L’idea degli amici di Sicilia Mediterraneo Europa è quella di mettere in contatto tra di loro persone che hanno progetti interessanti per la comunità, che svolgono un ruolo, che hanno strumenti per incidere sulla realtà, al di là di quello che accade nei circuiti ormai asfittici delle “istituzioni ufficiali”. Sudpress era presente, ha detto la sua e gli darà voce. La location scelta, l’home restaurant etnico di Quassud è già di per sè una visione del mondo che ci piace.

“Isola Quassùd – si legge sul loro sito -è un’Associazione Culturale fondata nel 2004 a Catania da Emanuela Pistone, regista e attrice professionista impegnata sin dal ’94 sul campo dell’intercultura.

Luogo di incontro per gli esperti dell’Africa subsahariana; crogiolo creativo dove si realizzano spettacoli di autori contemporanei, soprattutto africani; sede di laboratori per giovani stranieri e italiani (teatro, scrittura, fotografia, arti visive); IQ possiede una Piccola Biblioteca d’Africa attraverso la quale promuove autori contemporanei africani; è luogo di istruzione interlinguistica, in cui gli iscritti studiano le lingue italiana e araba; è doposcuola per i ragazzi stranieri che vivono in comunità. A ottobre 2013 ha dato vita al gruppo teatrale Isola Quassùd Liquid Company attivo sul territorio a tutt’oggi. Il gruppo è formato da 15 giovanissimi provenienti da Senegal, Gambia, Eritrea, Egitto, Sudan, Guinea Bissau, Filippine, Vietnam, Italia ed è in continua crescita; da dicembre 2015 ha avviato l’attività di Home Restaurant, cucina interetnica anche a domicilio, interamente gestita dai giovani migranti soci dell’associazione in veste di cuochi-performers.”

Sinceramente, nonostante la mia curiosità per queste realtà, non sapevo neanche esistesse. Colpa mia.

Alle 20.30 l’appuntamento, fissatomi da Aldo Premoli come al solito all’ultimo momento, è in via Caltanissetta 9.

Emma Averna con Pierluigi Di Rosa

Quando arrivo gli ospiti sono già tutti lì ed è Emma Averna a spiegarmi meglio cosa stiamo ci stiamo a fare.

Mi presenta Emanuela Pistone, l’anima di questo ormai consolidato progetto di vita.

Emanuela Pistone

Emanuela è una vulcanica regista e attrice teatrale, dal ’94 impegnata in progetti interculturali, dirige una compagnia teatrale multietnica e dal 2015 ha avviato, appunto, questa singolare iniziativa di “home restaurant” in cui sono i giovani associati di varie etnie ad offrire le pietanze tipiche dei loro paesi di origine in cambio di un piccolo contributo alle loro iniziative di integrazione, o meglio, come vedremo, di “innesto“.

Insomma, capisco subito che mi trovo ad una serata per niente convenzionale, a partire dagli altri ospiti.

Terminata l’ottima cena illustrata pietanza per pietanza dai giovanissimi chef africani, sediamo in circolo a raccontare ciascuno chi siamo, cosa facciamo e cosa vorremmo fare.

Nella Condorelli

Maurizio Caserta, cofondatore con Aldo ed Emma dell’associazione Sicilia Mediterraneo Europa che si è fatta carico degli inviti, fa da moderatore ed invita per prima a raccontarsi Nella Condorelli, giornalista e documentarista di grande esperienza che ha collaborato a lungo con il glorioso settimanale L’Europeo.  Laureata in Lettere, specializzata in storia e civiltà del mondo arabo e musulmano, ha iniziato giovanissima ad interessarsi di occidente e di islam. Nel 1979 ha coperto la rivoluzione iraniana ed e’ stata l’unica donna ammessa sull’aereo che da Parigi ha riportato a Teheran l’ayatollah Khomeini.  E’ Premio Nazionale Cronista per i suoi reportages dal Sud Mediterraneo, e Premio Città di Sasso Marconi intestato a Enzo Biagi per l’innovazione del linguaggio narrativo . Opportunità che ti cambiano la vita, ma Nella non è certo rimasta ferma e da allora ha fatto di tutto girando il mondo come reporter, vivendo a lungo a Parigi sino a diventare una prestigiosa documentarista, fondando una sua casa di produzione che si è cimentata in un progetto ambizioso, raccontare i flussi emigratori che hanno interessato la Sicilia dei Fasci, nel primo novecento, mostrando attraverso quella narrazione l’attualità di un tema che resta immanente per i popoli del Mediterraneo. Nella è un affabulatrice ed il suo racconto ispirato rapisce.

Vittorio Graziano

Viene il turno di Vittorio Graziano, ingegnere e fotografo classe 1947  che da nove anni organizza un festival internazionale di fotografia, il Med PhotoFest che quest’anno si svolgerà tra Catania, Adrano e Siracusa dal 5 al 28 maggio. La sua associazione “Mediteraneum” quest’anno assegnerà il Premio per la fotografia d’autore al Maestro Francesco Cito dedicandogli una mostra antologica oltre ad una serie di eventi che faranno la gioia di appassionati e neofiti.

Gianluca Collica

E’ poi Gianluca Collica, cofounder con Massimo Ligreggi, della galleria d’arte catanese “collicaligreggi” inserita dalla stampa specializzata tra le 500 gallerie più potenti del mondo, di quelle capaci di fare la fortuna di un artista che decidono di ospitare. Gianluca racconta dell’ultimo impegno, la mostra dell’artista romano Luca Pecoraro attualmente esposta nei locali del SAL oltre che di altri progetti che li vedono collaborare con alcuni comuni e ad anche imprenditori privati che stanno sperimentando forme affascinanti di connubio tra comunicazione commerciale ed installazioni artistiche. Approfondiremo.

