L’ultima fase dell’operazione “Tekno” è scattata sin dalle prime luci dell’alba. Personale della Direzione Investigativa Antimafia di Messina, insieme al Centro Operativo di Catania, ha eseguito il provvedimento di applicazione di misure cautelari personale e reali – emesso dal G.I.P. del Tribunale di Messina su richiesta della locale Procura della Repubblica, in particolare del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e della collega Stefania La Rosa, nei confronti di 12 tra  Dirigenti e dipendenti del Consorzio per le Autostrade Siciliane. 57 in tutto gli indagati AGGIORNAMENTO: IL VIDEO DELL’OPERAZIONE, LE INTERVISTE, I NOMI DI ARRESTATI E INDAGATI E IL COMMENTO DEL PRESIDENTE DEL CAS FARACI

Un vero e proprio “sistema” delle mobilità, con lavoratori distaccati da altri enti. Una sorta di “gruppo” criminale dedito a fare soldi a spese dei contribuenti e degli automobilisti costretti a fare i conti con autostrade come mulattiere, in particolare la A18 Catania-Messina e la A20 Palermo-Messina. Un giro di denaro che ammonterebbe a un milione e trecentomila euro. 

Dalle ricostruzioni è venuto fuori che i funzionari, tra il 2012 e il 2013 utilizzavano il Cas per arricchirsi, coprendosi le spalle l’un l’altro. Decine di migliaia di euro sarebbero stati distribuiti tra i dipendenti per progetti a volte anche inesistenti.

La maxi operazione, condotta con il Centro Operativo di Catania guidato da Renato Panvino ha coinvolto anche altre città siciliane. Arrestata anche Anna Sidoti, il sindaco del comune di Montagnareale, nel messinese.

Nello specifico è stata prevista la misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio di pubblico ufficio o servizio per 6 mesi nei confronti di: Antonio Lanteri, Stefano Magnisi, Angelo Puccia, Gaspare Sceusa, dirigente, Alfonso Schepisi e il sindaco Sidoti.

Con lo stesso provvedimento il Gip ha stabilito, per una somma pari a circa 1.000.000 di euro, il sequestro preventivo per equivalente del saldo dei rapporti bancari intestati e dei beni mobili e immobili registrati, oltre che per gli indagati citati anche per: Carmelo Cigno, Letterio Frisone, dirigente, Carmelo Indaimo, Antonino Spitaleri, Antonino Liddino e Corrado Magro.

I reati ipotizzati dal Gip, che ha emesso l’ordinanza su richiesta della Procura, sono, a vario titolo, falso, abuso d’ufficio e truffa.

Si parla di elargizioni ai dipendenti, i cosiddetti incentivi progettuali relativi ai lavori da realizzare, stabiliti dai piani triennali approvati dal Cas, e assegnati in base alle varie figure professionali previste: il rup, ovvero il responsabile unico del procedimento, il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile della sicurezza ed i vari collaboratori del progetto.

Secondo quanto sarebbe emerso, alcuni dirigenti del Cas, ricoprendo il ruolo di rup, avrebbero strutturato un collaudato sistema di elargizione di incentivi progettuali a una ristretta cerchia di dipendenti per garantirsi, nel tempo sia guadagni che utilita’.

Agli atti dell’inchiesta ci sarebbero gia’ una serie di intercettazioni ambientali e telefoniche che proverebbero una vera e propria macchinazione ai danni dell’ente regionale, con il percepimento degli incentivi progettuali a una ristretta cerchia di dipendenti, prescindendo spesso dall’effettivo contributo apportato nell’ambito del cosiddetto gruppo di lavoro.

Il danno per il consorzio in due anni è stato stimato in oltre un milione di euro, e la Dia, in esecuzione del provvedimento del Gip, sta eseguendo, oltre a perquisizioni domiciliari e negli uffici, anche un sequestro beni equivalente per lo stesso importo.

I dipendenti coinvolti nell’inchiesta sono complessivamente 57, indagati dalla Procura di Messina.

