La piazza catanese acuisce il distacco dalla propria squadra del cuore che continua intanto a perdere pezzi in vista del finale di stagione. Agli indisponibili si aggiunge Gil. In Puglia per vincere e ottenere la salvezza. Poi si guarderà ai playoff, avversarie permettendo

Si dice che quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Nel caso del Calcio Catania, invece, sembra che i calciatori della squadra etnea -o almeno i superstiti- abbiano tirato i remi in barca. Già perché quello rossazzurro più che un report della situazione indisponibili, sembra essere un bollettino di guerra. Una lotta però ancora non conclusa, anzi, entrata nel vivo proprio nel finale di campionato.

Baldanzeddu, Bergamelli, Di Cecco, Fornito, Biagianti, Sessa e… Drausio Gil. Anche il brasiliano, uscito malconcio dalla debacle col Cosenza, si ferma ai box per una lesione muscolare. Ennesima assenza pesante per il pacchetto arretrato, già orfano del suo leader. In attacco, non è scontato il recupero di Andrea Russotto, fresco di terapie, la cui condizione fisica e atletica sarà valutata soltanto prima della partenza per la Puglia dei ragazzi di Giovanni Pulvirenti. Cerotti, medicazioni e fisioterapie a parte, il gruppo ha continuato a lavorare a Torre del Grifo, consapevole di aver dato vita, nelle ultime settimane, ad un vero e proprio teatro dell’orrore.

Chi sarà disponibile si gioca in prima istanza la salvezza nel torneo di Lega Pro. Come primo obiettivo. Patetico, ma reale. A Monopoli non per raggiungere il parco della vittoria, perdendosi in accostamenti di valore ormai basso e tragicomico. Il Catania è chiamato ad imporsi in personalità e orgoglio, ha il dovere di dare credibilità alle parole ormai incredibili e obsolete del suo amministratore delegato Pietro Lo Monaco, tradito non dalla città e dagli addetti ai lavori, ma dal suo stesso giocattolo. Fatalità messe in preventivo, comunque, i numeri non condannano ancora definitivamente il gruppo “con dei limiti caratteriali”, come definito dallo stesso allenatore del Catania, ma gli da la chance di giocarsela fino alla fine, non di certo per il sesto, settimo posto, obiettivo dichiarato, ma quantomeno per entrare in gioco negli spareggi per la cadetteria.

Guardando alla totalità del campionato, puntare un solo centesimo sulla realtà rossazzurra sembrerebbe paradossale, grottesco. Ma la formula allargata dei playoff, un livello generale che definire medio-basso è sinonimo di garbo e fiducia più che altro concederà fino alla fine il beneficio del dubbio.

Se il Catania di Pino Rigoli sapeva essere comunque impermeabile a livello difensivo, quello di oggi fa acqua da tutte le parti. Altro che remi, la deriva è prossima continuando su questa falsariga. Catania si appella allora al valore umano di chi indossa la maglia che la rappresenta. Si appella al carattere degli interpreti, al blasone e alla fortuna: chiudere bene questo campionato (centrando eventualmente i playoff) potrebbe cambiare le carte in tavola. Non di certo l’essenza dell’ennesimo campionato vissuto non da protagonisti.