Un uomo tutto d’un pezzo, senza padrini né padroni, volendo ricalcare il titolo del suo ultimo saggio che è già un gran successo. Nicola Gratteri (procuratore capo di Catanzaro), ospite del Circolo Canottieri Jonica di Catania, non le manda a dire e non teme di ricevere domande anche scomode. Di Catania, dove lui ha studiato all’Università, dice che è una città spenta; della Sicilia sottolinea l’incapacità della classe dirigente di sfruttare le risorse lasciando l’Isola nella siccità e nei problemi. E poi parla di mafia, ‘ndrangheta, riforme mancate così come la sua nomina a Ministro della Giustizia del governo Renzi. Nomina stoppata dal presidente Napolitano. ASCOLTA L’INTERVISTA VIDEO

Dottore Gratteri, cominciamo da Catania, città che lei ha vissuto da studente negli anni’70, come la vede oggi?

Io ho vissuto a Catania quattro anni, mi sono laureato qui e ho dei ricordi bellissimi, di una bella università con professori di primissimo piano e nella quale ho imparato tante cose. Non solo a diventare magistrato ma ho imparato anche a vivere. Ho ricordo di una città evoluta, viva, frizzante, molto colta. Ma poi, negli anni, tornando anche per motivi di lavoro, come ad esempio per fare interrogatori al carcere di Catania, l‘ho vista sempre più spenta, forse sporca, forse grigia, non più bella come prima, quasi una città stanca e rassegnata. Anche parlando con colleghi o forze dell’ordine, o vivendo quelle poche ore nel corso di decenni, ho riscontrato le stesse opinioni.

Perché secondo lei? E la Sicilia rispetto alle altre regioni del Meridione e alla sua Calabria?

Il divario con il Nord diventa sempre peggiore ed è un problema che riguarda un pò tutte le regioni del Sud. Certo mi meraviglia che la Sicilia sia tornata indietro, essendo a Statuto speciale, ha a disposizione più risorse. E invece c’è ancora il problema dell’acqua, delle strade e delle autostrade, se lei vede la Messina Catania è una mulattiera. Non capisco perché bisogna pagare il pedaggio per una strada così pericolosa, non si riesce ad asfaltare nemmeno un’autostrada!

Il presidente della Jonica Francesco Lupo, il procuratore Gratteri e il presidente dell’Ordine Giornalisti Sicilia, Riccardo Arena

Parlando di mafia, lei ne è uno dei massimi esperti in Italia, essendo da anni in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta in Calabria, che differenza c’è tra mafia siciliana e mafia calabrese e c’è un collegamento?

Si dei collegamenti ci sono da sempre, già ai tempi dei giovani Riina e Provenzano che venivano a trovare i patriarca della ‘ndrangheta come Antonio Macrì, sono sempre esistiti degli interscambi. Mentre negli anni ’70 Cosa Nostra era molto attiva nella produzione di eroina e la ‘ndrargheta la comprava anche da Cosa Nostra, dagli anni’90 in poi la situazione si è capovolta ed è stata ed è la ‘ndrangheta a vendere cocaina alla mafia sia palermitana sia catanese.

Le differenze tra le due mafie sono soprattutto nel profilo criminale. Uno ‘ndrangehtista è molto più duro, è molto più determinato. Anche il numero dei collaboratori di giustizia è molto più basso rispetto al numero degli affiliati. Perché intanto due tre famiglie patriarcali formano una direzione e quindi riescono ad essere impenetrabili, è difficile trovare dei pentiti. Quelli che collaborano sono ‘ndranghetisti di serie B e C mai dei capi mafia, mentre in Cosa Nostra a pentirsi sono stati anche capi mafia. In Calabria, inoltre, è molto duro anche l’arruolamento mafioso, il tirocinio per entrare a far parte della ‘Ndrangheta dura anche un anno, un anno e mezzo, e quindi il rischio che tizio o caio diventi collaboratore di giustizia è molto raro.

Solo i figli dei capi mafia diventeranno tali?

E’ quasi come nei regnanti del ‘700. Solo i figli dei capi mafia diventeranno capi mafia a loro volta, il resto saranno solo degli utili idioti che porteranno acqua al pozzo del capo locale.

Cosa bisognerebbe fare per evitare che ci siano questi utili idioti?

Ci sono due ricette: una di breve e una di lungo periodo. Quella di breve periodo equivale al fare modifiche normative ai codici nel rispetto della Costituzione, rendendo non conveniente delinquere. Nel lungo periodo bisognerebbe investire nell’istruzione dei ragazzi, facendo la scuola a tempo pieno, lasciando gli studenti con gli insegnanti per far imparare loro a leggere un libro, a vedere un film, invitando i ragazzi a posare i telefonini negli armadi per cominciare a parlare insieme in lingua italiana.

Lei è stato ad un passo dal fare il Ministro della Giustizia de Governo Renzi,  ha raccontato di essere stato chiamato dal Ministro Delrio e dal premier Renzi per aiutarli a compiere quelle riforme che non si sono mai fatte. Ma all’indomani dal suo sì le è stato comunicato che il presidente della Repubblica Napolitano aveva posto un veto. Pensa ancora che si possa fare veramente qualcosa per cambiare la politica o restiamo nella palude?

Quando mi è stata fatta questa proposta ne ho discusso e parlato a lungo. Io avevo accettato nell’illusione di poter fare una rivoluzione cioé nel rispetto della Costituzione, farei tante e tali di quelle modifiche finché delinquere diventa non conveniente. Poi così non è stato e però ho collaborato alla realizzazione di una modifica normativa, in particolare di 250 articoli dei codici. Purtroppo però, di queste riforme solo 3, 4 sono passate alla Camera e sono ancora ferme al Senato.

E’ possibile che la Magistratura intervenga per cambiare le cose e si sostituisca alla politica?

La politica è debole, non affronta e risolve i problemi ma si aspetta l’intervento della Magistratura.Quindi spesso, purtroppo devo dire ahinoi, la Magistratura è chiamata ad intervenire. In questo momento non mi pare che ci siano maggioranze talmente forti da realizzare modifiche. Per ora non mi pare che ci sia uno schieramento con maggioranza tale da affronatare certi temi e fare riforme, perché vorrebbe dire anche controllare il manovratore.

Cosa pensa della magistratura in Italia?

Secondo recenti studi europei, quella italiana risulta la Magistratura che lavora di più, che produce di più rispetto a quella di tutti gli altri paesi. questa è stata una piacevole sorpresa. E’ ovvio che la Magistratura italiana potrebbe essere migliore se le correnti avessero meno potere. Ci possono essere anche magistrati corrotti, non è che vengono da Marte. E’ molto raro rispetto al numero dei magistrati, però ci sono.