Catania, basta un gol di Caccetta per battere un modesto Catanzaro. Restano i due quesiti: chi è il centravanti e che schema ha in testa il mister?

Il Catania ha dominato pur apparendo poco lucido nello sbloccare la gara e abbastanza sprecone nel mettere al sicuro il risultato, nonostante la mole di gioco e la superiorità chiaramente mostrata in campo.

A tenere banco, oltre al solito rebus per la posizione di centravanti tra Ripa e Curiale, arriva anche l’esperimento Aya come terzino destro.

La partita giocata ieri dai rossazzurri di mister Lucarelli è stata positiva, sia per la vittoria ottenuta, sia per la quantità di occasioni da gol create, ma se l’obiettivo dichiarato è quello di dare la caccia al Lecce in ottica primo posto non bisogna essere troppo riduttivi quando si tratta di criticare alcuni limiti finora mostrati da Lucarelli e/o dai giocatori scesi in campo.

Il Catania ha, come quasi sempre gli accade quest’anno, mostrato un’evidente superiorità tecnica nei confronti di una squadra si ordinata e vogliosa, ma poco più di questo, venuta al “Massimino” per difendere, difendere e ancora difendere.

Evidente sin dai primi minuti quale fosse il copione della gara, giocando a una porta sola per tutti i primi 25 minuti, con la squadra di casa capace di presentarsi davanti al portiere ospite in almeno 4 occasioni, con anche un gol annullato per fuorigioco.

Purtroppo, però, il calcio si differenzia da pattinaggio artistico, tuffi o altre discipline del genere per la mancanza della giuria e, dunque, l’impossibilità di vincere senza realizzare reti, cosa che andrà avanti per tutta la prima frazione.

Solo nel secondo tempo, e solo sugli sviluppi di un corner, Caccetta è finalmente riuscito a buttar giù il muro dei giallorossi, togliendosi per un attimo la sua maglia numero 8 per indossare quella del centravanti d’area.

Già, il centravanti, ruolo fondamentale, secondo nelle fantasie di tutti gli appassionati solo al ruolo del fantasista, quel numero 10 tanto ben portato da Francesco Lodi, migliore in campo insieme proprio a Caccetta, capace di fare da vero e proprio faro alla manovra etnea, imbeccando alternativamente i vari Russotto, Di Grazia e compagnia, creando una mole di gioco eccellente.

Ancora una volta, però, a rendere meno ottimistico il giudizio arrivano due critiche da avanzare a mister Lucarelli, il quale troppo spesso si concede i primi 45’ come periodo di riflessione e di studio prima di vincere la gara nella ripresa (vizio che può costare caro, vedasi sconfitte contro Reggina e Sicula Leonzio).

Innanzitutto, e questa è la cosa da risolvere alla svelta, bisogna mettere in chiaro lo schema con cui vuole far giocare questa squadra, la quale è un bene sappia esprimersi in diversi modi, basta che siano chiari; l’esperimento Aya come terzino, creando una sorta di “ibrido” tra 3-5-2 e 4-3-3, sebbene sia coinciso con il ritorno per Matteo Pisseri alla porta inviolata, rende poco proficuo il passaggio al nuovo schema, riconfinando ,con l’assenza delle sovrapposizioni su quella fascia, l’azione rossazzurra alla sola catena di sinistra, cosa troppo limitante quando si incontrano difese ben organizzate.

Sebbene sia difficile scegliere chi lasciare fuori tra i tre ottimi centrali a sua disposizione, sarà compito di Lucarelli programmare un’alternanza, avendo peraltro, quando volesse far rifiatare Semenzato, una valida alternativa nel giovane Esposito, anche se quest’ultimo dovrà migliorare in fase di non possesso.

Gli eventuali problemi in fase difensiva, andranno risolti con la continuità e la conoscenza del nuovo assetto, non perdendone gli evidenti ed indubbi aspetti positivi in fatto di pericolosità e varietà offensive, dovute alla possibilità di attaccare quasi indifferentemente dal lato destro o sinistro del campo.

Il secondo problema, ormai cronico del Catania delle ultime stagioni, è il seguente: chi è il centravanti?

Fino ad adesso Lucarelli, al quale tutto si può dire ma non che non sappia giudicare i movimenti che una prima punta deve svolgere, ha sempre preferito adattare Curiale, una seconda punta di ruolo, al posto di Francesco Ripa, comprato al posto di Pozzebon proprio per svolgere quel compito di terminale offensivo.

Pur avendo segnato già cinque reti, rendimento non disprezzabile, spesso il numero 11 rossazzurro appare fuori ruolo, privo della capacità di smarcamento tipica del bomber d’aria che tanto servirebbe a chi si presenta sempre almeno in 3 o 4 occasioni sul fondo per crossare in area.

Ripa, dal canto suo, appare più a suo agio in quelle situazioni, ma il suo giudizio è inevitabilmente condizionato dal suo utilizzo sempre a gara in corso, e quindi mai a parità di condizione rispetto agli avversari.

Se ancora saranno queste le decisioni del mister, a gennaio la società dovrà prendere atto di come la campagna acquisti, eccellente per quanto riguarda difesa e centrocampo, di altro livello rispetto all’anno passato, non è stata altrettanto gradita allo staff tecnico per quanto riguarda l’attacco, dove la cessione di Pozzebon è stata forse troppo affrettata e mal calcolata.