Lo avevamo premonizzato già lo scorso 20 febbraio, quando gli amministratori “liguri” nominati su indicazione del potente e discusso cardinale Domenico Calcagno cominciarono ad attuare alcune strane manovre. Adesso il disegno si è concretizzato: il 12 maggio è stata depositata presso il tribunale fallimentare di catania istanza di concordato preventivo. E si fa esplicito riferimento al possibile proseguimento dell’attività “da parte di un nuovo soggetto”: non sarà per caso la misteriosa cooperativa Santa Giulia composta dagli stessi amministratori che vorrebbero adesso sciogliere l’ODA?

Quanto sta accadendo all’Opera Diocesana Assistenza di Catania ha dell’incredibile.

La notizia delle ultime ore è che con una delibera ai sensi dell’art. 152 della Legge Fallimentare, il presidente del consiglio di amministrazione dell’ODA, il genovese Calero Romano, ha depositato presso la sezione fallimentare del Tribunale di Catania istanza, che alleghiamo integralmente in calce, per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, dichiarando che in “conseguenza” alla situazione dallo stesso amministratore descritta, testuale, “dovrebbe presentare un concordato prettamente liquidatorio”. 

Perfetto.

La storia è ormai nota, lo scorso marzo l’Arcivescovo Metropolita di Catania Salvatore Gristina aveva provveduto a revocare gli amministratori suggeriti dal cardinale Calcagno nominando quale commissario straordinario con pieni poteri l’avvocato catanese Adolfo Landi.

Piuttosto che eseguire le disposizioni del socio unico e fondatore dell’ODA, i consiglieri revocati hanno cominciato ad attuare atti di resistenza basati su uno statuto che essi stessi avevano modificato e con il vescovo aveva inspiegabilmente rinunciato ad alcune sue prerogative: un pasticcio che avevamo scoperto e segnalato in tempi non sospetti. Adesso si comincia a capire di più.

Secondo quanto scritto nell’istanza “l’organo amministrativo”, revocato ma ancora insediato, “preso atto dell’impossibilità di addivenire a diverse soluzioni gestionali e delle problematiche di ordine finanziario anche in relazione alle politiche restrittive e di chiusura del sistema creditizio e dell’azione del dell’arcivescovo di Catania mons. Gristina Salvatore messa in atto il 6 marzo 2017, ha responsabilmente deciso di accedere alla procedura concordataria.”

Si, molto responsabilmente.

É lo stesso CdA a fornire in sintesi alcuni dati che dimostrerebbero da un lato la consistenza ed importanbza della struttura ODA in termini di dotazione personale e patrimoniale e dall’altro di come la situazione finanziaria sia precipitata proprio sotto la gestione di questi amministratori.

Infatti è scritto in istanza che l’ODA vanta ben “490 dipendenti, tutti altamente qualificati, che erogano i vari servizi assistenziali in favore di almeno 1500 assistiti in ben 4 strutture dislocate in provincia di Catania di cui tre con utenti ricoverati a ciclo continuativo, un centro per disabili gravi, una casa protetta per disabili, una casa riposo per anziani, una comunità alloggio per minori in difficoltà, un centro di formazione professionale con un numero di allievi, allo stato attuale, superiore a 500 in sette sedi dislocate sulle province di Catania, Enna e Siracusa.”

Insomma, un colosso che ovviamente fa gola. E parecchia.

Sempre in istanza sono riportati in estrema sintesi le risultanze degli ultimi 3 bilanci:

 

 

 

 

Quindi, fino all’esercizio 2014 il bilancio dell’ODA era in attivo ed i problemi finanziari sempre lamentati attenevano evidentemente solo ad una tardiva riscossione dei crediti, peraltro verso enti pubblici e quindi sicuri.

Ma ecco che nel 2015 crolla sensibilmente il valore della produzione e il CdA denuncia una perdita di oltre un milione e 756 mila euro.

Ottimo. Basta dire che l’attuale CdA “ligure”, ribadiamo revocato a marzo dal vescovo, che oggi presenta l’istanza alla sezione fallimentare viene nominato nel luglio 2014!

Le ultime manovre dei “liguri” e che potrebbero condurre alla procedura liquidatoria della fondazione ecclesiastica catanese sono state tutte anticipate da Sudpress, basta seguire il filo degli articoli correlati, sin dalla nomina di questo CdA e culminate con la rivelazione della costituzione, nel febbraio 2016, da parte dell’Amministratore Delegato dell’ODA Alberto Marsella di una cooperativa avente lo stesso oggetto sociale dell’ODA stessa: la Santa Giulia Cooperativa Sociale. Sull’attività sinora svolta da questa cooperativa stiamo verificando alcuni aspetti come siamo in attesa di capire meglio strane operazioni di costruzione di cimiteri.

Tardivamente, a quanto pare, il vescovo di Catania ha preso atto di quanto stava accadendo provvedendo alla rimozione del CdA ligure da lui stesso nominato, ma ricevendo un insolita resistenza che sta provocando l’attuale querelle finita in varie sezioni del tribunale di Catania.

Adesso, partita la procedura liquidatoria, si attende la reazione della diocesi catanese, sperando possa concludersi al più presto una vicenda grottesca che coinvolge i destini di migliaia di persone tra dipendenti ed assistiti, oltre che il buon nome della Chiesa cattolica e dei vari organi di controllo, tra prefettura e tribunale, che, come sta accadendo troppo spesso, si stanno dimostrando del tutto incapaci di intervenire a tutela dell’interesse generale.

Sudpress continuerà a seguirla perché sia chiaro, l’ODA è un patrimonio dei catanesi per i catanesi!.

La domanda di concordato presentata dal CdA “ligure” dell’ODA di Catania