I Revisori in poche ore esaminano un emendamento proposto dalla giunta Bianco con 182 modifiche ed in corso di seduta dichiarano di non poter esprimere un parere, ma il presidente Sciuto è intervenuto a notte fonda in consiglio afferma che il parere sarebbe favorevole. I VIDEO CHE PROVANO QUANTO AVVENUTO. Intervengono le associazioni CODICI e Kataneconomie.

Sulla base di questa contraddittoria dichiarazione, nonostante le proteste dei consiglieri Notarbartolo, Messina ed Arcidiacono che continuano a segnalare le incongruenze ed i rischi connessi, interviene il capo gruppo di maggioranza Alessandro Porto che annuncia il voto favorevole basato proprio su questo “parere”, fornendo così la prova provata, qualora servisse, di come tutto l’iter di approvazione di questi fondamentali atti di gestione siano gravemente inficiati.

Tutto parte dalla denuncia dei giorni scorsi sulle enormi incongruenze contenute nella proposta della giunta Bianco.

Divenute pubbliche, l’amministrazione ha dovuto in fretta e furia apporre una tale mole di “variazioni” da renderne impossibile una diligente valutazione da parte degli organi preposti. Diligenza, si badi, che è pretesa dalla legge per considerare validi e non annullabili gli atti della pubblica amministrazione.

Quindi, cosa è accaduto nella fatidica notte del 16 dicembre in cui 15 consiglieri, con l’astensione di altri 5 che hanno consentito il mantenimento del numero legale, hanno approvato un “bilancio preventivo” così gravemente inficiato?

Al momento dell’apertura della seduta, intorno alle 18, l’emendamento dell’amministrazione con le 182 modifiche che stravolgevano la proposta di bilancio “preventivo” 2016 non era accompagnato da numerosi allegati obbligatori e, soprattutto, privo del necessario parere dei revisori dei Conti.

Dopo un patetico tentativo di far passare l’idea che i Revisori potessero “riservarsi” il parere ad un momento successivo alla votazione (sic!), alla fine sotto pressioni enormi si riuniscono alle 00.45 e dopo circa un ora producono un documento vergato a mano di cui da lettura in aula il consigliere Niccolò Notarbartolo.

Il contenuto è chiarissimo: i Revisori dichiarano di “essere impossibilitati a rendere il proprio parere di competenza”, concludendo in maniera illogica e contraddittoria con la premessa che il parere sarebbe “reso favorevole esclusivamente per natura contabile agli emendamenti resi”, cosa che non significa assolutamente nulla e non può certo considerarsi assolvente gli obblighi d’ufficio.

Fanno nfatti un illogico ragionamento in base al quale parrebbe che potessero avere la facoltà di “dare fiducia agli uffici comunali” ed in base a questo improvvido atto di fede, che è esattamente il contrario del loro dovere, poter considerare in qualche modo favorevole il loro parere. Pazzesco, solo nella Catania delle incredibili impunità possono accadere cose simili.

Violazioni tali rispetto ai propri doveri di pubblici incaricati da confondere circa le norme da contestargli. Vedremo.

A segnalare subito la gravità di quanto sta accadendo, suggerendo un ragionevole rinvio della seduta con pregiudiziale che sarà respinta dall’aula, è il consigliere Manlio Messina di Fratelli d’Italia:

E infatti, tale la confusone che la presidente del consiglio Francesca Raciti, che ha poi votato favorevolmente al bilancio, chiede l’intervento in aula del presidente del Collegio dei Revisori dei conti del comune di Catania, il noto commercialista Fabio Sciuto.

Che interviene.

Ora, non vi è chi non veda la contraddittorietà con quanto in realtà verbalizzato dal collegio alle 00.45 con la netta dichiarazione che il parere non era possibile renderlo a causa del poco tempo a disposizione.

Allora, cosa ha fatto il presidente Sciuto con questa dichiarazione? Ha indotto in errore il consiglio comunale ed in particolare i 15 votanti, che comunque ne assumono la responsabilità.

Parrebbe di si, se si considera l’intervento del consigliere di maggioranza Alessandro Porto, capogruppo di Con Bianco per Catania, che proprio dalla contraddittoria ed illogica dichiarazione in aula del presidente Sciuto fa discendere dichiaratamente il proprio voto favorevole.

Immediata la dura presa di posizione dell’associazione di consumatori CODICI: “Lascia increduli e sgomenti la scelta effettuata dai quindici consiglieri comunali di approvare, assumendosene la piena responsabilità, un bilancio comunale che taglia i servizi ai cittadini e che si caratterizza per essere una vera e propria macelleria sociale. Inoltre, quello che però appare ancora più inquietante è che i suddetti consiglieri di maggioranza hanno pensato di approvare il bilancio nonostante il collegio dei Revisori dei Conti abbia espressamente dichiarato di non essere nelle condizioni di poter rilasciare il proprio pare (Sic!). “

E prosegue l‘avvocato Manfredi Zammataro, segretario regionale dell’associazione: “Ebbene, tale questione- a nostro avviso- oltre che a fare emergere il clima di piena confusione che regna all’interno del Palazzo Comunale, rende il documento contabile approvato certamente carente di un documento di fondamentale importanza anche in considerazione del delicato ruolo di “vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione relativamente all’acquisizione delle entrate, all’effettuazione delle spese, all’attività contrattuale, all’amministrazione dei beni, alla completezza della documentazione, agli adempimenti fiscali ed alla tenuta della contabilità” che la legge affida proprio all’organismo di revisione dei conti.Pertanto, alla luce di quanto detto, riteniamo tale vicenda assurda e soprattutto particolarmente grave.”

Interviene anche l’associazione guidata dall’ex revisore del comune Carlo Cittadino, Kataneconomie: “Quello che si è consumato l’altra notte a Catania con il Bilancio di previsione è purtroppo il risultato di un amara spiegazione su come 15 consiglieri comunali hanno votato un documento contabile incomprensibile e modificato due ore prima della seduta consiliare. Anche i Revisori si sono dovuti umiliare nel scrivere un parere a penna, evidenziando difficoltà sulla complessità del documento presentato ai loro occhi.”