Il giornalista Nuccio Molino “ha subito un illegittimo demansionamento dal 24 luglio 2013 alla data di deposito del ricorso” e per questo il Comune di Catania è “condannato a destinare il ricorrente all’espletamento delle mansioni corrispondenti alla qualifica posseduta (redattore capo) ovvero all’Area di inquadramento (D)”. Una nuova, pesante sconfitta per il Comune di Catania, stavolta certificata dal giudice del lavoro Caterina Musumeci che ha respinto la difesa dell’avvocato “esterno” Andronico, rappresentante dell’amministrazione Bianco, accogliendo invece le tesi dell’avvocato Sergio Cosentino difensore del dr. Molino . La causa era stata intentata dal giornalista che dal 15 luglio del 2013 era stato lasciato dall’amministrazione comunale in uno stato di forzata inattività. Il Comune ha resistito alla richiesta sostenendo di avere seguito la legge nella riorganizzazione dell’Ente

Non lascia adito a dubbi, la sentenza del giudice del lavoro del Tribunale civile di Catania, che ha ritenuto “provato, tenuto conto del periodo non breve – circa 29 mesi – il demansionamento, la mortificazione sul piano professionale e la volontaria marginalizzazione e allontanamento del lavoratore dal settore strategico dell’Ufficio Stampa, posta in essere a suo danno dal datore di lavoro”.

Sudpress nelle scorse settimane, in occasione della notizia dell’apertura di un’indagine a carico del sindaco Bianco  e di quattro dirigenti per abuso d’ufficio per aver allontanato Molino dal suo ufficio, aveva intervistato Sergio Cosentino, legale del giornalista a capo dell’Ufficio Stampa del Comune dopo aver vinto un concorso specifico al comune di Gravina ed essere poi passato a quello di Catania. Era stato poi via via degradato ad altri ruoli, ma rimanendo formalmente nella posizione che gli competeva. Solo apparentemente però, venendo trattato, come lo stesso avvocato Cosentino sosteneva “da pregiato soprammobile“.

Il Comune, ad onor di cronaca, definiva i trasferimenti di Nuccio Molino come “atti di normale amministrazione e micorganizzazione interna” mentre il diretto interessato li ha sempre chiamati “umiliazione”. Ed infatti il capo ufficio stampa, dalla direzione Sport del Comune, dopo vari movimenti passa all’Ufficio Relazioni con il Pubblico e quindi, nel 2017 alla direzione Politiche Comunitarie.

“Va evidenziato – scrive il giudice infine – che il Comune di Catania non ha assolto all’onere di provare la destinazione del ricorrente allo svolgimento di mansioni pienamente confacenti alla categoria di inquadramento”.

Sulla richiesta di risarcimento dei danni biologico, esistenziale, morale e d’immagine avanzati da Molino il giudice “stante la prova della condotta illecita del datore di lavoro e di sufficienti elementi di prova in ordine alla patologia sofferta dal ricorrente al fine di accertare la ricorrenza della stessa (e l’eventuale menomazione permanente dell’integrità psico-fisica) e la sua riconducibilità alla condotta datoriale come sopra accertata, rimette la causa in istruttoria”.