Diventa un caso, che rischia di andare ben oltre il fatto personale, la vicenda del più volte ministro e per oltre trent’anni parlamentare Anna Finocchiaro.  “Con libero arbitrio Alfonso Bonafede ha deciso: Anna Finocchiaro non può lavorare al ministero della giustizia.” Dalla decisione contraddittoria e scorretta del Guardasigilli di far tornare l’ex ministro alla giurisdizione attiva all’accanimento della giornalista Costamagna che la vorrebbe addirittura disoccupata…

Su proposta di Andrea Orlando predecessore di Bonafede – questa è la genesi -, la Finocchiaro, venne destinata al ministero della giustizia su decisione del Consiglio Superiore della Magistratura. La stessa Finocchiaro aveva richiesto, una volta conclusa l’esperienza parlamentare, di essere dispensata dal rientrare nel ruolo: “dopo trent’anni di Parlamento non posso tornare a fare giurisdizione attiva, i giudici che fanno politica non hanno la terzietà…”.

E Bonafede che fa? non ci sta. Capricci del Guardasigilli. E ad andar oltre tali capricci la Costamagna, Luisella, ci mancava. È titolata “Nessuna poltrona è eterna” la sua lettera indirizzata alla Finocchiaro.

“Se pensa (giustamente) che i magistrati in politica non possano, una volta finito il mandato, avere l’indipendenza necessaria per tornare al vecchio mestiere, perché non ha lasciato la toga?” chiede la Luisella.

“Non poteva dimettersi dalla magistratura?”, continua Lusiella.

“Perché ha rinnovato l’aspettativa?, prosegue Luisella.

Perché mai avrebbe dovuto dimettersi dal suo lavoro? Perché mai non avrebbe dovuto rinnovare l’aspettativa? La risposta è talmente banale che pare pure male. Ma nell’ “uno vale uno” un po’ tutti ci si deve abbassare.

Luisella Costamagna

La Lusiella c’è o ci fa? la domanda che va domandata.

Ecco l’assunto: siccome Anna Finocchiaro ha il peccato d’esser stata ministro, senatore e deputato, muta deve stare. “Può sempre godere del vitalizio parlamentare”, il consiglio della Luisella poco di stile e tanto di bile. Come se dal profitto di ognuno dipendesse il diritto di ciascuno a scegliere della propria vita.

Meno male, piuttosto, che di lasciare la toga, la Finocchiaro, non ne ha avuto alcuna voglia; sai che precedente sciagurato sarebbe stato: trovar nella sola politica il mestiere, manco fosse del M5S.

Ma siccome Anna Finocchiaro è Anna Finocchiaro persino ogni diritto diventa relativo. Al non puòlavorare, la bella Costamagna predilige il non deve… lavorare: insomma, ha perso tempo a non licenziarsi, sostiene la Luisella. Eppure di lavorare, la Finocchiaro, ne ha tutto il diritto, a costo d’esser ripetitivi, mancasse un anno, un mese, e persino un giorno alla pensione, doppia, tripla e quadrupla che sia.

In fondo Giuseppe Conte, il “chi l’ha visto premier”, docet: mica ha rinunciato alla carriera universitaria; s’è messo in aspettativa. Anzi, la notizia è fresca, fresca, il concorso per la cattedra de “La Sapienza” cui – legittimamente – era candidato pare essere stato rinviato per dargli modo al Signor Conte di sostenere l’esame d’inglese (e però l’ultima è che, dopo le polemiche, il premier al concorso contestato alla fine ha rinunciato!): nessuna questione di principio, Costamagna? e sì, meglio che sui principi non ci si appoggi troppo che sennò si piegano, l’aforisma di cui Leo Longanesi ha il copyright.

È vero, più grande è la pensata più grossa è la sparata: se n’è resa conto la Luisella di quel che ha scritto della Finocchiaro? Cosa che manco il riccio Toninelli, a proposito di capricci, avrebbe in testa. Testa che, in fondo, è già occupata dalle carte sulle “pressioni” che avrebbe ricevuto dalle concessionarie di autostrade: purtroppo di gennaio sono datate. Che hanno effetto retroattivo?

Tutto è relativo, dunque. Oggi è toccato alla Finocchiaro, domani tocca a un altro e dopodomani chissà. Tutto è relativo, quindi, oggi tocca alla politica, domani al giornalismo, magari, e dopodomani chissà. Chissà a chi toccherà esser “la casta” c’è da chiedersi, in attesa che Marco Travaglio, Nuzzi & Fizzipaldi e tutto il “Fatto Quotidiano” ci mostrino i prossimi (con)dannati girone per girone; con la Luisella a far da Beatrice, che bestemmia.

Del futur non v’è certezza: è la terza repubblica, bellezza! Confondere l’8 settembre col 25 aprile è “obbligo flessibile”, per citar la Grillo, di ricordar la storia; e anche di geografia se nella Puglia stretta e lunga, l’ultima di Gigino, trova spazio anche Matera. Perché tanto è con un tweet, un like o un click che si risolve ogni situazione.

Che poi se avessero un minino di senso, piuttosto, prenderebbero la Finocchiaro a pretesto per accelerare sulla proposta di legge che prevederebbe il divieto per chi ha ricoperto ruoli di governo di tornare a fare il magistrato; proposta questa che a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza proprio Bonafede ebbe a illustrare dinnanzi al CSM. Rispetti le scelte, allora.

Ma della Finocchiaro si fa l’eccezione che, però, conferma l’unica regola del buon grillino, giornalista o politico che sia: quella del dice, dice, dice, fino a che si contraddice.

Il Guardasigilli

Certo, c’è da divertirsi solo a pensare agli uffici di via Arenula, sede del ministero: tutti a chieder della Finocchiaro, specie chi ha davanti quel giovanotto chiamato Alfonso; “cerco la Finocchiaro…” – “avrei un appuntamento con la Finocchiaro…” – “veramente preferisco la Finocchiaro” e ci rimane male il ministro. Chi glielo doveva dire al giovanotto che sarebbe stato a capo di un dicastero. Avrebbe tanto da imparare, Bonafede, ma come ogni pentastellato si sente già insegnato.

Lasciate ogni speranza, o voi che entrate, che dallo stato di diritto allo stato etico è un afflato.