Le loro voci di dissenso e denuncia nei confronti della gestione del “business dell’accoglienza” sono state soffocate sin dal 2010. Adesso, accesi i riflettori di stampa e magistratura, trovano forza e riscontri. Assunzioni raddoppiate: il documento

Fa freddo e piove al cancello d’ingresso del “Residence degli Aranci”, il CARA di Mineo, ma i consiglieri comunali non demordono perché hanno capito che è venuto il momento di recuperare gli anni di umiliazioni ed ostracismi cui sono stati sottoposti per aver denunciato che quel business non va bene.

Sono, in ordine alfabetico, Pietro Catania di Mineo, Fabio Cusumano di Ramacca, Filippo La Mastra di Raddusa, Giuseppe Lanzafame di Ramacca, Lorena Mileti di Castel di Iudica, Ilaria Stuto di Mineo e Giovanni Rosa di Ramacca,

Ed è il consigliere comunale di Raddusa Filippo La Mastra a sintetizzare in maniera efficace la situazione: con il CARA di Mineo si è di fatto costituito un vero e proprio “Ufficio Parentopoli” in cui se sei parente di qualche esponente delle varie maggioranze consiliari riesci a lavorare”.

A mostrarlo in maniera documentale il consigliere di Mineo Pietro Catania che esibisce un documento di riepilogo delle assunzioni fatte al CARA di Mineo, tutte ovviamente senza alcun concorso.

Assunzioni CARA

Tra l’aprile 2012 ed il maggio 2013, periodo elettoralmente “interessante”, le assunzioni presso il mega centro di accoglienza sono praticamente raddoppiate, con una forte presenza di residenti proprio di Mineo.

E proprio su questo aspetto i consiglieri denunciano un forte rischio per la tenuta democratica del sistema territoriale, parlando chiaramente di un vero e proprio fenomeno di scambio di voti.

E’ la consigliera Lorena Mileti di Castel di Iudica a ricordare quanto sollevato anche in Commissione Antimafia circa il risultato eclatante ottenuto alle ultime europee dall’NCD nelle zone interessate da questo business, segnalando la strana coincidenza che a capo di questo partito ci siano proprio coloro che hanno avuto ruoli fondamentali nella nascita e gestione del CARA, dal ministro dell’Interno Alfano, all’ex soggetto attuatori Giuseppe Castiglione al sindaco di Mineo Anna Aloisi che, ricorda il consigliere Catania, si è rifiutata per ben due volte di riferire in Commissione Antimafia dichiarando pubblicamente (e incredibilmente) che lo avrebbe fatto su indicazione del prefetto di Catania.

Prefetto di Catania alla quale i consiglieri dissidenti fanno appello affinché si faccia definitivamente chiarezza, valutando l’opportunità di procedere ad un commissariamento istituzionale che possa sottrarre questo enorme business economico e clientelare a chi lo sfrutta per motivi di bassa politicanza.

I consiglieri, con un documento diffuso a margine della conferenza stampa, propongono che l’enorme disagio per le popolazioni residenti della presenza delle migliaia di migranti venga compensata non concedendo agli amministratori il potere di assumere i loro clientes e parenti o spendendo in decine di iniziative inutili ed anch’esse molto sospette.

Occorre invece utilizzare la parte di fondi destinata ai territori per realizzare infrastrutture pubbliche e incentivare gli investimenti privati con incentivi fiscali. 

In questo momento paiono alzarsi le tensioni all’interno del consorzio, soprattutto in seguito alle dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Ramacca Franco Zappalà che, con le sue durissime denunce presentate alla Procura e confermate a SUDPRESS, pareva volersi mettere alla testa di una sorta di “movimento riformatore” del CARA e che invece in questi giorni sta compiendo vistose retromarce difficilmente comprensibili.

In ogni caso, il movimento di consiglieri e cittadini dei comuni del calatino  che hanno deciso di chiedere un deciso cambio di rotta si infoltisce ogni giorno.