Ci sono fasi nella storia di una comunità in cui simboli e metafore assumono un’importanza particolare e la scelta compiuta dal prefetto di Catania Claudio Sammartino di portare la Festa più importante della nazione, quella del 2 giugno che celebra la Repubblica italiana, in una delle zone più difficili della città ha in questo difficile 2019 una valenza particolare. Lancia un messaggio significativo alle altre istituzioni ed a tutta la Comunità in uno dei momenti più complicati per Catania.

Tanto per essere come sempre chiari e non volendo rischiare con chi magari ci legge per la prima volta di poter essere accusati di piaggeria o adulazione nei confronti di un “potere”, ricordiamo come questa testata, pur rispettando enormemente le istituzioni, ha spesso avuto rapporti a dir poco “turbolenti” con chi le ha rappresentate, siano stati essi sindaci, parlamentari, politici vari, magistrati, ecclesiastici, questori e, appunto, prefetti: è la caratteristica più tipica di un giornale d’inchiesta e realmente indipendente quella di essere indigesta a molti ed è probabilmente l’aspetto che ci diverte e soddisfa di più.

Proprio nel caso del massimo rappresentante del governo centrale in città, appunto il Prefetto, l’ultimo che ricordiamo con stima è Sua Eccellenza Giovanni Finazzo e dobbiamo quindi risalire al lontano 2007.

Da allora praticamente un disastro, nel migliore dei casi sono stati del tutto insignificanti, in alcuni casi deleteri, con la penultima, il prefetto Maria Guia Federico ci confronteremo addirittura in un aula di tribunale perché ci ha denunciato, insieme alla figlia Chiara Ruffolo, perché abbiamo raccontato qualcosa recentemente ritenuta vera, rilevante e continente da altro giudice e per cui attendiamo con ansia che cominci il dibattimento perché le cose da chiarire sono tante e magari ci riusciamo proprio in quella sede: quanto accaduto a Catania e le difficoltà che la Città vive oggi non sono un caso, ma la somma di tante responsabilità e troppe inadeguatezze.

Ma questi sono incidenti di percorso ormai passati seppur con qualche strascico: fanno parte del mestiere.

Veniamo ad oggi, fase in cui come si muovono le varie autorità, anche in episodi apparentemente banali o minori, può assumere una particolare importanza e segnalarli all’opinione pubblica può dare un contributo per decifrare quanto accade nel perimetro di una situazione oggettivamente complicata, in cui tutti i player devono riuscire a dar fondo a tutte le proprie competenze, anche visionarie, per impedire guai maggiori di quelli che la città sta già vivendo.

Quella del Prefetto, e degli Uffici che da esso dipendono, è una funzione essenziale e particolarmente delicata nell’ordinamento italiano: rappresenta nella provincia il governo centrale e coordina i rapporti di leale collaborazione tra le varie articolazioni della pubblica amministrazione.

In questa fase uno dei ruoli più complessi si sta rivelando il monitoraggio degli effetti sulla città dello stato di dissesto finanziario del comune di Catania, aprendo numerosi tavoli di confronto con le parti sociali e mediando nelle più difficili vertenze in atto, con l’obiettivo principale di contenere il trascendere di tensioni sociali che rischiano di turbare gravemente il già precario equilibrio civile.

Questo 2019 è il primo anno nella storia della Repubblica che Catania si trova costretta a celebrare la sua Festa del 2 giugno in uno stato di dissesto, con il rischio che i catanesi possano confondere la Repubblica stessa con l’attuale governo centrale, che a quanto pare sta gravemente sottovalutando gli effetti pericolosissimi della situazione finanziaria, negando gli interventi indispensabili probabilmente distratti, i suoi esponenti, dalla costante campagna elettorale in cui hanno cacciato l’Italia, della quale alla fine è probabile non rimarrà nulla: altro che festa…

Ma il Prefetto Sammartino, questo il nostro riconoscimento, è riuscito ad uscire dal perimetro della depressione dilagante con una scelta che trasforma una celebrazione istituzionale sempre meno sentita in un’occasione di rilancio del senso comunitario.

Il Fortino, piazza Palestro con la sua Porta Garibaldi, diciamolo senza ipocrisie, rappresenta quasi il confine con la civiltà, territorio abbandonato dalle amministrazioni e rimasto preda delle cosche criminali che di legge dettano la loro.

L’anno scorso, per la seconda edizione della rassegna d’arte diffusa WonderTime di cui siamo cofondatori con Rossella Pezzino de Geronimo e Daniela Arionte, decidemmo di svolgere il grande concerto di musica sinfonica con l’intera orchestra del meraviglioso Teatro Massimo Bellini proprio in piazza Palestro: fu straordinario.

Con la direzione artistica del Maestro Giovanni Cultrera e sul podio il Maestro Fanio Comis, scegliemmo volutamente “musica difficile”: Rachmaninov, Barber, Gershwin.

Doveva, voleva essere una sorta di provocazione: l’offerta del Bello, dell’Eccellenza, dell’Armonia laddove si è assuefatti al degrado.

Fu un successo memorabile e la risposta della gente del quartiere emozionante.

Da lì è partito un percorso virtuoso, con i nostri partner dell’associazione Acquedotte che hanno visto realizzarsi un maggior impegno per il recupero di quella zona ottenendo anche l’attenzione nazionale del FAI e l’amministrazione comunale che ha prima ripulito la Porta dalle scritte vandaliche e poi finalmente liberato la piazza dalle auto.

Adesso la massima autorità di rappresentanza del governo centrale dà un ulteriore segnale portando la Repubblica proprio laddove potrebbe non essere riconosciuta, a segnalare la necessità di unire tutte le componenti di una comunità che per ripartire deve recuperare il senso della legalità ed il rispetto reciproco.

Una bella scelta Prefetto Sammartino: volevamo dirglielo, anche per ricordare a tutti che la Città guarda con attenzione ai suoi Poteri e chiede che chi può, chi deve, faccia cose buone, sperando sempre che chi li rappresenta riesca ad entrare nella Storia onorevole e meritoria di una Comunità piuttosto che accontentarsi della cronaca.