Il giudizio di questa testata sui quasi cinque anni di sindacatura Bianco è descritta in centinaia di articoli: la consideriamo la peggiore amministrazione di tutti i tempi! Punto, molto semplice. Ha distrutto la città, fatto perdere tempo prezioso, messo a rischio la tenuta sociale: un disastro! In una compagine di livello infinitesimale dobbiamo ammettere che quando abbiamo posto questioni di interesse pubblico, abbiamo sempre riscontrato l’attenzione e l’efficienza del Capo di Gabinetto Beppe Spampinato, che ieri, dopo settimane di mormorii, ha depositato le sue dimissioni: decorrenza 27 dicembre, 3 giorni prima della scadenza del suo contratto: più chiaro di così…

Se un alto dirigente di un’amministrazione prende tutte le ferie arretrate cui ha diritto e deposita le sue dimissioni con decorrenza tre giorni prima della scadenza del suo contratto, significa che proprio con quella amministrazione non vuole avere più nulla a che fare e ne marca una distanza che diventa automaticamente incolmabile.

Questo è quanto sta accadendo al comune di Catania, che pare ormai ostaggio di un manipolo di personaggi di dubbia origine ed ancor più incerto futuro che ne hanno determinato una decadenza senza precedenti.

Il caso esplode ieri, quando si diffonde la notizia del deposito al protocollo di una nota pesante, pesantissima.

Mittente il Capo di Gabinetto on. Beppe Spampinato, destinatario il sindaco di Catania Enzo Bianco.

Il tono è istituzionale e cela perfettamente l’umore e la delusione sottostante.

Il Capo di Gabinetto, nel comunicare il suo collocamento in ferie, annuncia le dimissioni scegliendo come decorrenza il prossimo 27 dicembre.

Non è una data scelta a caso, considerando che appena tre giorni dopo, il 31 dicembre, scadrebbe il suo contratto e quindi sarebbe bastato fare spirare il termine per evitare di farne un caso.

E invece il caso c’è: ed è devastante.

Perché denuncia tutta l’inadeguatezza di una amministrazione che sopravvive a spese dei catanesi producendo disastri e pasticci, consumata in un delirio assordante di comunicati, cerimonie, protocolli, sopralluoghi ed amenità varie che hanno superato ogni decenza.

Tanto che il ridicolo ha ormai da tempo smesso di far sorridere, diventando drammatico sintomo di una situazione pericolosissima.

In un quadro così compromesso, l’uscita di scena del Capo di Gabinetto è l’ultimo dei segnali di allarme, probabilmente quello definitivo che segna una fine ignominiosa ed indelebile di 5 anni che non potranno essere dimenticati, seppelliti da tonnellate di macerie imbellettate da una propaganda di stampo coreano.

L’abbandono di Spampinato, comunque lo si legga e qualsiasi siano le ragioni sottese, è un danno per la città perché si tratta di uno dei pochissimi esponenti di vertice di questa amministrazione capace di affrontare con efficacia le questioni che gli venivano poste e di farlo nell’interesse della comunità, a prescindere da ogni calcolo politico: esattamente quello che dovrebbe fare un uomo delle istituzioni, a differenza invece di quello cui assistiamo, con una serie indefinita di personaggi che trovano la loro unica ragion d’essere nella melliflua capacità di blandire il capo pro tempore senza nessuna utilità, contribuendo così a bollirlo più di quanto lo è di suo.

Abbiamo verificato più volte che l’ormai quasi ex Capo di Gabinetto ha rappresentato uno dei pochi elementi capaci di affrontare i problemi, spesso dovendo mettere enormi pezze all’inadeguatezza di altri e persino su pasticci combinati prima del suo insediamento avvenuto appena un anno fa, assumendosi responsabilità non sue.

Un abbandono che proprio nel riserbo in cui si è chiuso il dirigente dimissionario, denuncia tutta l’amarezza per la presa di coscienza di come sia impossibile con questa amministrazione riuscire, pur nelle difficoltà, ad assolvere ad un minimo dei propri compiti nell’interesse della città.

Chi verrà a governare tra qualche mese tra le macerie lasciate, dovrà senza badare a colori o appartenenze pregresse, come primo impegno tentare di recuperare alla pubblica amministrazione tutte quelle figure che sono state macinate da vanità, gelosie, invidie e scontri tra bande, sottraendo risorse umane capaci di svolgere funzioni utili grazie a competenze comprovate e non collocate in ruoli chiave per amicizie di diversa natura: il dramma in cui una massa di incompetenti ha precipitato la nostra comunità richiede uno sforzo corale di tutte le persone di buona volontà. E ce ne sono.

Con questa ennesima defaillance, si comprime ancor di più il recinto di una corte che continua imperterrita ed impunita a blandire un sedicente sovrano divenuto macchietta, avendo ampiamente dimostrato che la nona città d’Italia ha bisogno di ben altro: il danno è stato davvero esagerato.