A ridosso di capodanno, il sindaco metropolitano Enzo Bianco manifestava tutta la soddisfazione per l’accordo di servizio firmato con la Pubbliservizi, partecipata della ex provincia. Ma Rita Ponzo, segretaria generale della Fisascat Cisl, lancia gravi accuse: “Non c’è alcun taglio ai super minimi, ma solo tagli agli stipendi degli operai. Nel bilancio ci sono consulenze per  260mila euro. Gravissimo poi scoprire che l’ufficio protocollo, dove passano documenti sensibili, venga presidiato da estranei che nulla hanno a che vedere con l’azienda” denuncia. Mentre Giuseppe Cottone, segretario provinciale della Fast – Confsal, spiega: “Le cifre non sono reali, cercheranno di recuperare soldi facendo tagli sui lavoratori. Non siamo state interpellati e non supporteremo l’azienda su queste scelte”

Che il 2017 fosse stato un anno duro per la Pubbliservizi e per i suoi dipendenti era stato chiaro fin dal principio, con l’avvicendamento al vertice di Salvatore Muscarà e Silvio Ontario, e l’arresto dell’ex presidente Adolfo Messina per gli appalti pilotati.

Tra proteste, sit in, manifestazioni e tavoli tecnici, si è quasi perso il conto delle tappe che hanno portato prima agli applausi per il sindaco Bianco, in virtù delle ennesime promesse basate sul nulla, poi con il commissario straordinario Salvo Cocina, si era cercato di risolvere realmente il problema degli enormi sprechi che erano stati una delle cause del crollo. Poco tempo dopo, il Tar di Palermo aveva rimesso in sella Bianco.

Così era arrivata la tanto temuta lettera di licenziamento collettivo, inviata ai lavoratori di Pubbliservizi, solo un mese fa circa. Tra pochi giorni, ci sarà l’udienza al Tribunale fallimentare. Cottone in questo senso spiega: “L’azienda chiederà la proroga prevista per legge di 60 giorni, per stilare un piano di risanamento, ma ci deve essere proposto nei modi e nei tempi giusti, per poter essere valutato da tutte le forze sindacali. La verità è che anche il contratto che hanno firmato prevede ulteriori vessazioni per i lavoratori, e non vantaggi come vogliono far credere. Anzitutto le cifre non sono quelle ma ben più basse mensilmente, perchè il costo che è stato stabilito annualmente per i lavoratori è di massimo otto milioni di euro. Congeleranno tredicesime, quattordicesime e TFR per almeno tre anni e gli stipendi saranno ridotti del trenta per cento”.

“Non lavorano sull’eliminazione degli sprechi veri, e così facendo tra quattro anni saremo nella medesima situazione. Chi ha le colpe di quanto successo è ancora lì -dichiara il rappresentante sindacale-. Il contratto firmato dalla Città Metropolitana, di cui si vantano tanto, non è stato condiviso dalle forze sindacali per le modalità in cui è stato fatto. Le disparità in azienda continuano ed il 2018, si è aperto in modo nero. Di fatto sono ottocentocinquantaquattro mila euro mensili e non un milione e centomila al mese. La politica deve metterci la faccia perchè finora ha fatto solo proclami inutili. Ci opponiamo alle continue vessazioni ai lavoratori, perchè i tagli devono essere applicati a tutti, anche ai dirigenti e ai consulenti”.

Rita Ponzo contesta pesantemente l’ennesimo incontro infruttuoso avuto con la dirigenza della partecipata della Città metropolitana, volto all’esame condiviso del percorso di risanamento aziendale che dovrebbe portare al concordato preventivo: “Tagli agli stipendi solo degli operai, spese folli per consulenti, uffici come porti di mare dove gli estranei entrano ed escono come niente fosse: alla Pubbliservizi pare che non sia cambiato niente e che niente si voglia cambiare. Così non si riparte né con responsabilità, né con trasparenza, né con rigore. Intervenga la Città metropolitana”, accusa la sindacalista.

“Per cominciare, a incontro appena iniziato – dice Ponzo – la documentazione era incompleta e sul tavolo arrivavano bilanci, linee guida e documenti vari la cui mole rendeva oggettivamente impossibile acquisire le informazioni necessarie alla discussione. Come potevamo condividere un progetto senza avere il tempo per conoscerne debitamente il contenuto?”

 “In base a una rapida lettura dei bilanci – continua – ci siamo subito resi conto che non c’è alcun taglio ai super minimi, ma solo tagli agli stipendi degli operai, un taglio del 30 per cento che è stato riproposto per 5 anni e non più a sei mesi come concordato in precedenza. In bilancio ci sono 260 mila euro di spese per consulenze, ma quali risparmi e quali vantaggi ne sono derivati? Gravissimo poi scoprire che l’ufficio protocollo, dove passano documenti sensibili, venga presidiato da estranei che nulla hanno a che vedere con l’azienda ma che sono vicini ad ambienti politici locali e che la direzione dell’azienda non lo sappia”.

Secondo Ponzo, “è di ulteriore gravità la volontà di voler mettere in difficoltà il sindacato, con un comportamento ai limiti dell’appropriazione indebita, perché da oltre due anni e mezzo vengono trattenute nelle casse dell’azienda le ritenute sindacali prelevate ogni mese ai lavoratori” va giù duro la segretaria cislina.

 “Ci chiediamo a questo punto -conclude la leader della Fisascat etnea- dove sta la volontà di cambiamento sbandierata dalla direzione aziendale, dove gli sforzi profusi per salvare la società, dove siano finiti la trasparenza e il rigore. Così non si va da nessuna parte. È ora che la Città metropolitana prenda in considerazione soluzioni adeguate per dare un vero cambio di rotta a un percorso che vogliamo salvaguardato nell’interesse e nella tutela dei lavoratori e dei cittadini ai quali devono essere garantiti i servizi offerti”.