Ci sarà un motivo per cui sono sempre più nervosi, quasi come si toccasero “cose loro” e non beni e denari pubblici che meriterebbero qualche attenzione in più. Infatti, occupano in maniera più o meno rocambolesca ruoli pubblici ed escono di testa. Sinora gli unici beccati a dare incarichi, assunzioni, affidamenti e soldi pubblici ad amici e parenti sono proprio loro, addirittura con contributi ai figli che con qualche giretto finiscono sui conti correnti di famiglia. Sprechi incredibili di denaro pubblico che lasciano basiti, domani ne vedremo un caso da manuale. Eppure appena qualcuno avanza perplessità sui “percorsi” da loro intrapresi nella gestione di beni pubblici, scattano come serpenti a sonagli lanciando messaggi trasversali, indicando “nani e ballerine” che chissà perché si opporrebbero alle loro prodigiose visioni. L’ultimo attacco viene sferrato subdolamente al presidente della Regione Nello Musumeci, reo di aver stoppato l’iter di vendita dell’aeroporto in attesa di maggiore chiarezza.

Sulla pagina FB Sistema Camerale Siciliano viene postato l’articolo dedicato al grazioso caso del contributo di 15 mila euro che la Camera di Commercio del Sud Est ha elargito all’associazione presieduta dal figlio dello stesso presidente della Camera Pietro Agen, allegando a rendiconto un estratto conto bancario che dimostra che i soldi della associazione finiscono su quelli di famiglia: bah, storia ormai nota che vedremo come andrà a finire.

A commento interviene un iscritto che dichiara “Bello schifo”, cui segue la risposta dello stesso Pietro Agen che prova a spiegare l’inspiegabile.

Ma è la chiusura del suo commento che dimostra inequivocabilmente stile e metodi di questo personaggio che si sta rivelando ogni giorno più interessante.

Scrive infatti Pietro Agen: “P.S. i contributi pubblici ricevuti non sono stati di oltre 300.000 € ma di 15.000, chieda quanto e’ costata la gara di cavallerizzi della settimana scorsa ad Ambelia e confronti il livello dei partepanti rispetto agli europei di sci alpinismo!”

Ora, fermo restando che di 300 mila euro di contributi pubblici riferisce la nota a firma di suo figlio depositata presso la Camera di Commercio, documentazione che lo stesso presidente Agen ha tentato molto maldestramente di occultare, l’ultima frase è davvero velenosa.

Il riferimento è chiaramente alla manifestazione voluta dal presidente della regione Nello Musumeci che sta tentando di rilanciare la sede dell’Istituto Incremento Ippico di Ambelia, sinora abbandonata nel totale degrado, organizzando concorsi ippici e rendendola sede della Fiera Mediterranea del cavallo.

Ora, si può essere d’accordo o meno sulla validità di iniziative di qualsiasi tipo, ma cosa c’entra tirare in ballo il presidente della regione in un contesto simile, in cui si parla di contributi pubblici finiti niente meno che ai propri figli e persino suoi conti correnti della propria famiglia?

Cosa vuole intendere il signor Agen con questo riferimento ad Ambelia?

Sparata così sembra solo una volgarissima intimidazione.

Come nelle sue ormai famose “interviste” rilasciate al fratello massone in cui fanno davvero ridere blaterando di gestioni trasparenti dell’aeroporto in cui “non si consentono assunzioni di familiari ed amici” e poi i primi ad avere parenti assunti, almeno il nipote di uno ed il figlio dell’altro, sono proprio loro due: comici.

È come la questione Sangalli e la tangente di 3 milioni?

Ma davvero questo territorio può sopportare ancora questi metodi e questi linguaggi  che poi servono solo a creare confusione e nascondere quello che combinano davvero e che stiamo dimostrando, non a chiacchiere ma documenti in mano, ogni giorno?