Spenta e a voce sommessa. Così potremmo descrivere la prima della Madama Butterfly in scena in questi giorni sul palco del Teatro Massimo Bellini

L’hanno preceduta le polemiche, le vertenze sindacali e le soluzioni fantasiose della politica. Il Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania sta vivendo una delle sue stagioni più buie e, inevitabilmente, questo lo si nota anche nelle messe in scena.

Per quanto calorosamente applaudita dal pubblico degli aficionados alla sua prima, la Madama Butterfly di Lino Privitera non spicca il volo.

Scene e costumi di Alfredo Corno lasciano perplessi i puristi. Le note liberty dei kimono aperti sopra le vesti plissettate e il salice piangente non danno lo sperato effetto “stupore”.

Tutto resta neutro, come i colori tenui dei vestiti e delle scene. Con un Giappone privato delle sue sfumature di colore tipiche della primavera.

Cio-cio-san, interpretata alla prima da Daria Masiero, quasi si confonde alle altre nel corteo delle donne. Lontana dall’idea di ragazzina innamorata. Ad emergere è la donna matura, che stride col personaggio, ancor di più nel primo atto che dovrebbe essere leggero e spensierato.

Sicuramente più apprezzata Ilaria Ribezzi: la sua Suzuki è intensa e appassionata e la Ribezzi è la piu applaudita nei saluti finali.
Perfetto nel suo ruolo Raffaele Abete. Il suo F.B. Pinkerton è esattamente come ci si immagina lo yankee: spavaldo e sicuro di sé. Conquista il pubblico e la sua Butterfly.

Strepitosa come sempre l’orchestra del Bellini, in quest’opera splendidamente diretta dal maestro Gianna Fratta. Non brilla il coro che, nonostante Luigi Petrozziello, sembra mancare di voce e non riempie le scene.

Interessante l’inserimento dei ballerini: fanno da filo conduttore alle scene, ma faticano a tenere il tempo e l’occhio dello spettatore si perde.

Voto? 6. Come a scuola: ha del potenziale ma non eccelle.

Oggi alle 17:30 la seconda replica, l’opera resta in scena fino a venerdì 17 maggio.