Il commissario ad acta Pagliaro in che modo sta verificando la correttezza dei dati trasmessigli dalle associazioni?

Possibile che in tempo di crisi delle imprese magari si scoprirà che a Catania le aziende sono aumentate, in controtendenza mondiale, senza che ce ne fossimo accorti?

Ci siamo già occupati nei giorni scorsi delle anomalie che stanno caratterizzando l’iter del rinnovo della Camera di Commercio d i Catania, anzi della nuova grande Camera che accorpa Catania, Siracusa, Ragusa e Messina.

Per consentire il disbrigo delle operazioni amministrative il Ministero dello Sviluppo Economico ha nominato commissario ad acta il segretario generale della Camera di Commercio etnea dott. Alfio Pagliaro.

Inutile sottolineare quanta importanza rivesta nel panorama economico di un territorio sviluppato la guida di una Camera, e non solo per ciò che l’istituzione rappresenta in termini di proiezione delle realtà associative nel campo del commercio e dell’industria e cioè dell’economia locale, ma anche per il potere che a quella istituzione viene conferito in relazione ad altri Enti come i porti, gli interporti, gli aeroporti, i mercati, le ex aree industriali, ed una infinità di altre entità che sorgono sul territorio e alla cui gestione concorrono anche le Camere di Commercio.

Anche quest’Ente ha subito dal governo Lombardo in pii l’amara ed antidemocratica sorte della gestione commissariale ad oltranza, con elezioni indette e sabotate allorquando ai vinti non piaceva la compagine dei vincitori; insomma, un blocco di un crocevia istituzionale fondamentale operato con l’arroganza a la protervia tipiche della politica e di certa rappresentanza del tessuto economico territoriale che, quanto a malcostume, nn ha nulla da invidiare alla peggiore classe di politicanti.

Non è una novità, si potrebbe obiettare, atteso che è da sempre così, essendo stata la Camera patrimonio ed appannaggio quarantennale della democrazia cristiana che, anche lì, esercitava il suo dominio nonché del consociativismo corporativo che ha resistito alla fine della DC, e tuttavia la anomalia consiste proprio nell’osservare come malgrado il disastro di una città impoverita e commissariata ancora si perpetui un modello di governo insulso e lontano dai bisogni delle categorie.

Nondimeno, il punto è che al commissario Pagliaro è stato affidato il compito di selezionare le associazioni di categoria, che dovranno prendere parte al rinnovo camerale, di verificarne la consistenza numerica, di processare quante singoli associati ha ciascuna sigla, e così via.

Compito delicato, che naturalmente deve essere condotto secondo legge, per evitare atti di arbitrio o peggio la consumazione di gravi reati contro la pubblica amministrazione.

Ed ecco arrivare le prime sorprese!

Per intanto, diversamente da come opportunamente si è fatto per l’altro grande accorpamento camerale in Sicilia occidentale, dove tutti i segretari generali delle Camere sono stati coinvolti nella delicata gestione procedurale in corso, a Catania Pagliaro fa tutto da solo.

Ma, soprattutto, Pagliaro mostra una singolare attenzione per la scelta dei tempi, sicché, per per esempio, fissa una importante termine di scadenza esattamente al giorno dopo Natale e santo Stefano, come se anche nei giorni di festa alla Camera di  Commercio qualcuno potesse lavorare alla pratica aperta.

Ma, e qui c’è il punto più delicato, non si comprende secondo quali criteri Pagliaro intenda processare le comunicazioni che gli pervengono dalle singole associazioni.

Facciamo un esempio: se l’associazione dei trasportatori comunica di avere 1000 iscritti, in che modo Pagliaro valuterà l’esistenza di quelle mille aziende?

Esistono? Non esistono? E, soprattutto, sono operative? E lo sono da almeno tre anni?

Hanno una sede? Personale impiegato? Attività documentata?

E’ di tutta evidenza che se nessuno controllerà la veridicità dei dati, finirà per venirne fuori una competizione dopata, con ditte inesistenti, ovvero con aziende che non sanno  magari d’essere state arruolate dall’associazione tal dei tali.

A favore di chi? Per controllare cosa?

Naturalmente, tutto ciò sarebbe gravissimo perché inquinerebbe una istituzione fondamentale per lo sviluppo del territorio, e soprattutto vorrebbe dire che qualcuno sarebbe disponibile a commettere uno o più reati, dall’abuso d’ufficio al falso all’associazione a delinquere costituita appunto al fine di commettere questi reati, ma questo è campo della Magistratura mentre ai giornali spetta fare da sentinella, da cani da guardia contro gli abusi di certo potere, probabilmente aduso a gestire gli enti e le istituzioni di questa nostra città secondo una consolidata regola di impunità.

Speriamo che le nostre siano solo preoccupazioni eccessive, ma sarà bene mantenere alta la guardia per evitare che la Camera di Commercio nascitura sia figlia di un parto indotto.