Attraverso un bando approvato dal decreto della presidenza del Consiglio, a firma del sottosegretario Claudio De Vincenti nel maggio 2015, con pubblicazione sulla gazzetta ufficiale nel giugno 2016, venivano destinati dei fondi alla riqualificazione urbana e alla sicurezza nelle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia. L’amministrazione Bianco ha inspiegabilmente scelto di presentare un progetto non per la riqualificazione delle periferie ma piuttosto per la ristrutturazione del complesso fieristico de “Le Ciminiere”, nientemeno che per la cifra esorbitante di 9 milioni e 500mila euro.

Anzichè far convergere queste risorse importantissime su quartieri come Librino, San Giorgio o San Giovanni Galermo, evidentemente, per Enzo Bianco, sindaco metropolitano con pieni poteri all’epoca del fatto, la struttura di piazzale Asia da sola, rappresentava incredibilmente una parte della periferia di Catania ed era quindi più bisognosa di sovvenzioni rispetto ai quartieri disagiati della vera periferia, come conferma la determina dirigenziale del 10 novembre 2017 con la quale viene nominato il gruppo di lavoro che dovrà occuparsi della fase esecutiva dei singoli interventi.

Una vera assurdità, far passare a tutti i costi un luogo, che costituisce certamente una parte importante della città, per zona periferica che necessita di interventi massicci di riqualificazione, come se fosse scarsamente illuminata o protetta. Come se le strade fossero dissestate e non vi fossero collegamenti di alcun genere.

Il complesso delle Ciminiere non è un’area palesemente svantaggiata rispetto al centro cittadino, sia dal punto di vista urbanistico e funzionale, che dal punto di vista socio-economico.

A sollevare la questione è, tra le altre cose un dipendente della ex Provincia, Antonio Dell’Ombra, segretario provinciale della sigla sindacale autonoma CNL – ASBEL, firmatario di una relazione che denuncia il fatto; come a dire che pur facendo parte di un sistema da tempo claudicante, c’è chi non rinuncia a far venire alla luce le storture di un’amministrazione non eletta democraticamente, che ha fatto il bello e il cattivo tempo, con gli effetti che ancora si riverberano sulla collettività.

Ed in effetti, è grottesco che una cifra così grande, che consentirebbe quantomeno di limare alcuni problemi che affliggono zone davvero “off limits” di Catania, in cui i disservizi ormai non si contano più, venga spesa per un fine che non è proprio quello a cui è stata originariamente destinata.

Eppure si preferisce “potenziare” il complesso fieristico di viale Africa che seppur bisognoso di interventi di ristrutturazione, si trova a due passi dalla stazione della metro, dei treni e degli autobus, a pochi minuti a piedi dal centro storico, ed in una zona piena di banche, ristoranti, negozi e servizi di ogni genere. Non certo quindi una periferia degradata e a rischio. Un luogo che potrebbe essere riqualificato con le risorse derivanti dalle mostre e da tante altre iniziative per cui è nato e che invece non sono state create per incapacità o insipienza.

E allora, tanto vale utilizzare le risorse per le periferie, tanto lì, fuori dal centro, a parte la pista ciclabile come quella prevista a Librino da due milioni di euro, cosa ci sarebbe da fare?