Il 7 febbraio scorso si è svolta la 1° Giornata Nazionale Contro il Bullismo, un fenomeno purtroppo in ascesa che si manifesta non solo all’interno del contesto scolastico ma, sempre più spesso, anche al di fuori della scuola e soprattutto attraverso i social network (cyberbullismo). La psicologa Erika Galatà ci spiega come riconoscerne i sintomi e cosa fare quando ci si trova coinvolti.

Il termine bullismo indica un’oppressione, psicologica e/o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una individuo (bullo) o da un gruppo di “status” più elevato nei confronti di una persona percepita più debole (vittima).

Le caratteristiche principali che connotano il bullismo e consentono di distinguerlo da altre forme di comportamento aggressivo sono:

  • Intenzionalità, implica la volontà deliberata di recare offesa o dominare;

  • Sistematicità, indica una continuità nel tempo delle azioni di sopraffazione. Sebbene anche un singolo fatto grave possa essere considerato una forma di bullismo, di solito gli episodi sono ripetuti nel tempo e si verificano con una frequenza piuttosto elevata. Talvolta dura per settimane, mesi, persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime;

  • Asimmetria di potere, indica la presenza di differenze fisiche o psicologiche tra bullo e vittima, tali da definire due ruoli, quello del prepotente che sottomette e quello della vittima che subisce e vive un forte senso di impotenza. Essa può essere dovuta anche all’età o alla numerosità dei bulli, quando le aggressioni vengono emesse da parte di un gruppo;

Inoltre, è necessario sottolineare che il bullismo viene agito con una modalità proattiva, ovvero senza che vi sia alcuna provocazione da parte della vittima.

La sopraffazione del bullo può essere agita in forma diretta o indiretta: il bullismo diretto consiste nel picchiare, prendere a calci e a pugni, spingere, dare pizzicotti, graffiare, mordere, tirare i capelli, appropriarsi degli oggetti altrui o rovinarli; o, se di tipo verbale, implica il minacciare, insultare, offendere, prendere in giro, esprimere pensieri razzisti

Il bullismo indiretto, invece, si gioca sul piano psicologico e per questo motivo è meno evidente, ma non per questo meno dannoso per la vittima. Esempi di bullismo indiretto sono l’esclusione dal gruppo dei coetanei, l’isolamento, l’uso ripetuto di smorfie e gesti volgari, la diffusione di pettegolezzi, calunnie e il danneggiamento dei rapporti di amicizia della vittima.

Conosciamo i personaggi coinvolti:

Il bullismo spesso non riguarda un unico individuo, ma coinvolge un intero gruppo di pari, ciascuno con un suo ruolo e con al vertice un leader, che viene incitato e approvato dai suoi sostenitori, definiti anche “bulli passivi”, in quanto insicuri e sottomessi, che si sentono protetti dalla potenza del bullo. Pur non ricoprendo sempre un ruolo attivo nelle azioni violente, essi sono ugualmente colpevoli, poiché legittimano il bullo leader nel compimento delle sue azioni. Quest’ultimo, infatti, è generalmente il più aggressivo, favorevole alla violenza, spesso impulsivo, dominatore, insofferente alle regole, incapace di tollerare le frustrazioni, poco sensibile verso la sofferenza delle vittime che deumanizza, riducendole al ruolo di semplice oggetto.

Un ruolo interessante viene ricoperto poi dai soggetti neutrali, i quali sono a conoscenza della situazione ma non intervengono, né in maniera diretta né indiretta (segnalazioni a genitori e/o insegnanti) per timore o indifferenza, con l’effetto di avvalorare le prepotenze.

Infine vi sono le vittime, spesso insicure e ansiose, caratterizzate da un modello reattivo sottomesso, fragili sia fisicamente che emotivamente, meno capaci nelle attività di gioco, soprattutto sportive e di lotta. Nella maggior parte dei casi le vittime non reagiscono agli attacchi, ma tendono ad accettare passivamente le angherie, piangere ed isolarsi, rafforzando così il potere del bullo.

Le conseguenze più gravi per la vittima prevedono l’insorgenza di Disturbi Depressivi e d’Ansia, tra cui il Disturbo Post Traumatico da Stress…fino ad arrivare all’esito più terribile, quello a cui non può porsi rimedio: il suicidio, in questo caso chiamato anche bullicidio (bullycide). Purtroppo, infatti, sempre più spesso alle vittime appare come unica via d’uscita dall’incubo quella di compiere un gesto così estremo.

Ma perché si diventa bulli?

I bulli presentano un deficit di intelligenza emotiva, definita come la capacità di valutare e regolare le proprie emozioni, riconoscendo quelle altrui e utilizzandole per guidare i propri pensieri e le proprie azioni.

Da ciò ne consegue in primis la mancanza di empatia (capacità di mettersi nei panni dell’altro, provando le sue emozioni come se provenissero da sè) e, conseguentemente, di senso di colpa: non riescono ad immedesimarsi nella vittima e disconoscono in essa i segnali di sofferenza.

Persistendo nel loro atteggiamento e comportamento, i bulli rischiano di strutturare disturbi della condotta e, in età adolescenziale, disturbi antisociali della personalità.

Nella maggior parte dei casi le vittime di atti di bullismo non denunciano per vergogna o paura delle ripercussioni. Per questo è importante, per poter agire tempestivamente, sia da parte dei genitori sia degli insegnanti, cogliere i campanelli d’allarme:

  • Disturbi del sonno
  • Cambiamenti nell’alimentazione
  • Disturbi psicosomatici (mal di pancia, mal di testa, enuresi ecc)
  • Ansia
  • Chiamate frequenti da scuola per essere riportati a casa
  • Abbassamento dell’autostima
  • Frequenti perdite o guasti ad oggetti personali
  • Paura di andare a scuola
  • Comparsa di lesioni fisiche, contusioni, tagli e graffi
  • Calo del rendimento scolastico
  • Isolamento sociale

Cosa fare se si è vittima di bullismo:

  • Non isolarsi, ma stare accanto ad altri compagni che sono a conoscenza della situazione e che potrebbero fungere da fattore di protezione

  • Cercare di mantenere la calma, piangere o arrabbiarsi potrebbero inasprire la situazione

  • Mostrarsi sicuri di sé e fermi

  • Parlarne con i genitori e con gli insegnanti

  • Rivolgersi a uno psicologo

  • Sull’autobus sedersi accanto ad un adulto

Se non siete vittime di bullismo ma assistete a delle prepotenze non rimanete neutrali, ma agite rivolgendovi ad un adulto.

Inoltre, è di fondamentale importanza predisporre all’interno del contesto scolastico un sistema di controllo e di denuncia sicuro (sportello d’ascolto), oltre a prevedere degli spazi e dei tempi strutturati per la promozione della cooperazione e delle abilità socio-relazionali, nonché per la conoscenza e la comprensione delle emozioni.

Una via d’uscita esiste! Se chiedi aiuto non significa che sei un debole, ma solo che hai bisogno di un sostegno per poter porre fine a qualcosa di cui tu non sei responsabile! I bulli non sono invincibili!


  Erika Galatà è una psicologa laureata presso l’Università di Catania, iscritta all’Ordine degli Psicologi della regione Sicilia. Il suo è un intervento basato sull’approccio cognitivo comportamentale e annovera notevole esperienza nell’ambito della psicologia clinica, della psicodiagnostica e della salute mentale. Si occupa n particolare di disturbi alimentari, disturbi depressivi, disturbi d’ansia e attacchi di panico, fobie, disturbi comportamentali, sostegno alla genitorialità e consulenza di coppia.