Oggi la notizia di un canile ispezionato dalle forze di polizia in viale Kennedy alla Plaia dove è stata riscontrata la presenza di 82 cani in condizioni igienico-sanitarie a dir poco precarie. Nei giorni scorsi altri controlli avevano fatto emergere le medesime situazioni in cui si trovano gli animali stavolta a San Giovanni Galermo. Sudpress ha fatto anche due conti  GUARDA I VIDEO DELLA POLIZIA

Secondo la normativa regionale, legge 15 del 2000, la quota giornaliera che i comuni devono corrispondere al canile per ogni cane, varia tra 3,50 euro e 4,50 euro. A San Giovanni Galermo i cani sarebbero 500, quindi ne deriverebbe un canone mensile di circa 62 mila euro per oltre i 500 animali. Peccato che questa cifra esorbitante sia la conseguenza del sovraffollamento ingiustificato del canile all’interno del quale non verrebbero neanche garantite le condizioni essenziali di igiene e benessere.

Alla luce dell’ennesimo sopralluogo nei canili di San Giovanni Galermo da parte dell’Asp3, poliziotti di Borgo Ognina e la Squadra Cinofili sono emerse, ancora una volta, le pessime condizioni igenico-sanitarie in cui si troverebbero le strutture.
Considerando che il comune è tenuto a versare un corrispettivo giornaliero ben preciso per un mantenimento ottimale dei cani, sorge spontaneo domandarsi com’è possibile farli vivere tra deiezioni non rimosse dal personale delle pulizie, con il cibo sparso a terra, fuori dalle ciotole, e acqua stagnante. 

“Secondo la legge 15 del 2000, della normativa regionale -spiega Angelica Petrina, responsabile della LAV Catania– la quota giornaliera che i comuni corrispondono alla struttura, per ogni animale, oscilla tra 3,50 euro per i cani di taglia piccola e 4,50 euro per i cani di taglia grande”.
La cifra imposta dalla normativa regionale non sarebbe esorbitante, considerato che i cani dovrebbero essere tenuti in ottime condizioni igieniche, sanitarie e di alimentazione. Il problema è che, osservando i video girati all’interno dei canili, da parte delle forze dell’ordine, si evincerebbe l’esatto contrario.
“Inoltre -prosegue LAV Catania-  la struttura non nasce come canile ma come abitazione privata che per natura stessa non può contenere quel numero di cani”.

Dunque, facendo un breve calcolo, con una media tra 3,50 euro e 4,50 euro, quindi 4 euro per 517 animali, arriveremmo a 2.068 euro al giorno. Se dovessimo moltiplicare la quota giornaliera per un mese avremmo un giro di denaro di 62 mila e 40 euro e all’anno arriveremmo a 744 mila e 480 euro. Una cifra che, come minimo, dovrebbe garantire le condizioni essenziali di benessere per gli animali, cosa assolutamente disattesa.

“Il Comune di Catania, nel giro di poche settimane, ha dato varie autorizzazioni per continuare l’attività nonostante la realtà documentata e segnalata tante volte in circa 4 anni -continua la Lav-. È anche vero che le varie amministrazioni non hanno mai dato attenzione al problema del randagismo nel corso degli anni precedenti e adesso, quella attuale, si ritrova con tanti randagi da gestire sul territorio. Devono in qualche modo tamponare e continuano a finanziare le strutture che li ospitano”.

Su 58 comuni nel catanese non esistono rifugi pubblici ma solo strutture private e il rischio che si corre in questi casi è di dare vita a situazioni ambigue.

Le associazioni animaliste, negli scorsi anni, hanno effettuato numerosi sopralluoghi denunciando più volte le situazioni disastrose in cui si trovavano i cani e da allora nulla sarebbe cambiato.
Dal video, girato circa due anni fa dalle associazioni L’Altra Zampa, Lav e Lega per la Difesa del Cane CT, si riscontra in maniera evidente lo stato degradante in cui sono costretti gli animali: box stretti, rifiuti e deiezioni che non vengono pulite, ciotole dell’acqua con strati di alghe.

Da allora nulla sarebbe cambiato come documentato dalla polizia di Borgo Ognina, Asp3 e unità cinofile. Ecco il video.

Vista la drammatica situazione ci si augura che questi controlli possano proseguire, non solo nelle strutture di San Giovanni Galermo o della Plaia, ma  tutti i canili della provincia affinchè vengano garantite ai cani condizioni ingenico-sanitarie di benessere e compatibili con la loro natura.

Di seguito il video dell’ispezione di oggi alla Plaia