin dall’inizio. Altri si reggono sul filo di illegalità più gravi della sola occupazione, ed alcuni esagerano proprio devastando luoghi storici e usando la definizione di “centro sociale occupato” per farne un’assurda discoteca a pagamento alle spalle della chiesa Badia S.Agata.

I “Centri Sociali Occupati” sono per definizione illegali in quanto sorgono proprio su luoghi, di proprietà pubblica o privata, che vengono “espropriati” in virtù di un presunto diritto di fruizione di immobili abbandonati.

Si potrebbe discutere per pagine, non siamo pregiudizialmente contrari, ma visto che il problema a Catania si sta ponendo in questi giorni, magari è utile definirne il perimetro perché ce ne sono alcuni che proprio esagerano, fino a costituire una ferita nel tessuto cittadino che non è sostenibile tollerare.

La notizia più attuale riguarda il CSO Colapesce che era sorto con l’occupazione dei locali dell’ex Hard Rock Cafè di piazza Alcalà, finito in proprietà ad una banca che ne ha chiesto legittimamente lo sgombero eseguito senza colpo ferire dagli agenti della DIGOS che hanno anche scoperto che gli occupanti rubavano l’energia elettrica: punto.

Manifestazione di protesta annunciata, al solito si riuniranno in qualche decina di “antagonisti” e la storia sarà chiusa.

L’occasione però è utile per accendere un faro su altre realtà, alcune delle quali esagerate e tra queste la più eclatante è quella che riguarda il CSO Auro che occupa un meraviglioso cortile settecentesco incastonato alle spalle della chiesa Badia Sant’Agata, in via Santa Maria del Rosario, sulla via Vittorio Emanuele a due passi da piazza Università e piazza Duomo: un gioiello!

Ridotto così:

Questo sedicente “Centro Sociale”, basta scorrerne la pagina Facebook, non svolge nessuna funzione “sociale”, ma in realtà non è altro che una discoteca del tutto abusiva con ingresso a pagamento e vendita indiscriminata di super alcolici.

La prossima “manifestazione sociale” è già fissata per questo sabato 8 giugno, ingresso 3 euro bar low cost (?)

Psytrance Tekno…”socialissima”, non c’è che dire.

Un esempio degli eventi che organizzano lo ritroviamo in un video da loro stessi pubblicato: sarà pure musica bellissima, questione di gusti, ci mancherebbe, ma per questo genere di attività, ripetiamo a pagamento, ci si affitta un locale adeguato, si richiedono le autorizzazioni, lo si mette in sicurezza, si pagano le bollette e si fa quel che si può: a casa propria, non in luoghi che sono di tutti!

Non c’è niente di “sociale” in questo.

Già nel 2017 a causa di un accumulo di rifiuti all’interno si provocò un incendio per estinguere il quale occorsero i vigili del fuoco.

Più recentemente, nel dicembre 2018, dovette intervenire la polizia per sedare una mega rissa.

Le mura, ribadiamo settecentesche, sono state devastate da murales di vario fregio e come sia alimentata di luce ed acqua non lo sappiamo.

Ora, basta definirsi “antagonisti”, ammesso che lo siano, per trasformare indisturbati in una discoteca di questo tipo un luogo che dovrebbe essere restituito alla pubblica fruizione, magari trasformandolo il luogo d’arte e comunque aperto a tutti?

Possibile che la Pubblica Autorità, che deve tutelare gli interessi legittimi ed i diritti di fruizione di tutti, non se ne sia accorta?

Ci sono “centri sociali” e “centri sociali”: non esageriamo!