Solo a dei mentecatti senza speranza può venire in mente di compiere scempi così violenti e volgari come coprire, con del bitume da mulattiera, il millenario basolato lavico che è caratteristica, unica al mondo, del centro storico di questa disgraziata città, finita in mano ad una banda di avventurieri senza arte né parte.

A denunciarlo su FB è un cittadino catanese, Riccardo Ragusa, che come ormai tanti altri affida ai social la propria indignazione per quanto accade in conseguenza di un metodo di amministrazione della nostra città che si alterna oscenamente tra sciatteria e spregiudicatezza.

Il fatto può apparire banale, una piccola strada deturpata, ed invece è micidiale: ci stiamo abituando al peggio del peggio, stiamo lasciando che ogni spazio della nostra vita civica venga impunemente stuprato.

Accade nella centralissima via Pulvirenti, angolo via Mazza, proprio alle spalle del Teatro Massimo Bellini. 

Pieno centro storico, il nostro bellissimo centro storico.

Se riuscissimo a guardare ancora oggi quelle vie con lo sguardo meno frettoloso, potremmo ancora renderci conto della sua bellezza unica, del pregio di quei palazzi settecenteschi ancora eleganti nel loro barocco speranzoso piegato alle torture di chi li amministra.

La caratteristica di questa zona, unica al mondo, è che dal Vaccarini in poi si decise di dare forma, facendone splendido pavimento, proprio a quel “sangue dell’Etna” che aveva devastato e ricoperto Catania più volte, sino all’eruzione della primavera del 1669 che seppellì la parte occidentale della città, arrivando al mare travolgendo quella che oggi è la nostra pescheria, o quel che ne resta.

“Tu ci distruggi e noi utilizziamo proprio te per ricostruirci” potrebbe essere il messaggio profetico e visionario: che Valore, che Coraggio, che Esempio per le generazioni successive!

Catania venne ricostruita con forza ed orgoglio, con il contributo di nobili mecenati illuminati e artisti geniali come l’architetto Gian Battista Vaccarini.

Ne venne fuori una delle città più eleganti e raffinate del mondo occidentale, con tutti quei fregi barocchi offerti alla vista di chi la passeggiava.

È durato circa 350 anni, dovevano arrivare alcune generazioni di ladri deficienti ed irresponsabili per ridurla com’è oggi!

È infatti, il fatto “piccolo”, buono per un post su Facebook pur con qualche centinaio di like, diventa enorme nelle sue conseguenze a catena.

Chi si occupa di comunicazione, magari attingendo alla psicologia sociale, conosce la “teoria della finestra rotta”: lasciare in un determinato luogo una finestra rotta, appunto, produce un effetto emulazione che in breve indurrà qualcuno a rompere anche quelle accanto intatte.

Risale ad un esperimento del 1969 della Stanford University, molto interessante: vennero lasciate due automobili identiche, stessa marca, modello e colore abbandonate in strada, una nel Bronx, zona povera e conflittuale di New York, l’altra a Palo Alto, città ricca e tranquilla della California. Quindi due identiche auto abbandonate, due quartieri con popolazioni molto diverse e una squadra di specialisti in psicologia sociale a studiare il comportamento delle persone in ciascun sito. Ciò che accadde fu che l’automobile abbandonata nel Bronx cominciò ad essere smantellata in poche ore, perdendo le ruote, il motore, gli specchi, la radio, e così via; tutti i materiali che potevano essere utilizzati vennero rubati e quelli non utilizzabili vennero distrutti. Al contrario, l’automobile abbandonata a Palo Alto rimase intatta. Ma l’esperimento non finì qui, ed il prosieguo produsse risultati ancora più interessanti. Dopo una settimana, quando la vettura abbandonata nel Bronx era stata completamente demolita mentre quella a Palo Alto era rimasta intatta, i ricercatori decisero di rompere un vetro della vettura a Palo Alto. I ricercatori assistettero alla stessa dinamica di vandalismo che avevano registrato nel Bronx: furto, violenza e vandalismo ridussero il veicolo nello stesso stato di quello abbandonato nel distretto malfamato di New York.

Per sintetizzare, degrado e sciatteria sono fenomeni fortemente emulativi e producono un ribasso qualitativo irrimediabile: Catania. 

Infatti, oggi accettiamo assuefatti che arrivi una betoniera ordinata da qualche demente  e ricopra come nulla fosse il basolato lavico millenario di una strada settecentesca, poi consideriamo normale che la piazza Teatro Massimo, altro gioiello inestimabile sottratto alle nostre famiglie, sia trasformata nella più eclatante piazza di spaccio della città.

Di questo passo, molto prima che si possa immaginare, ci abitueremo per uscire da casa a dover scavalcare montagne di immondizia che nessuno raccoglie e poi anche alla mancanza di acqua uscendo da casa senza neanche lavarci per poi aggredire o essere aggrediti per i più futili motivi.

Si pensi all’incredibile decadimento subìto dalla Catania negli ultimi 30/40 anni: un disastro che ha nomi e cognomi, alcuni passati a miglior vita, altri ostinatamente attaccati alle loro miserabili poltrone e magari con ancora inconcepibili ambizioni.

Pochissimi anni per distruggere secoli di splendore.

È la barbarie provocata da chi governa in maniera indecente un territorio nell’assuefazione colpevole di chi lo consente.

E si comincia proprio dalla “via Pulvirenti”, dalla piccola via Pulvirenti, oggi simbolo a tutti evidente di una orribile “finestra rotta” che domani sarà via Etnea e poi il Duomo e Palazzo Biscari e tutto ciò di bello ed unico che abbiamo ereditato da generazioni migliori delle nostre, sino a giungere alla più degradante corruzione morale possibile e che stiamo rapidamente raggiungendo, lasciando prevalere l’istinto allo sfruttamento con la facile devastazione sul gusto per la bellezza, l’accoglienza, l’armonia.

Il futuro delle prossime generazioni, dei nostri figli e nipoti, letteralmente “bitumate”, fisicamente e moralmente.

Sono punti di non ritorno.

E la fine di una civiltà parte proprio da lì, dalle piccole strade oltraggiate nella loro bellezza senza che nessuno ne punisca lo scandalo.

Da via Pulvirenti.