Da Corso Martiri al PUA, dal Lungomare ai parcheggi, la città è completamente bloccata senza alcuna prospettiva di sviluppo. L’opinione dei deputati catanesi Basilio Catanoso di Forza Italia e Giuseppe Berretta del Partito Democratico

per il sasso

 

Basilio Catanoso – Deputato Nazionale Forza Italia: “Catania, dalla sua ricostruzione dopo il terribile terremoto del 1693 è una città che vive a metà strada tra il sogno di essere annoverata tra le “grandi” e la disillusione di trovarsi sempre lontana da quel traguardo. Altre città del mondo hanno avuto la forza di cambiare, si sono evolute, si sono trasformate, si sono rinnovate mantenendo salde le radici e oggi sono protagoniste culturali ed economiche di primo piano. Catania no. 

Questa riflessione non vuole essere solo la critica all’attuale Amministrazione che non riesce a garantire nemmeno l’ordinaria quotidianità, ma è piuttosto un’assunzione di responsabilità di chi, come il sottoscritto – pur non avendo mai avuto ruoli diretti di amministrazione negli enti che incidono direttamente o indirettamente nell’organizzazione della vita di Catania e del territorio che la circonda – ha fatto e fa parte di quella classe dirigente che da secoli il popolo chiama a rappresentarlo.

Voglio dire, con maggior chiarezza espositiva e di obiettivo, che per fare il salto di qualità noi siciliani, e catanesi in particolare, dovremmo finalmente capire che non è più tempo di rincorrere i contestatori di turno, più o meno senza qualità e talvolta in buona fede, né affidarsi alle “amorevoli cure” del pescecane di turno che ottiene il consenso grazie a favori e regalie; bisogna scegliere chi possa interpretare le aspettative e  le legittime aspirazioni della nostra gente con un sogno, con un nuovo modo di pensare e progettare il futuro nostro e dei nostri figli, della nostra Patria. 

Non si può più far credere che sia già un successo riuscire a pensare all’ordinaria amministrazione; per esempio a Catania l’obiettivo di una classe dirigente credibile non può essere rappresentato dalla corretta gestione della zona industriale o dalla soluzione agli allagamenti nel quartiere di S. M. Goretti, o solo dalla riappropriazione da parte del Comune del centro sociale “Auro” per farne uffici e risparmiare sugli affitti ristabilendo la legalità, oppure dalla corretta gestione e ristrutturazione degli impianti sportivi (Nesima, S.Teodoro, etc.) o dalla soluzione della crisi delle società partecipate come l’Amt (che vergognosamente si perpetuano da una amministrazione all’altra) che, pur rappresentando traguardi di indubbia valenza sociale, non possono costituire punto di arrivo.

Bisogna gettare il cuore oltre l’ostacolo!

E’ arrivato il momento di affidarsi a chi voglia bene alla Terra in cui vive, a chi dimostra che si possano fare cose concrete senza la sola (ma solita…) lamentela “dei soldi che non ci sono più” e delle difficoltà della macchina amministrativa “che non fa fare le cose”, a chi voglia realizzare – condividendolo con i propri concittadini e conterranei –per esempio una nuova zona della città, un nuovo piano viario, un nuovo parco urbano, un Wartefront (che errore bloccare il progetto già approvato, non so se per pavidità irresponsabile da parte dell’attuale amministrazione e della precedente…).

E’ arrivato il momento di affidarsi a chi vuol realizzare finalmente la nuova area di “Corso Martiri” (evitando che si concretizzino reati e ingiustizie ma senza utilizzare ciò come scusa per non fare nulla,) a chi punti sulla zona ad ovest di Catania per nuove scommesse come la “Cittadella giudiziaria” (che si vuole invece “restringere” al centro della città), a chi vuol completare la rete fognaria e di depurazione, condizione necessaria ma non sufficiente per vivere civilmente. 

Ma dobbiamo renderci conto che non è solo questione di opere pubbliche.

E’ necessario individuare chi è pronto a dedicare la propria vita nella realizzazione di un sogno: pensare una grande Catania e una grande Sicilia, in una grande Italia!”

 

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Giuseppe Berretta – Deputato Nazionale Partito Democratico : “Incompiuta è un termine che troppo spesso abbiamo associato a Catania, alle sue mancanze. Ciò che manca non è ricucire o “rammendare” con una toppa, ancorché bella, una stoffa di pregio e ben curata; quella che andrebbe filata è una tela nuova, forte e resistente da raffinare, da ricamare certo, ma che sia finalmente completa. Una tela che non abbia le voragini di Corso dei Martiri, che abbia le fattezze di una rete fognaria in grado di raggiungere in modo efficace tutti i quartieri della città, che non veda il Palazzo delle Poste di viale Africa trasformato in un ricovero, fatiscente, per senzatetto,  tanto per fare alcuni esempi che sfortunatamente potrebbero moltiplicarsi. 

L’elenco è lungo, è un’eredità che viene dal passato, perché Catania l’ha ricevuto senza riuscire a liberarsene, e che ora è diventato una zavorra.

Ma c’è un filo rosso che a mio avviso unifica alcune delle tante opere annunciate e mai realizzate, da Corso dei Martiri al Pua, dal Waterfront all’apertura del Porto alla città, ed è l’idea di un ripensamento complessivo del rapporto tra Catania e il mare.

E di mare vorrei parlare.

Tante, troppe volte, ci siamo ripetuti che la vera chiave di volta per Catania è il suo mare. Io credo fermamente in questo approccio, e anche l’Amministrazione cittadina ha in più occasioni ribadito l’importanza di questa visione. Un’idea diversa del rapporto tra Catania e il suo mare che ha numerose implicazioni e proprio per questo sarebbe necessario discuterne, ragionarne in modo partecipato, trasparente, chiamando tutta la Città a scegliere il proprio futuro.

Riconnettersi al mare avrebbe il valore di una grande scelta culturale, di apertura coerente con la storia di Catania e con il presente che stiamo vivendo noi siciliani, non solo spettatori ma anche protagonisti dell’accoglienza, delle migliaia di migranti che sbarcano sulle nostre coste.

E riconnettersi al mare ha anche evidenti implicazioni pratiche. Il mare è bellezza, qualità della vita, turismo, opportunità di crescita, sviluppo, occupazione, impresa. La politica deve, quindi, costruire le condizioni per rimuovere gli ostacoli e provare a colmare i ritardi, recuperare il tanto tempo perduto. In primo luogo, come dicevo, provando a mettere in piedi una grande operazione di ascolto vero della Città, delle sue forze economiche, sociali, imprenditoriali, professionali. E in secondo luogo rendendo concrete idee e progetti: incentivando, ad esempio, i privati ad investire sulle infrastrutture, snellendo le procedure amministrative, individuando con chiarezza chi fa cosa, dando vita a protocolli di legalità per far sì che nessun intervento, nessuna opera, nessun contratto possa essere offuscato da opacità.

Tocca alla politica governare questi processi, fatti di ascolto, progettazione e interventi concreti.

Interventi possibili: abbiamo assistito appena poche settimane fa alla firma, nella nostra Città, del Patto per Catania con il Presidente Renzi. Uno strumento che porterà a Catania ben 740 milioni di euro, da utilizzare per opere strategiche. E tra queste ci sono risorse per i quartieri, per colmare le mancanze appunto, e anche fondi per la sistemazione del nostro Porto. Le risorse che arriveranno possono allora diventare l’occasione per mettere alle spalle la stagione dei rinvii e delle incompiute: per affrontare con coraggio la sfida del cambiamento.”