L’inchiesta della Guardia di Finanza che ha svelato il quadro corruttivo alimentato da uno spegiudicato scambio di favori

Non sarà facile dimenticare la scena immortalata dalle telecamere piazzate dalla Guardia di Finanza nell’ufficio del direttore Ispettorato del Lavoro Domenico Amich: l’ex deputato regionale Marco Forzese occulta, con destrezza, un fascicolo all’interno del giubbotto del suo “grande elettore”, l’imprenditore di Castel di Judica Salvatore Calderaro.

L’inchiesta è quella del 3 maggio scorso, denominata appunto Black Job che ha coinvolto a vario titolo 9 soggetti in quanto ritenute dalla Procura responsabili, a vario titolo, di concorso in corruzione continuata, soppressione, falsità materiale e ideologica di atti pubblici a fronte di condotte delittuose verificatisi all’interno dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Catania tra la fine del 2017 e i primi mesi del 2018.

Nella giornata di domani il Tribunale del Riesame dovrà vagliare le posizioni di Marco Forzese, Domenico Amich e Maria Rosa Trovato, la responsabile dell’ufficio legale dello stesso Ispettorato.

Intanto la settimana scorsa si sono tenuti gli interrogatori di garanzia che hanno portato alla revoca della misura interdittiva disposta a carico di Ignazio Maugeri presidente di Enaip Asaform Sicilia: «A seguito dei chiarimenti forniti dall’indagato e della documentazione prodotta in sede di interrogatorio – scrive il giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza – sono venuti meno i gravi indizi per il concorso in corruzione contestato al Maugeri».

«Il mio assistito – ha commentato l’avvocato Giuseppe Rapisarda– ha spiegato che la richiesta rivolta all’Ispettorato Territoriale del Lavoro, non era finalizzata a dimostrare l’avvenuto pagamento integrale delle spettanze di “tutti” i lavoratori, ma solo del debito residuo. Alla richiesta infatti è seguita una trasmissione per posta elettronica dei documenti che comprovano l’esistenza di tale debito residuo. La richiesta è stata fatta personalmente da Maugeri – ha sottolineato – per ragioni di inevitabile cointeressenza dovute alla sua obbligazione solidale nei confronti dei dipendenti. Ha chiarito inoltre che nessun aiuto ha ricevuto dal dirigente dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro con riferimento alla richiesta di proroga rivolta all’Ispettorato di Trapani. Il Giudice ha disposto la revoca – ha concluso il legale – ritenendo scemati gli indizi, anche alla luce dell’interpretazione alternativa lecita del contenuto delle poche conversazioni intercettate, fornite dal mio assistito».