La Ugl replica alla Cipi: “Dall’azienda solo falsità ed imbrogli per giustificare la chiusura del sito di Catania. Attendiamo la convocazione da parte del Mise per salvare i posti di lavoro.”

Sulla complicata vertenza che sta vedendo protagonista la Cipi, interviene nuovamente la Ugl per replicare al comunicato diffuso nei giorni scorsi dall’azienda.

“Quanto dichiarato nella nota distorce totalmente la realtà in cui, negli ultimi anni, ha vissuto la ditta che, ricordiamo, è nata a Catania cinquant’anni fa e solo da non molto tempo ha stabilito la sua sede legale a Milano pur continuando a mantenere il sito originario che si trova nella zona industriale etnea. Una serie di falsità totalmente diverse dal dato di fatto che ha determinato le attuali scelte aziendali – spiega Carmelo Giuffrida, segretario provinciale della federazione Ugl chimici. La Cipi in passato già acquistava la materia prima all’estero e la personalizzava in Sicilia, ottenendo ricavi importanti, salvo poi optare per un mercato d’acquisto europeo a costi superiori pur mantenendo comunque un fatturato sicuramente ridotto ma pur sempre in positivo. Tra l’altro, dalla documentazione fornita in sede di esame congiunto in sede sindacale con le sigle Ugl, Cgil e Cisl, risalta subito all’occhio che tutti i guadagni sono caricati sull’unità operativa milanese, mentre le spese sono considerate tutte nello stabilimento di Catania. Continuiamo a ribadire che non si può affatto imputare il tutto al costo del lavoro dei 50 dipendenti catanesi, che si occupano soltanto della produzione, quando la spesa per i soli 20 dipendenti dell’area amministrativa e marketing della sede lombarda è pari al mantenimento dello stabilimento etneo. Perché i vertici della Cipi nella loro difesa omettono di dire che negli anni, con la scusa della crisi, hanno già avuto modo di poter attingere diverse volte agli aiuti di Stato messi in atto in forma di ammortizzatori sociali? Forse per non far emergere il fatto che finché hanno avuto la possibilità spremere la sacca degli interventi statali, hanno spremuto, ma quando poi tutto ciò non è stato più possibile hanno dato vita a questa ridicola procedura in barba ai 50 dipendenti che di punto in bianco si troveranno senza un lavoro a causa di una gestione approssimativa ed egoista – continua Giuffrida. Ciò che non è stata rappresentata è anche la volontà reale della proprietà di chiudere Catania per non mettervi più piede, essendo che ormai da anni la famiglia proprietaria ed originaria della nostra città si è stabilita definitivamente a Milano e non ha più intenzione di investire sul territorio siciliano. Come sindacati non accettiamo tutto questo e continueremo a batterci per garantire la sopravvivenza del sito Cipi di Catania interessando, se sarà necessario, anche la magistratura. Per questo come Ugl, Cgil e Cisl, abbiamo inviato una richiesta di incontro al Ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, avendo nel contempo messo a conoscenza della questione anche il premier Gentiloni, nel corso della sua visita in città, che si è prontamente impegnato a seguire personalmente la vicenda ed a farla attenzionare dal dicastero competente. Auspichiamo quindi l’avvio a breve di un tavolo di confronto romano dove l’azienda, invece che produrre carte che nascondono l’imbroglio, rappresenti la realtà dei fatti per trovare insieme un punto di incontro indispensabile per evitare quest’ennesimo shock occupazionale in un’area che invece invoca più occupazione”.