Nei giorni scorsi Sudpress ha avuto contatti con il direttore del Ministero degli interni e con la procura della Corte dei Conti ed abbiamo appreso che…

Il Piano di riequilibrio finanziario del comune di Catania è ormai una sorta di chimera, una lacera tela di Penelope sempre più sfilacciata, tanto che risulta letteralmente scomparso, almeno nella sua ultima versione del settembre 2016, da ben 311 giorni.

Per non dire di quello originario, mai rispettato, che data addirittura 2013.

Abbiamo sottoposto alle autorità responsabili dei controlli, Ministero degli Interni e Procura della Corte dei Conti, l’imbarazzo nel non poter adeguatamente informare i nostri lettori, e quindi la città, su una vicenda così rilevante per le sorti di un’intera comunità, oltre che per la tenuta di un quadro politico che forse sarebbe meglio non tenesse più.

Le risposte dei vertici dei due organismi, in nostro possesso, sono state tanto cordiali quanto immediate, e contengono entrambe notizie molto interessanti, in particolare quella della Corte che probabilmente sarà definitiva.

Se infatti il Ministero si limita a prendere atto che l’amministrazione comunale ha trasmesso un ulteriore piano di riequilibrio soltanto in data 16 giugno 2017, secondo noi abbondantemente oltre i termini prescritti dalla legge e quindi con le conseguenze del caso, la Corte dei Conti giunge a decisioni più drastiche, arrivando persino a non considerare nemmeno le modifiche apportate al piano originario formulato nel 2013.

E se così sarà, non sembra possano esserci alternative ad una soluzione che trascinano irresponsabilmente almeno dal 2008, aggravando costantemente le condizioni del comune e che se adottata nei tempi giusti avrebbe consentito alla città di vedere risolti i suoi problemi finanziari già da molto tempo, invece di scegliere di continuare cinicamente ad indebitarla sempre più.

Il Magistrato Istruttore dr. Giovanni Di Pietro, nella sua risposta alle nostre domande, ripercorre per iscritto nei dettagli le varie modifiche apportate al piano originario, segnalandoci che a tutt’oggi non risulta pervenuto alla Corte il parere istruttorio del ministero sulla rimodulazione dello scorso 29 settembre 2016, che sappiamo presenta già di per sè dei problemi di rispetto dei termini e quindi di probabile irricevibilità.

Per tali motivi ci informa il dr. Di Pietro, “in data 25 luglio 2017 la Sezione, riunita in camera di consiglio, ha stabilito di prendere atto delle diverse pronunce della Sezione delle autonomie e, in attesa della necessaria relazione istruttoria della Commissione ministeriale sulla riformulazione del piano approvata con delibera n. 40 del 29 settembre 2016, di procedere alla verifica del piano di riequilibrio originario in considerazione delle ultime relazioni trasmesse dal collegio dei revisori dei conti e di quanto risultante dall’esame della situazione economico finanziaria dell’ente come risultante dai dati di consuntivo 2015 e, se non approvato, di preconsuntivo 2016.”

Tradotto, la Corte non intende più aspettare le calende greche e procederà alla verifica del rispetto del piano originario, atteso che le norme intervenute successivamente non consentivano gli stravolgimenti operati dall’amministrazione catanese.

Posizione che ha trovato conferma nella delibera del 25 luglio, dove si legge: “La lettura combinata dei commi 3 e 6 dell’art. 243 quater del Tue/ e l’attribuzione alle Sezioni regionali dello svolgimento di funzioni di controllo a tutela della finanza pubblica consentono di giungere alla conclusione che l’esame dello stato di attuazione dei piani di riequilibrio non è diretto solamente ad una verifica contabile del conseguimento di ciascun obiettivo finanziario programmato dall’ente, ma ad analizzare la situazione complessiva con valutazione anche di ogni eventuale elemento sopravvenuto.

E ancora: “L’obiettivo primario della procedura di riequilibrio finanziario deve individuarsi nell’attuazione di un percorso graduale di risanamento dell’ente atto a superare gli squilibri strutturali di bilancio che possono condurre allo stato di dissesto, così come imposto dall’art. 243 bis, comma 1, del Tuel.”

Con la chiusa definitiva: “L’eventuale aggravamento del quadro complessivo della situazione finanziaria dell’ente preclude la realizzazione del percorso di risanamento che costituiva l’obiettivo primario del ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario.”

Il tutto senza considerare che, chiarisce la Corte non a caso nella stessa delibera del 25 luglio, “il termine di legge del 30 settembre 2016 ha natura perentoria e  la sua inosservanza implica la decadenza dalla facoltà di avvalersi della possibilità di modificare il piano originario”, altro aspetto su cui esiste più che un dubbio, come raccontato da Sudpress con ampio anticipo.

Inoltre, nella delibera della Corte si ricordano tutti i precedenti pronunciamenti negativi sul piano originario che rilevavano come il suo mancato rispetto da parte dell’amministrazione Bianco realizzava sin da allora i presupposti per la dichiarazione di dissesto!

E su questo si esprimerà a breve la Corte, con esiti scontati.

Insomma, questa di come è stato ridotto sul lastrico il comune di Catania e di come ogni pezza messa si sia rivelata peggiore del male, è una vicenda che pare giunta al capolinea e da quel momento non resterà altro che individuare le responsabilità personali, recuperare il recuperabile e tentare di andare avanti con una nuova e più adeguata classe dirigente.