“Mi dispiace avere il ruolo della Cassandra ma io già dalla prima gara andata deserta , avevo cercato di spiegare al Comune che il bando prevedeva dei requisiti specifici e molto esagerati che rendevano impossibile la partecipazione delle imprese del Sud, e non era previsto nemmeno un raggruppamento con le imprese del Nord”. A Parlare è Rossella Pezzino de Geronimo, amministratore della Dusty, una delle più importanti aziende del Sud nella gestione della raccolta dei rifiuti, con appalti vinti soprattutto in Sicilia e Calabria. La Dusty non ha preso parte, come tante altre ditte, alla gara per la gestione settennale del servizio per un importo di oltre 300 milioni di euro, andata deserta appena tre giorni fa per la seconda volta dopo quella di gennaio. Un fatto grave quest’ultimo, e forse senza precedenti, che ha fatto scattare la rabbia di tanti imprenditori onesti che avrebbero volentieri dato una mano per evitare questo ennesimo disastro dell’amministrazione Bianco che fa registrare un insuccesso dietro l’altro nel settore rifiuti, con una raccolta differenziata che sta letteralmente colando a picco 

“Noi allora, alla fine del 2016, scrivemmo anche all’Anac (Autorità nazionale Anticorruzione ndr) che ci dette ragione -prosegue Pezzino-. Quindi scrivemmo al Comune per fare le nostre osservazioni, spiegando che il disciplinare e il capitolato prevedevano disposizioni che non erano congrue, c’erano errori e decurtazioni strane. Il Comune ci rispose che si erano attenuti a quanto previsto dal piano d’ambito dell’Aro (area di raccolta ottimale ndr). Ma questa non poteva essere una risposta perché il piano d’ambito chi lo ha generato? Inoltre, in presenza di problemi così grossi, avrebbero quantomeno dovuto incontrare le imprese per capirne di più“.

“Un’altra assurdità è il fatto che l’assessore D’Agata -osserva l’amministratore della Dusty- oggi affermi in televisione che l’Amministrazione comunale si sia attenuta a quanto stabilito dal Conai, ma tutto ciò è improponibile -sbotta-. Il Conai è un corsorzio privato che raggruppa le imprese che producono imballaggi di sei tipologie. Pertanto non ha alcuna competenza in fatto di organizzazione di servizi. E’ come se si dovesse progettare l’organizzazione di un ospedale e ci si rivolgesse al consorzio di chi ha laboratori di analisi. Sarebbe mai possibile, mi chiedo, quella sarebbe solo una parte del servizio!”

“Perché l’assessore non si è messo su internet per cercare di capire cos’è il Conai? Si sarebbe accorto che il consorzio non può dettare le regole di un appalto del genere. Al contrario, l’assessore avrebbe dovuto chiamare dei progettisti, degli esperti. Adesso è’ facile scrollarsi di dosso le responsabilità. Il danno erariale chi l’ha determinato, il Conai oppure il Comune?”.

Rossella Pezzino de Geronimo quindi mette in fila, una dietro l’altra, tutte le “anomalie” di un capitolato d’appalto per nulla remunerativo per l’azienda partecipante ed eventualmente vincitrice. Difetti che la Dusty ha scritto nella lettera inviata al Comune e i cui passaggi principali vi proponiamo nella gallery fotografica.

“Il capitolato così com’è stato concepito -spiega la manager- prevedeva tante e tali penali per chi non avesse raggiunto il 70% di percentuale di raccolta differenziata nelle prime 42 settimane, che era praticamente impossibile partecipare senza subire grosse perdite. In particolare, l’appaltatore avrebbe dovuto restituire al Comune e obbligatoriamente circa 5 milioni di euro l’anno da decurtare dal canone comunale. Somme che l’impresa avrebbe potuto, ma non si sa bene quanto, recuperare dai contributi ambientali dei consorzi di filiera se avesse raggiunto appunto il 70% di differenziata. Una percentuale difficilissima da ottenere soprattutto sin dal primo anno di servizio, senza che questo fosse andato ancora a regime, una cosa fuori dal mondo. L’impresa alla fine avrebbe dovuto quindi pagare 35 milioni a fronte di un contributo Conai indefinito. Mentre sarebbe stato meglio prevedere una decurtazione in base agli incassi effettivamente introitati dalla ditta”.

Un altro difetto della gara la Dusty lo ha riscontrato riguardo la fase dello start up: “anche avendo voluto esattamente rispettare tutto quanto previsto dal capitolato, dalla distribuzione del materiale ai cittadini alla campagna di sensibilizzazione, all’estensione della raccolta differenziata a tutto il territorio -chiarisce Pezzino de Geronimo- se poi il Comune non avesse avviato tutte le sue iniziative di controllo e sanzione, perchè prevedere solo delle penali forfettarie per l’impresa in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta? Una vera ingiustizia”

“Un altro esempio di errore riguarda il calcolo dei chilometri per ciascun mezzo di raccolta: quelli previsti dal disciplinare sarebbero dovuti essere 22 al giorno per ogni compattatore, mentre invece la stima realistica è di almeno 75, quindi più del triplo di quello da loro calcolato. Noi abbiamo gestito la raccolta a Catania in passato e lo sappiamo bene. La maggiore percorrenza determina un aumento del consumo di carburante di cui la stazione appaltante non ha minimamente tenuto conto. Così come non ha tenuto conto del possibile aumento di prezzo del gasolio, già fra l’altro calcolato al ribasso. In soldoni sono ben due milioni di euro l’anno di disavanzo solo per i mezzi, una cifra considerevole”.

E poi ancora altre misure previste per il personale con calcoli errati che si traducono in un appesantimento per l’impresa, con decurtazioni di quasi 3milioni e 500mila euro.

“Quindi l’appalto non può essere remunerativo, e quando il Comune mi dice che va bene così perché risponde al piano d’ambito, è un ripararsi dietro l’ombrello che fa acqua da tutte le parti”, accusa la manager.

“Catania è una grande città in cui la gente non ha raggiunto la piena consapevolezza della ecosostenibilità e del rispetto per l’ambiente. Una raccolta porta a porta è più facile ottenerla nei piccoli comuni -osserva Pezzino de Geronimo-. A Catania ci dovrebbero essere i vigili di quartiere a controllare, telecamere nei punti delle discariche abusive. Oggi ci sono tutta una serie di sistemi, software con codici personali, che fanno individuare subito l’utente che non aiuta. Noi lo abbiamo fatto ottenendo risultati. Siamo dei pionieri della raccolta differenziata perché l’abbiamo imparata al Nord, in Lombardia e in Piemonte, abbiamo una grande esperienza maturata sul campo”.

Adesso, con la seconda gara deserta, non resterà che procedere ad una terza proroga, dopo quella dello scorso agosto, all’impresa che si era aggiudicata la “gara ponte” di 106 giorni, la Senesi Ecocar.

“Ma perché mandare le gare deserte e proseguire con proroghe? -si chiede l’amministratrice-. Non è che deve per forza vincere Dusty ma vorremmo almeno partecipare e soprattutto vorremmo che venisse fatta chiarezza”.