Sono ancora in fermento le toghe catanesi dopo il rocambolesco annullamento delle loro elezioni, che scoppia un nuovo caso che investe il livello più alto della rappresentanza  forense e ad esserne coinvolto niente meno che il presidente dimissionario dell’ordine di Catania Maurizio Magnano di San Lio.

Abbiamo raccontato nei giorni scorsi quanto accaduto in occasione del (tentato) rinnovo del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Catania, riportando a seguire le posizioni di alcuni protagonisti ed altre ne proporremo sinché il dibattito risulterà attuale ed interessante.

E lo è, non c’è dubbio: anche per i non addetti ai lavori.

Come sarà interessante capire, e spiegare, quell’ormai famoso “ma perché?” già proposto in occasione della guerra scatenatasi all’interno dell’Ordine dei Medici: il “perché” di questo accanimento, di queste competizioni che raggiungono livelli di ferocia inspiegabili. Dai racconti di alcuni questi “perché“, e sono diversi, si cominciano a capire, emergendo interessi capaci di motivare tutto questo furore. Sono veri e propri centri di “sotto potere” in cui si giocano partite di varia natura e diverso livello. Consistenti.

Ma torniamo al caso.

Per il fatto che la nuova normativa vieta più di due mandati consecutivi, la presenza di diversi uscenti con una maggiore anzianità ha comportato l’annullamento delle elezioni già in corso e per arrivare alle quali è stato necessario l’intervento della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite e, non bastando, persino un decreto legge del governo ad hoc: era pronta la bolla papale “ex cathedra” ma alla fine almeno in questo gli avvocati catanesi si convinti.

Ora la novità.

Nelle scorse settimane si è rinnovata la rappresentanza del massimo organo, il Consiglio Nazionale Forense: ha sede presso il Ministero della Giustizia e dura in carica 4 anni. È l’organo di autogoverno degli avvocati, con poteri notevolissimi.

Ogni distretto nomina un suo componente, quello della Corte d’Appello di Catania è composto da ben quattro ordini circondariali: Catania, Siracusa, Ragusa e Caltagirone.

Si tratta di “elezioni di secondo grado”, votano cioè non tutti gli avvocati iscritti all’albo ma i componenti dei consigli degli ordini stessi.

Per un consolidato accordo tra gli ordini di Catania e Ragusa, le elezioni si sono sempre risolte con la nomina di un consigliere appartenente al foro di Catania, almeno così è stato nell’ultimo quindicennio.

E qua sta il problema: la legge 31 dicembre 2012 n. 247 per come innovata l’11 febbraio 2016.

Al terzo comma dell’art.34 si legge: “Non può appartenere per più di due mandati consecutivi allo stesso ordine circondariale il componente eletto in tali distretti.”

In pratica, per garantire l’alternanza territoriale e quindi la rappresentanza a rotazione di tutte le componenti locali, la norma non solo vieta più di due mandati consecutivi alla stessa persona, come nel caso dell’ordine circondariale, ma impedisce che un componente appartenga per più di due mandati allo stesso foro.

Ora, è accaduto che almeno a partire dal 2006 il distretto della Corte d’Appello di Catania ha espresso un componente appartenente al foro di Catania.

Dal 2006 al 2014, per due mandati consecutivi, a sedere in Consiglio Nazionale l’avvocato Fabio Florio e dal 2014 al 2018 l’avvocato Diego Geraci: per tre mandati consecutivi un catanese.

E tre mandati sono molto platealmente più dei due vietati dalla legge, figuriamoci il quarto: cosa non è chiaro?

È così complicato a Catania capire che se una cosa è vietata, semplicemente non si può fare?

Scaduto il Consiglio Nazionale nel 2018, si è proceduto al rinnovo del rappresentante locale e i consiglieri votanti hanno scelto di mandare in rappresentanza del distretto ancora una una volta, per la quarta, un catanese.

Si tratta del presidente uscente del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Catania Maurizio Magnano di San Lio, che giusto ieri si è dimesso dall’incarico locale per potersi insediare al Consiglio Nazionale.

Ma difficilmente si arriverà a brindare perché già arrivano voci di ricorso e comunque sarà complicato ratificare la nomina che rappresenterebbe una violazione troppo evidente, capace di minare seriamente la legittimità delle decisioni dell’intero Consiglio Nazionale Forense: saranno così spudorati?

E adesso l’attesa, anche accademica, si sposta sull’immancabile “parere pro veritate” che stavolta dovrà superarsi in fantasia, mentre affilano le armi i concorrenti con in pole position il presidente dell’Ordine di Siracusa Francesco Favi che potrebbe approfittare della “incompatibilità territoriale” di Magnano San Lio.

E tutte queste manovre diventano molto “soap”. “Opera”.

E ci si continua a chiedere: “Ma perché?”

Qualche risposta comincia ad emergere: la stiamo verificando.