“Sono stato colpito perchè il bus era bloccato da alcune macchine in sosta; ho chiesto di spostarle, e per tutta risposta, uno dei proprietari mi ha prima minacciato con atteggiamento mafioso, e poi colpito salendo sul mezzo. Io lavoro da sei anni per l’Amt, e ho visto cose incredibili”. A parlare è Carmelo Trombetta, l’autista dell’Amt vittima di un nuovo gravissimo episodio di violenza verbale e fisica dentro la vettura, da parte di un uomo che visibilmente alterato, era pronto alla lite per futili motivi, come già accaduto poche settimane fa 

Il bus dell’Amt su cui si è verificato il fatto, transitava nella zona periferica del “Pigno”, ed il conducente, Carmelo Trombetta, dall’Ospedale Vittorio Emanuele, in cui è stato in attesa ore prima di essere medicato, racconta a Sudpress: “C’è, tra le persone un’aggressività incontrollata. Va bene il fastidio per i tanti problemi e le mancanze da parte delle istituzioni, ma i primi che danneggiano la città spesso sono proprio alcuni abitanti. Sono arrivato al punto di cercare un altro lavoro, non ne posso più davvero, non voglio più lottare giornalmente con la gente, con i datori di lavoro, con i politici”.

E, continua: “La situazione è degenerata fino alle mani, ma io come molti altri miei colleghi, ogni singolo giorno lavorativo siamo costretti a discutere animatamente con qualcuno dei passeggeri o con altra gente per strada. La persona che mi ha aggredito fa parte di quella parte di cittadinanza che vede tutto come uno sgarbo, come un motivo per alterarsi e litigare, senza preoccuparsi di pensare che chi ha di fronte lavora per pochi soldi e mantenere la famiglia”.

Le situazioni simili sono in continuo aumento, anche da quando, complice il caldo afoso di questi mesi estivi, la carenza di autobus e i disservizi costanti, come mancanza di aria condizionata, e mezzi vecchi soggetti a guasti, causano rabbia ed eccessi da parte di chi il bus lo prende per muoversi, non avendo altre alternative.

Nulla di nuovo purtroppo sotto il sole dunque, con una città sempre più allo sbando in tutto e per tutto, a cominciare dai servizi essenziali.

All’indomani dell’aggressione, i rappresentanti sindacali delle sigle Faisa – Cisal e Fast – Confsal, Romualdo Moschella e Giovanni Lo Schiavo, esprimono con un comunicato firmato congiuntamente, tutto il disappunto, per una situazione più volte denunciata e oggetto di protesta, ma che di fatto non ha trovato alcun miglioramento nel corso dei mesi: “L’ennesima aggressione a scapito di un lavoratore che ha solo la colpa di condurre un mezzo di trasporto pubblico , utile alla collettiva. In una citta’ normale ciò non potrebbe mai accadere che un lavoratore esce da casa per guadagnarsi da vivere per se e per la propria famiglia e invece corre il rischio di essere malmenato.

Da tempo e in diverse occasioni similari la faisa e la fast hanno denunciato alle istituzioni le criticità e i rischi che corrono gli autisti dell’Amt di Catania , durante l”esercizio delle proprie funzioni, ma le Istituzioni tacciono. Nessun intervento significativo ci risulta sia stato posto in essere fa parte delle stesse per arginare la grave situazione venutasi a determinare, e con essa , tutte le aggressioni inaudite nei riguardi di questi lavoratori che si sono succedute nel tempo.

Nulla di ciò è accaduto, motivo per cui, come sindacati autonomi, ci riteniamo indignati di siffatto silenzio da parte di chi invece è preposto a tutelare l’ integrità fisica di talune categorie di lavoratori come il caso degli Autisti dell’Amt/spa.
Più volte come sindacati autonomi abbiamo chiesto aiuto alla Prefettura che gia’ da tempo, avrebbe dovuto predisporre un serio piano di intervento, utile alla salvaguardia ed all’incolumità degli Autisti dell’Amt”.