Giovanni Arnao (1961), Baldassare Arrigo (1963), Agostino Bernava (1949), Francesca Bongiorno (1963), Amedeo Branca (1959), Orazia Campanino (1947), Antonino Cannatella (1946), Anna Maria Carbone (1963), Lucia Cicero (1954), Carmelo Cigno (1948), Baldassare Ciraolo (1957), Costantino Crisafulli (1947), Paolo Currò (1953), Santo D’Amico (1963), Antonino D’Arrigo (1959), Amedeo Finocchiaro (1952), Letterio Frisone (1953), Giovanni Giaimo (1965), Francesco Giardina (1957), Giacomo Giordano (1948), Carmelo Indaimo (1946), Vincenzo Irrera (1976), Antonino La Corte (1964), Giovanni Nicola Antonio Lania (1954), Antonio Lanteri (1953), Giuseppe Lanzafame (1946), Antonino Liddino (1948), Maria Lo Nostro (1954), Mario Lo Turco (1964), Ernesto Maddocco (1952), Stefano Magnisi (1953), Corrado Magro (1947), Antonino Mamazza (1946), Serafina Martorana (1970), Clorinda Mifa (1964), Alberto Offerente (1960), Domenico Perrone (1960), Carmelo Pintaudi (1961), Giuseppe Potenzone (1943), Angelo Puccia (1960), Paolo Rinauro (1948), Gaspare Sceusa (1955)Alfonso Schepisi (1952), Filadelfio Scorza (1959), Angelo Sottile (1953), Antonino Francesco Spitaleri (1949), Pietro Antonino urso (1945), Giovanni Uscenti (1959), Barbara Vinci (1956), Walter Zampogna (1959), Salvatore Paolo Zumbino (1956), Anna Sidoti (1972), Mariano Giuseppe Calderone (1966), Maria Restifa (1947), Giuseppe Giancarlo Rotondo (1946), Santa De Domenico (1963), Francesco Rizzo (1954).

“E’ il frutto di un’indagine molto complessa durata due anni sull’amministrazione interna del Consorzio per le autostrade siciliane, coordinata dal procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita“. ha spiegato il capocentro Dia di Catania, Renato Panvino. “L’operazione – ha aggiunto – è ancora in corso in  diverse città siciliane, con perquisizioni domiciliari e negli uffici. E’ la prosecuzione dell’operazione già condotta nel 2015 nei confronti di imprenditori e funzionari del Consorzio per le autostrade siciliane che ha fatto luce sull’affidamento degli appalti a ditte compiacenti con modalità di corruzione”.

“In alcuni casi i progetti da noi richiesti a seguito delle intercettazioni non esistevano nemmeno e altri erano fallaci di documentazione”, conclude Panvino.

Questa e’ solo l’ultima parte dell’inchiesta “Tekno“, che nel marzo del 2015 aveva portato a 10 arresti tra funzionari, dirigenti e imprenditori per turbativa d’asta, induzione indebita a dare o promettere utilita’, istigazione alla corruzione e corruzione.

Proprio in merito alla vicenda, Confconsumatori fa sapere che si costituirà parte civile nel processo penale che scaturirà dai provvedimenti odierni ed assisterà tutti gli automobilisti che, a loro volta, vorranno farlo per essere risarciti di tutti i danni subiti in questi anni.

Il Presidente del Cas, Rosario Faraci ha diramato in tarda mattinata un comunicato nel quale  si dice “profondamente rammaricato per gli sviluppi della vicenda giudiziaria su fatti risalenti al 2012 e 2013 e manifesta, anche a nome della Amministrazione e della Direzione Generale, la totale fiducia nell’operato della Magistratura. Il CAS -prosegue il presidente Faraci- procederà, secondo legge, ad adottare ogni conseguente provvedimento, come per legge, nei confronti dei dipendenti in servizio destinatari delle misure interdittive disposte dal Magistrato”.