È davvero incredibile questo che sta accadendo all’Italia, azzannata da ogni parte, senza che sia lasciata in piedi una sola delle sue istituzioni le cui regole, persino quelle basilari, vengono belluinamente ignorate con una tracotanza che sfida l’eversione. L’ultimo caso è del 23 febbraio ed ha per protagonista il Consiglio Nazionale Forense, passando per Catania.

La domanda la ripetiamo ogni volta che accade qualcosa di simile: ma se è scritto chiaramente che una determinata cosa non si può fare, perché diavolo devono pretendere di farla per forza???

Ed è possibile che il sistema sia ormai così marcio da non avere anticorpi in grado di reagire immediatamente, in modo da impedire che si possano compiere impunemente gli effetti di plateali violazioni che a loro volta inquinano gravemente i meccanismi democratici di acquisizione e conseguente gestione del potere?

E non è una questione meramente morale, almeno non solamente, ma attiene alla stessa efficienza del sistema, correlata all’autorevolezza ed indipendenza di chi siede in determinati organismi con la funzione di rappresentare interessi generali.

Se si viene proclamati in violazione delle regole, è ovvio che la propria posizione risulta di fatto indebolita, discendendo dalla “benevolenza” di chi quelle regole ha violato per consentire l’occupazione di un potere altrimenti negato e spettante ad altri, circostanza che produce di per se una oggettiva ricattabilità.

Questo semplice ragionamento dovrebbe far capire abbastanza agevolmente quanto sia quindi importante per l’interesse generale che le regole non siano rubricate ad inutili formalismi, ma rappresentino il presidio insuperabile di ogni processo democratico, violate le quali la deriva è inarrestabile ed il sistema, garanzia per tutti, è destinato alla cancrena.

Veniamo quindi al caso di scuola.

Quanto accaduto in occasione del rinnovo del consiglio dell’ordine degli avvocati di Catania lo abbiamo raccontato e sappiamo che non era bastata una sentenza a Sezioni Unite della Cassazione per convincere gli uscenti che l’aria era cambiata.

Risultato: elezioni annullate e ancora non si è capito bene cos’abbiano in mente di fare.

A margine di questa tragicomica vicenda se ne è sviluppata un’altra probabilmente ancora più grave.

Il 23 gennaio Sudpress aveva anticipato quanto poi accaduto il 22 febbraio…

Avevamo dato notizia che il presidente, ormai decaduto, dell’ordine degli avvocati di Catania Maurizio Magnano di San Lio risultava candidato alla carica di consigliere del Consiglio Nazionale Forense per il periodo 2019-2022.

In quell’occasione scrivevamo:

“E qua sta il problema: la legge 31 dicembre 2012 n. 247 per come innovata l’11 febbraio 2016.

Al terzo comma dell’art.34 si legge: “Non può appartenere per più di due mandati consecutivi allo stesso ordine circondariale il componente eletto in tali distretti.”

In pratica, per garantire l’alternanza territoriale e quindi la rappresentanza a rotazione di tutte le componenti locali, la norma non solo vieta più di due mandati consecutivi alla stessa persona, come nel caso dell’ordine circondariale, ma impedisce che un componente appartenga per più di due mandati allo stesso foro.

Ora, è accaduto che almeno a partire dal 2006 il distretto della Corte d’Appello di Catania ha espresso un componente appartenente al foro di Catania.

Dal 2006 al 2014, per due mandati consecutivi, a sedere in Consiglio Nazionale l’avvocato Fabio Florio e dal 2014 al 2018 l’avvocato Diego Geraci: per tre mandati consecutivi un catanese.

E tre mandati sono molto platealmente più dei due vietati dalla legge, figuriamoci il quarto: cosa non è chiaro?”

E invece cosa accade? Nulla, come nulla fosse al vertice del CNF se ne fregano e vanno avanti come treni.

Basti pensare che persino la sezione Amministrazione Trasparente del sito del CNF non funziona e risulta “in aggiornamento” per rendersi conto che siamo davvero ai limiti della legalità e proprio in un organismo che della Legalità dovrebbe essere presidio…

 

Andrea Mascherin

Il presidente Andrea Mascherin del Consiglio Nazionale Forense, che è, ricordiamolo, un ente pubblico con sede addirittura presso il ministero della Giustizia, in data 22 febbraio proclama gli eletti per il mandato 2019-2022.

Per farlo usa una formula particolare.

Mascherin infatti delibera di proclamare gli eletti “ai sensi dell’art.34 comma 3, ULTIMO PERIODO, della Legge 31 dicembre 2012 n.247…

Solo l’ULTIMO PERIODO pare quindi interessargli, il resto della norma al presidente Mascherin non interessa, forse non l’ha neanche letta ed in ogni caso decide, sua responsabilità, di non applicarla.

L’ULTIMO PERIODO del comma 3 art. 34 cui si riferisce Mascherin recita: “La proclamazione dei risultati è fatta dal Consiglio in carica, il quale cessa dalle sue funzioni alla prima riunione del nuovo Consiglio convocato dal presidente in carica.” Abbastanza innocuo.

Ma il presidente Mascherin pare dimenticare che la Legge 247 è un tantino più complessa e precisa, considerato che dovrebbe essere un avvocato abilitato alle supreme magistrature dovrebbe saperla quanto meno leggere.

L’articolo 34 infatti non ha soltanto “l’ULTIMO PERIODO”, ma ne ha parecchi altri di PERIODI, persino nel corpo del solo terzo comma.

Il QUARTO PERIODO recita infatti: “Non può appartenere per più di due mandati consecutivi allo stesso ordine circondariale il componente eletto in tali distretti.”

Esattamente, come abbiamo visto sopra, il caso del nostro Maurizio Magnano di San Lio.

Ora, è davvero strano che Mascherin sia arrivato direttamente all’ULTIMO PERIODO del comma 3 senza passare per il QUARTO, di PERIODO…

E la domanda è: “Ma come è possibile che si permetta una simile plateale violazione? E com’è possibile che un rappresentante delle istituzioni pretenda di avere la facoltà di compiere simili enormità? Ma dove siamo arrivati?”

Il risultato finale è che la somma di tutte queste “spittizze” impunite rende perfettamente il quadro di cosa sia diventata l’Italia e del perché non funzioni niente!

La colpa, gravissima, non è soltanto di chi questi atti irresponsabimente compie, ma anche e soprattutto di chi dovrebbe controllare e non lo fa mai.

E sembra avvicinarsi alla velocità della luce il tempo in cui, al contraio di oggi, saranno i tg venezuelani a raccontare quanto di assurdo accade in Italia…