Quando si esagera, si esagera. Dopo cinque anni di commissariamento e tre insediamenti saltati, i nervi sono a fior di pelle. L’ultima è che i consiglieri legittimamente nominati con decreto del presidente Rosario Crocetta lo scorso dicembre (e già allora con enorme ritardo causato da denunce rivelatesi praticamente infondate), lunedì si insedieranno, o almeno ci proveranno, ritenendo irricevibile la seconda “sospensione” decisa ad appena due giorni dalla seduta. In effetti, in base alla legge, i poteri delegati alla signora Lo Bello dal presidente Crocetta si esaurirebbero con la convocazione. Stop. Da quel momento infatti esiste un Ente Pubblico del tutto autonomo e persino di rilevanza costituzionale, sul quale ogni ulteriore azione turbativa del suo funzionamento rischia molto concretamente di trasformarsi quantomeno in eccesso di potere se non in vero e proprio abuso. Vedremo cosa succederà lunedì. E nei giorni a seguire.  

Si legge negli statuti di tutte le Camere di Commercio d’Italia: “La Camera di Commercio ai sensi dell’art. 1 primo comma della Legge 29 dicembre 1993 n. 580 s.m.i. è un ente pubblico dotato di autonomia funzionale, ed in quanto tale ente esponenziale e di autogoverno del sistema delle imprese, che svolge sulla base del principio di sussidiarietà di cui all’art. 118, 4 comma della Costituzione, funzioni di interesse generale per il sistema delle imprese della circoscrizione territoriale di competenza.”

Un ente pubblico autonomo. Chiaro. E dovrebbe essere al servizio delle imprese e del tessuto produttivo del territorio di riferimento, lontano mille miglia dalla stupida famelicità di una politica gretta, violenta ed incapace, impegnata a distruggere tutto quello che può.

Invece, in Sicilia, anzi, a Catania, può capitare che un ente autonomo di questa rilevanza risulti commissariato addirittura da oltre un lustro. Ridicolo, se non altro.

Nel frattempo, tra un commissario e l’altro (uno, Dario Lo Bosco, nominato da Crocetta nel dicembre 2012, finito anche in galera e di cui non si hanno più notizie), la legge nazionale impone alle camere di accorparsi secondo una procedura che quelle di Catania, Ragusa e Siracusa decidono comunemente di percorrere insieme, a quanto pare del tutto legittimamente se tutti i ricorsi ai vari TAR da parte di chi non era d’accordo sono stati respinti.

Persino l’indagine penale, come abbiamo visto, ha alla fine partorito un asfittico topolino con contestazioni del tutto ininfluenti sugli equilibri interni, nonostante gli strilli, a dire il vero alquanto scomposti, di chi denunciava migliaia, milioni, miliardi di falsi incredibili: pare non sia così e dei milioni di falsi alla fine ne risultano contestati poche decine che non cambierebbero di una virgola i risultati che a quanto pare qualcuno non può sopportare. Per tanti motivi.

Allora, si dirà: “tutto apposto”, e invece no, ecco la “politica” che torna a far sentire la sua voglia di sfasciare tutto.

Per ben 3 volte l’assessore delegato dal presidente Crocetta, quello alle Attività Produttive (che solo a definirle tali viene da ridere considerati i risultati), Mariella Lo Bello, ritiene di avere tra i suoi poteri quello di fare e disfare.

Pare non sia così.

In base alla legge (art. 10 DM Sviluppo Economico 156/2011),  infatti, ed è principio comune a tutti gli enti dotati di autonomia, il compito dell’assessore, che in realtà sarebbe in capo al presidente della regione che però ne scarica la responsabilità formale, si ferma alla convocazione della seduta di insediamento del consiglio, dopo di che deve ritirarsi perché con quell’atto comincia l’autonomia dell’ente.

Qualunque ulteriore atto che turbi il completamento dell’iter diviene debordante, esponendosi ad annullamento amministrativo e a probabili responsabilità di altra natura, oltre che ovviamente politiche, ma quelle ormai hanno superato abbondantemente il livello dell’inesigibilità.

Per questi motivi pare che i consiglieri camerali, nominati addirittura l’ormai lontanissimo 30 dicembre 2016 con il decreto 694 del presidente Crocetta, stiano valutando di ritenere inesistente (da accertarsi ovviamente con apposito ricorso amministrativo) questo secondo rinvio della seduta di convocazione, che a questo punto sarebbe ormai non solo immotivato, ma decisamente turbativo delle funzioni di un organo di rilevanza costituzionale.

Insomma, l’ennesimo pasticcio e un fatto: da 5 anni viene in ogni modo impedita la costituzione della Camera di Commercio di Catania e questo non sarebbe ammissibile in uno stato di diritto!

Il decreto del presidente Crocetta di nomina del consiglio camerale del 30 dicembre 2016.

Il primo rinvio dell’assessore Lo Bello dell’insediamento previsto per il 14 febbraio 2017.

La convocazione per il 28 febbraio.

La terza revoca da parte dell’assessore Lo Bello della seduta fissata per il 31 luglio.