È incredibile quello che accade in questa città, dove due tra i più importanti appalti pubblici dell’intera nazione, servizio rifiuti e gestione centro accoglienza di Mineo, del valore di centinaia di milioni e finiti al centro di gravissime vicende giudiziarie, non si riescono proprio ad affidare con una gara regolare. Giorno 29 giugno, alle ore 8.24, e nonostante le indicazioni contrarie dell’ANAC, il prefetto di Catania Silvana Riccio ha firmato un altra proroga in favore del gruppo di imprese riunite in ATI Casa della Solidarietà: in nove mesi non sono riusciti ad espletare il bando di gara. E gli affari continuano.

Del CARA di Mineo questo giornale si occupa persino da prima della sua istituzione, sollevando perplessità sin dal 2011, quando l’allora Consiglio Provinciale di Catania ne cominciò a discutere come “soluzione” per l’accoglienza dei migranti risolta poi in una sorta di centro di stoccaggio di merce umana, stipata sino a 4 mila unità in una sorta di lager finito subito preda delle più feroci mafie africane ed in cui si esercita prostituzione, tratta di schiavi e spaccio senza che nessuno riesca ad intervenire.

Abbiamo seguito le intricate vicende della sua gestione, rivelando le anomalie gestionali in tempi decisamente precoci, anticipando di anni gli esiti giudiziari che hanno dato vita ai processi penali ancora in corso.

Abbiamo svelato, tra le tante cose segnalate, il caso della raccomandata per gli inviti alla prima gara partita curiosamente da Bronte, come la particolarità che col sorgere dei primi problemi giudiziari, l’allora prefetto di Catania Maria Guia Federico pensò bene di scegliere una coppia di coniugi quali commissari prefettizi dei due più importanti appalti della città: quello per i rifiuti affidato a Maurizio Cassarino e quello per il CARA a Rosanna Castelli, appunto marito e moglie nello stesso studio. Bizzarrie prefettizie, tutto regolare ovviamente.

Per avere segnalato tutte queste “stranezze” abbiamo subìto querele e intimidazioni di ogni tipo, ma i fatti ci hanno dato piena soddisfazione: il sistema era e resta marcio.

Ma tutto quanto accaduto e ampiamente documentato evidentemente non è bastato a garantire un minimo di regolarità.

L’appalto per la gestione del CARA di Mineo, aggiudicato nel 2014 ad un’associazione di imprese con appena l’1% di ribasso nel 2014, è scaduto nel settembre del 2017.

Inutile dire che, come accade troppo spesso presso le stazioni appaltanti catanesi, siano esse comune, provincia e prefettura, nessuno pare essersi accorto della scadenza imminente provvedendo, come vorrebbe una sana amministrazione, alla realizzazione di un regolare bando di gara da indire per tempo.

Infatti non si capisce perché, essendo a conoscenza che un appalto scade ad una determinata data, chi ne è responsabile non provveda ad espletare la gara successoria almeno sei mesi prima, o persino un anno: mistero.

Così accade, tanto per fare due esempi eclatanti, al comune di Catania per i servizi milionari della gestione rifiuti o ricovero cani, prorogati da anni.

E accade anche in prefettura per la gestione, appunto, del CARA di Mineo.

Il contratto infatti, scaduto a settembre 2017, viene subito prorogato sino al 30 giugno 2018, “nelle more del completamento della gara” indetta dalla prefettura di Catania soltanto il 13 settembre 2107: ad appalto già scaduto.

Sull’argomento, evidentemente senza successo, è anche formalmente intervenuta l’ANAC, con un parere a firma del presidente Cantone: “Come è noto, l’istituto della proroga – che si pone in contrasto con principi di libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione e trasparenza – è teorizzabile, in base al principio di continuità dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.), nei soli limitati ed eccezionali casi in cui per ragioni obiettivamente non dipendenti dall’Amministrazione vi sia l’effettiva necessità assicurare la prosecuzione del servizio senza soluzione di continuità, nelle more della stipula del nuovo contratto.”

Con una conclusione chiaramente allarmata ed allarmante: “Nel caso di specie, la circostanza che il contratto in essere sia già stato prorogato, da un lato, e che l’esigenza di ulteriore proroga nasca dai tempi di espletamento della gara in corso, dall’altro, rende critico il ripetuto ricorso a tale istituto.”

Ma nove mesi non sono bastati alla prefettura di Catania per espletare le procedure, provocando altri 3 mesi di proroga, al costo per ogni ospite di 29,50 euro al giorno con una previsione di 3000 ospiti: 88.500 euro al giorno, pari a circa 8 milioni per la durata della proroga.

Salvo imprevisti: le jeux sont fait.

Il decreto del prefetto di Catania con la seconda proroga dell’appalto per la gestione del CARA Mineo