Continua l’ingarbugliata e triste vicenda legata ai maltrattamenti che si sarebbero verificati all'”Ospizio dei vecchi” di Bronte di cui Sudpress si è occupato due settimane fa. La difesa del sacerdote 87enne Luigi Minio, indagato insieme ad altre quattro persone, sostenuta da Carmelo Peluso, ha chiesto la risoluzione del caso per non luogo a procedere. Il Gip Giovanni Cariolo, al quale il pm Rosanna Molé aveva chiesto il rinvio a giudizio per i cinque, ha fissato la sentenza per il prossimo 18 gennaio 2018 a causa di difetti di notifica. Intanto alcune delle vittime costituitesi parte civile nell’eventuale processo sono ancora ospiti della casa di riposo.Il sacerdote Luigi Minio, presidente della Fondazione Istituto San Vincenzo de’ Paoli conosciuta da sempre come “Ospizio dei vecchi di Bronte” e i dipendenti Vincenzo Greco, Vincenzo Lembo e Rita Riolo insieme all’amministratore Renato Minio oltre che di maltrattamenti a danno di persone indifese sono accusati anche di abbandono di persone incapaci.

Le indagini relative all'”Ospizio dei vecchi” nascono nel 2013 quando i carabinieri di Bronte ricevono varie segnalazioni, tutte fatte attraverso lettere anonime. Sembra che in queste missive qualcuno più volte abbia messo in guardia i militari su alcuni maltrattamenti che avrebbero subito gli ospiti della struttura.

Nel corso di un’accurata ispezione, avvenuta a gennaio 2014, i Nas di Catania riscontrano come all’interno della casa di riposo  manchino le condizioni igieniche e le condizioni minime per la cura delle persone anziane ricoverate, alle quali va aggiunta la carenza di personale adeguato in grado di assistere costantemente gli ospiti.

Il caso riguardante l’Ospizio dei vecchi di Bronte era stato definito in un primo momento quando nel dicembre del 2015 il Gip incaricato ha rigettato le richieste mosse dal pm Rosanna Molè circa la predisposizione della misura cautelare per il sacerdote Minio, il nipote Renato e i tre dipendenti insieme al sequestro preventivo della struttura, per insufficienza di prove. In una seconda fase invece il Tribunale del Riesame di Catania, nel 2016 ha escluso il reato di abbandono di persona incapace.

Durante le discussioni tenutesi in udienza davanti al Gip Cariolo la difesa ha sottolineato come non vi è una documentazione sufficiente a sostegno delle accuse sostenute dal pm Molè. Inoltre solo tre vittime su sessanta, tra l’altro ancora ospiti della struttura, oggi hanno deciso di costituirsi parte civile nel processo.

La richiesta dei difensori del prete Luigi Minio e degli altri imputati è molto chiara: il caso deve essere chiuso per non luogo a procedere.

Il Gip Giovanni Cariolo, si è trovato costretto a spostare la data della sentenza al 18 gennaio 2018 per difetto di notifica relativa all’avviso della fissazione dell’udienza preliminare alle parti offese perché incapaci di intendere e volere. Per questo motivo si rende necessaria una nuova comunicazione ai familiari o amministratori di sostegno delle persone coinvolte.