Ed ecco Massimo Blandini, già responsabile dei programmi musicali del centro culturale ZO, che ha in mente di realizzare a Catania un festival internazionale di musica sperimentale ed è già in contatto con i maggiori esponenti europei della musica più innovativa, sperando che le difficoltà burocratiche degli enti locali non gli creino troppi problemi. Proveremo a dargli una mano.

Anche Giuseppe Siracusa, biologo e pittore, racconta della sua ricerca artistica tutta incardinata sull’isola dove è nato e cresciuto e che trova nelle contraddizioni delle culture e colture (essendo proprio un biologo) mediterranee la fonte primaria della sua ispirazione.

Presenti Lilli Gallico, Carmelo Santagati, Elisabetta Sciotto, Francesco Messina, Maura D’Amico e Roberta Celia, ci troviamo quasi in conclusione ad ascoltare l’irrefrenabile Maestro Antonio Presti, alle prese con la sua ultima visione, il recupero del villaggio Le Rocce di Giardini che ha deciso, dopo la straordinaria invenzione di Fiumara d’arte, di donare alle prossime generazioni come modello di Bellezza, Armonia, Accoglienza.

Antonio Presti

Ed è il Maestro Presti a porre il tema dell’immigrazione, filo conduttore della serata, introducendo il concetto suggestivo dell’innesto come superamento di quello decisamente riduttivo ed ormai inefficace dell’integrazione.

E qua il discorso si fa alto. Veniamo proiettati in un futuro di contaminazione che andrà inevitabilmente a generare una nuova razza umana nei confronti della cui creazione ogni resistenza non può che produrre dolore e rallentamento dell’evoluzione. Non c’è niente da fare: per sopravvivere l’uomo sarà costretto ad amare i suoi simili, da dovunque provengano e comunque siano. Mamma mia, che volo ad una cena tra amici e molti che neanche si conoscevano!

Ed è qui che Emanuela Pistone, la padrona di casa, riesce a conciliare le suggestioni del Maestro con la realtà dei ragazzi con cui oggi lavora e che stanno trovando un loro progetto di vita.

Ci racconta la storia del giovane gambiano (credo) che ha cucinato la cena. Non letteratura, ma carne ed ossa, seduto a due metri da noi che ne parliamo. Seduto con noi.

Emanuela ci racconta che quel ragazzo sorridente ha lasciato la sua famiglia, la sua terra, la sua gente, a 13 anni ed ha camminato per tre anni, tre anni, nel deserto, tra agguati, guerre, violenze, fame, sete. É stato imprigionato nei campi libici, picchiato, torturato.

Ed ha resistito perché gli avevano raccontato che oltre il mare dell’Africa vi era una terra da sogno, dove tutto è facile, dove ogni uomo è libero e felice.

Quando è riuscito a sbarcare nei modi che conosciamo insieme a centinaia di compagni, è stato preso e sbattuto nell’ennesima struttura di contenzione ed ha capito subito che quella terra da sogno non esisteva.

Ed Emanuela pone la domanda: “Ma dopo tutto quello che ha passato, dopo quei tre anni impossibili da immaginare, dove volete che torni? Cosa vogliamo che faccia?”

E con lui tutti i suoi compagni che ogni giorno infrangono i loro sogni appena sbarcano accolti da gente con guanti e mascherine: “dove vogliamo che vadano?” 

E ci sentiamo ancora più piccoli di quello che siamo, mai troppo grati per aver avuto la misteriosa fortuna di non essere nati da quelle parti e doverci lamentare tutto sommato soltanto di un pò di spazzatura per le strade, qualche buca e troppi politici volgari ed incapaci. Banalità di fronte al dramma anche di uno solo di queste donne e uomini che vengono in barca da al di là del mare.

Chiudo io il giro di riflessioni e dichiaro, abituato per scelta e ormai mestiere a raccontare le miserie di una comunità imbarbarita e sciatta, il mio imbarazzo nel respirare le energie individuali che si sono sprigionate dai racconti estemporanei di gente che neanche si conosceva.

Cosa posso fare io, cosa possiamo fare noi: dargli voce, dargli voce.

Perché a Catania ci sono energie meravigliose, ci sono persone, artisti, professionisti, donne e uomini meravigliosi che compiono gesti straordinari, riescono a portare avanti progetti d’eccellenza nella più assoluta solitudine. Gente che non ha paura.

Gente che può cambiare il mondo, con i loro racconti, con i loro esempi, con il loro rispetto per ogni esperienza, per ogni vita.

Gente che ha bisogno di chi gli dia voce per farsi ascoltare da chi ha urgenza disperata di messaggi positivi, alti, belli: umani.

Come me. Come noi.

Aggiorno l’editoriale con il commento che Emanuela Pistone ha postato su FB, così ne approfitto per citare tutti i protagonisti della sua avventura:

Emanuela Pistone Ragazzi miei, continuiamo a credere nei nostri sogni e in noi stessi! La nostra perseveranza comincia ad essere premiata. Si parla (molto bene) di noi tutti: Abdoulie Fatty, Rich Hommie Jallow, Mithat Munir Ghitas, Stefania Arianna Di Pietro, Emanuela Greco, Yrghy Elsiey Habte, Renata Nabalim, Diallo Bravo Boubacar, Freeboy Seydi, Abass Keita, Lamin Drammeh, Arouna Kone, Badou Gueye.