“Uno scandalo di proporzioni bibliche”. Queste le parole che Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria S.PP, usa per descrivere la situazione che aleggia attorno al progetto della Casa Circondariale che dovrebbe sorgere nei pressi del carcere di Bicocca-Catania. La realizzazione di questa struttura è stata proposta nel 2013, ma da allora è tutto fermo, e anche i 27 milioni stanziati dallo stato sono congelati. Cerchiamo di capire il perchè di questa situazione.

Gli “ingredienti” della nostra storia sono questi: una ditta di costruzioni di Isernia – la Spinosa Costruzioni Generali S.P.A; il carcere di Bicocca, e l’italianissima abitudine di procrastinare i progetti importanti. Adesso cerchiamo di capire come sono stati correlati tra loro tutti questi elementi, e come è stata fatta quest’ennesima frittata.

Tutto inizia nel 2013, quando viene presentato un interessante progetto per la realizzazione, nei pressi del Carcere di Bicocca-Catania, di una Casa Circondariale che permetterebbe di ospitare circa 450 detenuti. Oltre che fornire una boccata d’aria fresca dal problema del sovraffollamento, questa struttura permetterebbe anche di far rispettare il decreto che prevede che le condanne vadano scontate vicino alla zona di residenza.

Difatti Aldo Di Giacomo ci conferma che: “le statistiche parlano chiaro, circa il 20% dei carcerati “comuni”, non legati a crimini di mafia, stanno attualmente scontando la pena lontano da casa. Inoltre questa Casa Circondariale dovrebbe possedere un meccanismo innovativo e tecnlogico che consentirebbe l’impiego di pochissimi agenti di polizia penitenziaria. Starebbero meglio sia i detenuti sia i colleghi”. Tutto bello, almeno sulla carta il progetto sembra davvero valido ed utile. Ma perchè non è stato ancora concretamente realizzato?

Lo abbiamo chiesto alla ditta che ha vinto la gara d’appalto: la Spinosa Costruzioni di Isernia. Ci risulta infatti che la ditta abbia adito a vie legali, presentando ufficialmente ricorso ai vari gradi di giudizio fino ad arrivare alla Cassazione pur di non realizzare la struttura. Per quale ragione? Abbiamo provato a contattare la ditta, ci è stato detto di mandare una mail con le varie domande, ma nessuna risposta ci è stata fatta ancora pervenire. Ed è già passato esattamente un mese.

Perchè preferire pagare milioni di euro di penale piuttosto che realizzare questo progetto? In una situazione come quella attuale, che Di Giacomo ci conferma “non essere nemmeno in grado di gestire l’ordinaria amministrazione ” tutto questo sarebbe davvero servito a tanto. Continueremo a cercare delle risposte.